Tra i “tagli” decisi dall’infausto governo Prodi tuttora in carica, nell’estate del 2006 figuravano anche 48 milioni di euro risparmiati (si fa per dire) sui fondi della protezione civile. Padoa Schioppa - complice degli gnomi di Bruxelles - piangeva e Palazzo Chigi subito tagliava. E i Canadair, gli aerei che durante le ultime torridi estati erano chiamati a bombardare gli incendi di boschi e campagne italiane, molte volte restavano a terra per mancanza di carburante in conseguenza dei “tagli” di Prodi, come si lamentava il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso. Quello che ci interessa rilevare è però semplicemente il dato numerico. Quei 48 milioni di euro in meno per un servizio essenziale per la popolazione civile, per la nazione, non potevano - forse - essere recuperati abolendo qualche privilegio fiscal-coloniale? Ma certo. E ve lo dimostriamo. Traduciamo in dollari quei 48 milioni di euro. Diventano all'incirca settanta milioni di dollari. E sono esattamente settanta i milioni di dollari di tasse che le istituzioni fiscali italiane non hanno riscosso per garantire un paradiso fiscale ai militari statunitensi e della Nato e - come scrive e-polis - "per permettere alle signore americane ed inglesi di far la spesa a basso costo, riscaldare case ed uffici, acquistare benzina a poco più di 40 centesimi al litro, permettendo ai mariti annoiati di acquistare sigarette, birra ed alcolici a prezzi stracciati”… I militari di Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna e degli altri “alleati” atlantici che lavorano in divisa nelle 100 e più postazioni e basi insediate dopo la seconda guerra mondiale nella colonia-Italia, vivono, con le loro famiglie, una vita libera dalle tasse come se abitassero al “duty free di un aeroporto internazionale”: merito di un vecchio accordo (meglio dire: di un diktat) tra i governi di Washington e di Roma che permette ai soldati-vigilanti sull’Italia di risparmiare (così si legge nei documenti del Tax Free Products Office della Naval Support Activity di Af South e del comando logistico - a Napoli - della Marina Usa di stanza nelle nostre acque (ex) territoriali). I dati ufficiali della Us Navy sono più che chiari: “Circa ottanta comandi Nato ricevono gasolio combustibile esentasse; circa sedicimila veicoli privati e di servizio godono di tagliandi per la benzina esentasse, circa trentatremila militari Usa e "alleati" comprano tabacchi e alcolici esentasse, circa seimila famiglie Usa e Nato godono del programma di riscaldamento delle case con combustibili esentasse”. L'Italia regala agli americani una vita esentasse. E lascia bruciare i boschi e le campagne della penisola. Una volta, a tavola, l’ex ministro socialista Rino Formica ci parlava di un episodio sintomatico. Qualche tempo prima - era ministro del Commercio estero - aveva dichiarato, scandalizzato, che gli sembrava di vivere in un’Italia a sovranità limitata. Apriti cielo, quasi quasi una crisi di governo. Poi un incontro chiarificatore a tre: lui stesso, Andreotti e Craxi. A Craxi che aveva ripreso la denuncia di Formica sulla “sovranità limitata”, e che chiedeva lumi sull’esistenza di qualche protocollo segreto, Andreotti replicò sibillino che “esisteva una circolare Trabucchi, in quel senso”. Rino Formica cercò, negli uffici del suo ministero, che era stato anche quello del suo predecessore, Trabucchi appunto, traccia di questa “circolare ministeriale”. La trovò. Dichiarava sommessamente che gli alleati - intesi come uomini, mezzi, materiali - avevano transito libero, esentasse e dogane, su tutto il territorio nazionale. Una norma ministeriale, nemmeno una legge varata dal Parlamento… E poi c’è qualcuno che si lamenta se l’Italia non possiede nemmeno il diritto di giudicare i militari stranieri rei di delitti comuni, di stragi (Cermis), di stupri, di omicidii volontari… Ah, già. Un diritto, loro, gli occupanti, lo hanno lasciato agli italiani. Provvedere, con diecimila uomini, a fare il lavoro sporco, a fare da addetti alle “pulizie”, in Bosnia o in Libano, in Afghanistan, in Iraq o in Palestina. Naturalmente a spese del “popolo italiano”. Per costituzione, “sovrano”. |