I recenti dati positivi fatti registrare dall’economia americana non riescono a nascondere una situazione ancora difficile da prevedere e da gestire. Le svalutazioni continuano a minacciare i principali attori finanziari del Paese, le banche alimentano con la loro sfiducia una crisi di liquidità già da non sottovalutare mentre l’economia reale continua a risentire di una situazione ancora molto lontana dalla normalità. Fra i maggiori problemi vi è sempre quello del mattone statunitense. Mano a mano che i prezzi immobiliari continuano a scendere, Washington inizia a dubitare della solidità dei due colossi delle cartolarizzazioni dei mutui Freddie Mac e Fannie Mae, designati e garantiti dalle istituzioni come salvatori del mercato dei subprime. Con l’aumento delle perdite sui bilanci legate alla svalutazione dei mutui pericolosi, oltre che l’aumento esponenziale dei pignoramenti delle case, l’amministrazione Bush, le autorità di regolamentazione e i parlamentari si stanno nervosamente chiedendo se queste due compagnie, considerate le salvatrici del mercato immobiliare, non abbiano alla fine bisogno di essere salvate a loro volta. Le conseguenze di un ulteriore calo dei prezzi delle case, potrebbe infatti avere un effetto devastante sul patrimonio cartolarizzato, e di conseguenza sui bilanci, delle due compagnie. Emblematiche le parole del quotidiano statunitense The New York Time: “Il loro cuscinetto che ammonta a 83 miliardi di dollari, che equivale al requisito richiesto dalle Autority, siede sopra la colossale cifra di 5 mila miliardi di debito e altri impegni finanziari”. Intanto, dopo la trimestrale di Fannie Mae che ha abbattuto il dividendo e obbligato ad un aumento di capitale di 6 miliardi di dollari, il titolo è crollato di circa il 10%, mentre il dollaro ha perso nuovamente terreno rispetto all’euro, scambiato contro il biglietto verde a 1,5537. Consci di una situazione ancora potenzialmente devastante, il dipartimento del Tesoro Usa, al fine di aiutare i proprietari di immobili a far fronte alla crisi del subprime ed evitare nuovi collassi dei prezzi degli immobili, sta aumentando le pressioni sugli istituti di credito per arrivare su base volontaria e uniforme a un sistema di regole che acceleri la rinegoziazione dei mutui. Per questo motivo, il governo Usa si è incontrato ieri con i rappresentanti del settore bancario, tra cui Countrywide Financial Corp, Bank of America, Citigroup, J.P. Morgan Chase & Co. Presenti al meeting anche Fannie Mae e Freddie Mac. In questo clima di sfiducia e di pericolo, le banche si sentono però sempre meno sicure nel prestare capitali, evitando di fare uscire liquidità dalle proprie casse in un momento così complicato da questo punto di vista. I tassi interbancari continuano dunque a salire negli Stati Uniti, come d’altronde anche in Europa. Il rischio più grande derivante da questo circolo vizioso che diminuisce ancora di più le disponibilità finanziarie presenti sul mercato, è quello del cosiddetto credit crunch, ovvero una vera e propria bancarotta a catena degli attori più in difficoltà a causa del sempre più difficile reperimento di capitali sui mercati. Secondo uno studio realizzato su 77 banche dalla Federal Reserve - che da parte sua ha drasticamente tagliato i tassi per aumentare le liquidità - gli istituti di credito stanno operando il più grande restringimento delle condizioni di credito della storia, per di più su tutte quante le categorie di prestiti: un pericolo sempre più grande considerata una situazione ancora esplosiva. Nel frattempo, i primi a pagare - oltre a tutti i pignorati statunitensi che stanno vivendo la crisi dei subprime sulla loro pelle - sono gli impiegati degli attori finanziari più coinvolti e colpiti dalle speculazioni andate male sui subprime. Si annunciano infatti ondate di licenziamenti per i big di Wall Street. Stando a quanto riporta la Cnbc, Morgan Stanley, Lehman Brothers e Jp Morgan Chase annunceranno presto nuove riduzioni del personale nel prossimo futuro. Morgan Stanley, stando al canale finanziario Usa, sta finalizzando la riduzione del 5% della forza lavoro, pari a 1.500 unità. La prossima settimana sarà il turno di Lehman Brothers che annuncerà una serie di licenziamenti aggiuntivi ai 4.900 già varati. Tagli in vista anche per Jp Morgan che dovrà ridurre il personale per far posto ai dirigenti di Bear Stearns. Secondo la Cnbc, Jp Morgan potrebbe addirittura dimezzare il numero dei dipendenti di Bear Stearns, pari a 14.000 unità. La situazione Oltre-oceano, dunque, è ancora tutt’altro che semplice.
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