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Un film già visto

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Venerdi 29 Febbraio 2008 – 18:39 – Paolo Emiliani stampa
Un film già visto

Una premessa ci sembra indispensabile: gli evasori fiscali non ci piacciono.
Soprattutto non ci piacciono coloro che hanno a disposizione enormi patrimoni e li nascondono nei paradisi fiscali per aggirare i loro doveri di cittadino; gente ben diversa dall’evasore per necessità, il piccolo artigiano o commerciante assediato da tasse e gabelle, a volte costretto ad evadere qualcosa per sopravvivere. Ci piaccio però ancor meno coloro che fanno esplodere scandali ad orologeria per acquisire un ingiusto profitto politico. Come nella vecchia Tangentopoli tutto cominciò dalle bustarelle di Mario Chiesa, in questa storia che potremmo chiamare Fiscopoli tutto nasce dal “pentito” Heinrich Kieber. L’ex archivista della Lgt, piccola banca del Liechtenstein, che ha trafugato e poi rivenduto al governo tedesco, per la non proprio modica somma di 4,3 milioni di euro, un dvd con l’elenco dei circa 1.400 evasori fiscali di tutto il mondo. Tra questi gli italiani sarebbero 150 e la “lista nera” è ancora segreta, chiusa nella cassaforte dell’Agenzia delle entrate, al primo piano degli uffici di Piazza Mastai, a Trastevere, a Roma. Vincenzo Visco, viceministro dello sfiduciato governo Prodi, non si sbottona: “Nei prossimi giorni l’elenco sarà pubblico”. Sulla base delle informazioni del ministero se ne può però già tracciare un profilo. Non sono società, ma sono tutte persone fisiche. Non sembrano prestanome o tesorieri delle cosche o dei clan appartenenti alla criminalità organizzata. Sono imprenditori, professionisti, affaristi di vario genere. Da quel che si capisce, ci sono anche nomi noti. Non personaggi dello sport. Ma secondo le prime indiscrezioni, ancora tutte da verificare, nella black list potrebbe esserci anche qualche politico.
Proprio questo è il punto: chi sono i politici in questione?
Se ci sono, i nomi dovrebbero uscire subito. Per impedire una loro eventuale candidatura o per permettere una loro difesa, se possibile. Non vorremmo, insomma, che la lista uscisse in piena campagna elettorale, gettando in pasto quei nomi come se fossero già stati condannati in via definitiva, proprio come successe ai tempi di Mani Pulite. Anche allora gli avvisi di garanzia venivano gettati in pasto alla stampa, ma Di Pietro, per esempio, non ha mai raccontato quanti di quegli inquisiti risultarono poi innocenti, nemmeno processati perché prosciolti prima del dibattimento. L’allora Pci “rischiò” di conquistare il potere con quelle manette facili: non vorremmo che un altro scandalo venga in aiuto del moribondo Veltroni.
Aggiungiamo poi che i paradisi fiscali dove andare ad indagare sono parecchi. Solo in Europa ce ne sono almeno dodici, da Andorra a Malta, dall’Isola di Man a Gibilterra.
Potrebbe quindi succedere che il Liechtenstein sia stato preferito da alcuni, ma altri siano ugualmente colpevoli. E proprio come ai tempi di Tangentopoli, indagini unidirezionali scoprirono alcuni di un certo colore e lasciarono inviolati altri di diverso colore.

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