La Colombia è la vera minaccia per il processo rivoluzionario latinoamericano, il cavallo di Troia nordamericano nel continente. Hugo Chávez, nella Repubblica Dominicana per presenziare al vertice del Gruppo di Rio, continua sottolineare il pericolo rappresentato dal governo di Álvaro Uribe per la pace e la stabilità dell’area. “L’impero nordamericano si è preso la Colombia”, ha tuonato l’inquilino di Palacio Miraflores durante una conferenza stampa tenuta venerdì al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Las Américas. Un incontro informale in cui Chávez ha sottolineato come gli Usa controllino il Paese andino grazie ad un consensuale spiegamento di truppe, alla presenza di basi aeree e di basi segrete, alla presenza indisturbata della CIA, agli uffici di propaganda ed a quelli in cui si pianifica la guerra psicologica. Una presenza che non serve solamente a mantenere saldo il piede statunitense nel continente latinoamericano, ma che è soprattutto la base di partenza per la destabilizzazione di Paesi che, come il Venezuela, hanno scelto di lasciarsi alle spalle decenni di sudditanza politica ed economica dando vita ad un percorso di dignità, sovranità e riscatto nazionale. Il tentativo di internazionalizzare la guerra civile colombiana facendo appello alle parole d’ordine care all’impero Usa e soprattutto coinvolgendo Caracas e Quito in presunte connivenze con un altrettanto presunto “terrorismo internazionale” si scontra con la fermezza di Palacio Miraflores, per il cui primo mandatario è ora necessario operare una scelta chiara per la pace o per la guerra: “Noi ci stiamo prodigando duramente per la pace, purtroppo il governo colombiano sembra volere la guerra”. Chávez ha infine voluto ricordare che il solo percorso possibile per il raggiungimento della pace in Colombia è innanzi tutto il riconoscimento di status di forza belligerante alle FARC, e non di gruppo terrorista. È “illogico ed irrazionale”, ha sottolineato, continuare a dare del terrorista ad un gruppo che da anni ha il pieno ed assoluto controllo di un terzo del territorio colombiano. Un riconoscimento che fa paura a Washington ed alle sue colonie.