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Francesco Rutelli, il buono e il nuovo...

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Martedì 19 Febbraio 2008 – 12:34 – Decio Siluro stampa
Francesco Rutelli, il buono e il nuovo...

Rutelli 3, il ritorno. Sembra il titolo di un film dell’orrore e certo dovrebbe fare orrore ai romani che rischiano di doverlo rivedere prossimamente e per cinque anni.
Infatti, Francesco Rutelli ieri ha sciolto le riserve ed accettato la candidatura del Pd per il Campidoglio. Se batterà la concorrenza, il prossimo sarà il suo terzo mandato, succedendo a Veltroni che ha fatto due mandati succedendo proprio a Rutelli. I pronostici sono tutti per lui e per parecchi motivi. Intanto perché la concorrenza non sembra all’altezza per notorietà mediatica, ma soprattutto perché in tre lustri il centrosinistra ha costruito a Roma una rete clientelare fittissima e difficile da scardinare. Senza calcolare poi l’elevatissimo numero di stranieri appena naturalizzati e stracoccolati da Veltroni già pronti a ricambiare i loro benefattori.
Per i romani si prospettano quindi altri anni atroci, altre strisce blu, altri divieti, una città sempre più loro vietata, sporca, pericolosa e disorganizzata. Gli investimenti, come al solito, serviranno per imbellettare i palazzi del potere, una vetrina per il sindaco oppure per rendere più accogliente Roma a chi romano non è, e nemmeno italiano, magari anche clandestino nel nostro Paese.
La candidatura di Rutelli significa però la sconfitta annunciata alle politiche del centrosinistra, con i pezzi da novanta già pronti a cercare un paracadute personale (e la poltrona di sindaco della capitale è certo un bel paracadute). Se solo Rutelli immaginasse una possibilità di successo difficilmente rinuncerebbe ad un ministero di primissimo piano.
Il suo rivale più pericoloso sarebbe stato Fini (sarebbe stata la rivincita del 1994), ma il presidente di An già si vede ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio e primo delfino per la successione a Berlusconi e per questo non ha degnato (forse sbagliando) Roma delle sue attenzioni.
Veltroni può dire quanto vuole che il suo Partito democratico sta recuperando nei sondaggi, ma sanno tutti, lui per primo, che queste elezioni sono già segnate e il risultato può tornare in bilico solo per le defezioni e le divisioni nel centrodestra.
Prodi presentò un programma enciclopedico, Veltroni, almeno, sembra più conciso: dodici punti per definire i suoi intenti, ma da una prima lettura sembra abbia ragione Berlusconi quando definisce il progetto del Pd: “C’è del buono e del nuovo, peccato però che il buono non sia nuovo e il nuovo non sia buono”. Aggiungiamo noi: peccato che quel che definisce buono Berlusconi non lo sia per gli italiani.

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