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Conservatori di sinistra

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Martedì 26 Febbraio 2008 – 15:08 – Paolo Emiliani stampa
Conservatori di sinistra

Il concetto di destra e sinistra, così come inteso fin dal XIX secolo, è ormai obsoleto. La prova più evidente sta tutta nelle dichiarazioni di Veltroni e Berlusconi di questi giorni nelle quali emergono comuni visioni ultra liberiste. Esisteva poi un tempo una divisione tra progressisti e conservatori, ma anche questa è stata ormai superata visto che, nella sostanza, sono diventati tutti conservatori, così come anticamente inteso. E questo è assai stravagante visto che in Italia è rimasto assai poco di buono da conservare: quel che c’era, come lo stato sociale, per esempio, è stato smantellato con precisa volontà distruttrice sia dai governi di centrosisnistra sia da quelli di centrodestra.
Conservatore è però diventato una parole con accezione assai negativa e tutti si dichiarano quindi progressisti. Veltroni ha addirittura tuonato contro “i conservatori di sinistra” come se fosse impossibile o anomalo questo binomio per questa sinistra.
Ma chi sono i conservatori di sinistra? Veltroni li avrebbe individuati in un modo semplice: sono quelli che dicono sempre no, a prescindere.
Qualche esempio. Sono quelli che non vogliono la Tav perché deturpa il paesaggio, ma non si preoccupano dello smog causato dalle lunghe file sulla camionabile e si illudono di poter andare a Lione in bicicletta. Sono quelli che stanno facendo affogare la Campania tra i riufiuti, perché non vogliono i termovalorizzatori. Quelli che continuano a non volere le centrali nucleari (ormai pulite) costringendo l’Italia ad indebitarsi per acquistare l’energia prodotta dalle centrali nucleari francesi poste appena al di là del nostro confine.
Sembra tutto logico, ma attenzione, perché continuando su questa strada si può finire lontani.
Sono infatti, per Veltroni, conservatori di sinistra forse anche coloro che non vogliono una riforma peggiorativa delle pensioni. I nuovi “progressisiti” denunciano il fatto che se non si cambia ora non ci sarà nulla domani per i giovani d’oggi, ma non capiscono che i pensionati sono spesso già sulla soglia della povertà e non possono sopportare altri tagli.
Attenzione quindi. E’ vero che una parte della sinistra cosiddetta radicale ha spesso sposato battaglie stupide, falsamente ambientaliste e nella sostanza ha fatto la parte del collaborazionista del sistema. Non vorremmo però che progressismo faccia ora rima solamente con mercato libero, globalizzazione, deregolamentazione, liberismo sfrenato.
La politica, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, avrebbe oggi bisogno di una nuova divisione in categorie di pensiero e di azione. Da una parte i camerieri del grande capitale, coloro che vogliono conservare i privilegi dei pochi e “progredire” nel cammino liberista: Berlusconi e Veltroni, D’Alema e Fini, Casini e Rutelli e chi più ne ha più ne metta compresi gli ambientalisti da bar e tutta la sinistra al caviale. Dall’altra parte i difensori dei popoli, coloro che si battono per la giustizia sociale, la sovranità nazionale, contro ogni forma di sfruttamento in ogni parte del pianeta. Il primo gruppo deve solo contrinuare ad interpretare la farsa di sempre; il secondo deve invece trovare il coraggio di superare antichi steccati ed aprire un dialogo nuovo: un cammino quindi rivoluzionario.

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