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Giacomo Balla: la modernità futurista

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Mercoledì 7 Maggio 2008 – 16:19 – Barbara Spirito stampa
Giacomo Balla: la modernità futurista

Sulla ribalta della storia dell’arte, quando va in scena il Futurismo, Giacomo Balla (1871 - 1958) viene sempre dopo. Dopo Marinetti, nume tutelare e teorico del movimento, naturalmente. Dopo Boccioni, teorico del dinamismo plastico in pittura e in scultura ed eroe del Futurismo storico. Poi, forse, arriva il turno di Balla, l’eterno comprimario. Proprio Balla, moderno per istinto e futurista prima ancora di aver firmato una pila di manifesti. Un artista animato da una curiosità onnivora che lo portò a interessarsi anche di scienza e di tecnica, di fotografia, di cinema e di ogni altra diavoleria che veniva inventata. Proprio Balla che fu, più di ogni altro, l’estensore visivo dei principi del movimento, l’alchimista che li trasformò in immagini di dirompente forza iconica.
Oggetto di appassionanti polemiche, (tra l’altro lo ha danneggiato il fatto di essere stato molto attivo anche durante il fascismo), solo in tempi recenti Balla è stato sdoganato dalla critica che gli ha riconosciuto la paternità di folgoranti intuizioni che hanno rivoluzionato l’arte successiva.
Tutto questo spiega la lunga assenza di un’antologica di Balla dai circuiti espositivi italiani. L’ultima monografica dedicata all’artista torinese risale infatti al 1971, quando Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, produsse una monografica spettacolare, incurante dei pregiudizi politici.
Ora, in occasione dei cinquant’anni dalla sua scomparsa, Milano dedica alla modernità futurista di Balla un’antologica mozzafiato che indaga i trent’anni più sfolgoranti della sua avventura creativa, dagli esordi divisionisti agli anni Venti del ‘900, vissuti nel segno di una sperimentazione che condurrà l’artista torinese alla ricostruzione dell’universo in chiave futurista e metterà in luce l’aspetto spensierato e ludico della sua arte.
Oltre 200 le opere esposte a Palazzo Reale: dipinti a tempera e a olio, pastelli, acquarelli, disegni, assemblaggi, sculture, scenografie e bozzetti di costumi. La mostra si apre con l’esperienza divisionista che Balla declina in moduli inediti. L’artista torinese non è ancora Futur Balla e i soggetti delle sue opere sono di carattere intimo e domestico, ma soprattutto sociale. I suoi quadri, spesso di grandi dimensioni, non si possono proprio definire “tradizionali”. Balla ha amato Pellizza da Volpedo e il suo pointillisme, ha conosciuto a Parigi la ricerca impressionista e post impressionista e ha superato tutto questo. Lo documentano capolavori come il monumentale ritratto della madre del 1901 e il ritratto monocromo dell’amico artista Duilio Cambellotti che, negli audaci tagli dell’immagine e nelle monocromie, svelano la passione per la fotografia praticata in gioventù. Ed ancora opere come “Fallimento” del 1902 e la “Giornata dell’operaio” del 1904 con quella sequenza di immagini diversamente illuminate che denunciano la passione di Balla per il cinematografo. O ancora la rappresentazione panteistica della natura nel grande polittico di “Villa Borghese - Parco dei Daini” del 1910, brusio vitale fatto di luce.
Tocca a opere famosissime come “Bambina che corre sul balcone” del 1912 sancire l’irruzione di Balla nel Futurismo. Con rinnovato entusiasmo l’artista si lancia in sperimentazioni sempre più ardite sui temi che lo appassionano: la vita frenetica della città, la velocità, la scomposizione della forma in movimento, la simultaneità della visione. “Il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi” proclama il Manifesto tecnico della pittura futurista, pubblicato nel 1910. E Balla traduce l’enunciato rivoluzionario in immagini folgoranti per sintesi ed efficacia. Che si tratti di automobili e di corpi celesti, gli oggetti che Balla studia non appaiono più sulla tela. A renderne la presenza in movimento sono linee, prismi, vortici e colori, forme astratte e concettuali che danno vita a capolavori come “Automobile in corsa (velocità+luci)” del 1912 del Museum of Modern Art di New York, finora mai esposto in Italia, o “Vortice+volumi di spazio” del 1914 e la serie di “Mercurio che passa davanti al sole” realizzata dopo aver osservato dal vero l’eclisse del 1914,.
L’interventismo futurista si radicalizza con allegria nel Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo del 1915: Balla - insieme a Fortunato Depero - progetta un’arte totale. Le sue sperimentazioni si trasformano in quadri-oggetto, assemblaggi, quadri collage di carta stagnola, carte colorate, lamiere. Poi Balla e Depero decidono di “dare scheletro e carne all’invisibile” e inventano il “complesso plastico”, paesaggio artificiale prodotto dall’assemblaggio di materiali eterogenei ed eterodossi, e anticipano l’arte materica. Tra l’altro in mostra a Milano il primo “Complesso plastico” realizzato da Balla nel 1914, ritrovato di recente nella collezione Odescalchi di Roma nel Castello di Bracciano.
Nel suo slancio di rinnovamento totale del quotidiano Balla fa un’incursione anche nel campo del teatro, del design e della moda, creando scenografie e costumi, giocattoli e fiori artificiali dalle forme geometriche e colori squillanti o abiti anticonvenzionali per i nuovi uomini.
Dai giochi alla guerra. Balla si fa artista militante. Con i suoi quadri partecipa alle manifestazioni di piazza per l’ingresso dell’Italia in guerra: è la serie della “Manifestazione interventista” - con le nere forze dei neutralisti che si oppongono allo sventolio tricolore dei patrioti - e “Forza grido Viva L’Italia”, tutte del 1915.
Nel dopoguerra Balla abbandona il futurismo. Dalla teosofia attinge una lettura del mondo in chiave energetica e sensoriale e la sua arte assume una valenza simbolica. Sono opere come “Forze di paesaggio estivo” del 1917 in cui la natura è organismo vivente e pulsante di energie. O ancora l’incredibile rappresentazione dell’energia sonora che altera il vissuto sensoriale di “Colpo di fucile domenicale” del 1918. Pervasa da una inesausta felicità compositiva, cromatica e d’invenzione la pittura di Balla si fa “cosa mentale”, rinvia a concetti, procede per astrazioni analogiche. E fonda l’astrattismo.




Giacomo Balla.
La modernità futurista
Milano, Palazzo Reale
dal 15 febbraio
al 2 giugno 2008
orari: tutti i giorni
dalle 9.00 alle 19.30
giovedì dalle 9.00
alle 22.30
lunedì dalle 14.30
alle 19.30

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