Ricordate Kemi Saba? Il militante nero cittadino-pentito di Francia ? Ve ne abbiamo parlato qualche tempo fa, ricordando come Kemi, oggetto delle cure del Tribunale Politicamente Corretto di Parigi era stato accusato due anni fa di aver fondato un’associazione - la Tribu Ka, di “carattere razzista ed antisemita”. Sì, avete letto bene. Lui, un africano, razzista. E, poiché antisionista, quindi contrario all’esistenza dell’entità israeliana su terra palestinese, “antisemita”. Martedì 19 febbraio Kemi Saba è di nuovo comparso davanti al tribunale correzionale di Parigi, accusato, questa volta, di aver “ricostituito” la disciolta - con un decreto del luglio 2006 - sua associazione “Tribù Ka”. La Pubblica Accusa omologata ha richiesto una condanna a sei mesi di prigione e a un anno di sospensione dei diritti civili. La sentenza, narrano le cronache parigine, sarà pronunciata il 1 aprile prossimo venturo. Il primo aprile. Data fatidica e beffarda. In verità questo annuncio di sentenza per quel giorno suona come un avviso di classico scherzo annuale. Ma così, purtroppo, non è. La polizia del pensiero, ormai alla guida della tutela totalitaria delle idee democraticamente corrette con permesso di circolare nel pianeta, è pronta a fare di Kemi Saba, colpevole - udite, udite! - in queste settimane di aver dato vita ad uno spettacolo-denuncia con toni gospel e viva partecipazione del pubblico (africano di Francia) e quindi (sic) di aver ricostituito un disciolto gruppo ritenuto “eversivo” perché… nazionalista-africano e non succube della dottrina multirazziale integrazionista. Noi, di Rinascita, che ad una di quelle performances teatrali-popolari nazionaliste-negre di Kemi Saba abbiamo assistito e delle quali, anzi, eravamo stati interlocutori positivi come controparte nazionalista-bianca, siamo avviliti. Kemi Saba ha, secondo il Tribunale del Pensiero, il torto di dire ciò che pensa. Di credere fieramente nel valore culturale della sua etnia nera. Di sbeffeggiare i negri-integrati, magari di origine nigeriana, che si dichiarano “francesi” e che tifano per la nazionale di Francia contro la nazionale di Nigeria. Ha il torto di non piegarsi a considerare “corretto” che un popolo estraneo ad una terra se ne possa impadronire cacciandone gli abitanti originari, come è accaduto con Israele predatore della Palestina e come la stessa Francia di Kouchner e Sarkozy sta sostenendo con gli “skipetari” albanesi predatori del Kosovo serbo. Ha il torto di chiamare le cose con il loro nome. Il padre, padre, il bianco, bianco, il giallo, giallo, il negro, negro, la madre, madre, la serva, serva, l’infermiere, infermiere, il drogato, drogato, il tiranno, tiranno. Come Stokely Carmichael e Rap Brown è fiero di essere negro, perché, per lui, “nero è bello”. E vuole che anche il bianco, per i bianchi, sia bello. Siamo avviliti, ma non tanto. Finché ci sarà qualcuno a far camminare le proprie idee, quelle idee varranno sempre molto.
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