Il patrimonio immobiliare disponibile dello Stato, che ammonta a circa 50 miliardi di euro ed è gestito oggi dall’Agenzia del Demanio, potrebbe essere messo a frutto senza essere venduto direttamente sul mercato. Trasferendolo ad una o più società di investimento immobiliare quotate (Siiq) di proprietà pubblica, ma dandolo in concessione o in locazione si potrebbe “cartolizzare” i crediti e collocare le azioni delle Siiq ad un azionariato diffuso, cioè al pubblico risparmio. A sostenerlo, martedì, sulle pagine del quotidiano “Il Sole 24 Ore” il direttore dell’Agenzia del Demanio dal 2001, Elisabetta Spitz, già moglie dell’onorevole Marco Follini e persona assai gradita al viceministro Vincenzo Visco che nel 1999 la inserì nel comitato di sette esperti incaricati di elaborare un progetto di riforma del Ministero delle Finanze. Proprio lei, infatti, nel 2002 ebbe incarico di preparare la cartolarizzazione del patrimonio di Enti pubblici e del Demanio. Secondo la Spitz, che sta testando anche le potenzialità delle “nuove concessioni a 50 anni”, tale soluzione consentirebbe di anticipare i flussi di cassa e ridurre il debito pubblico. Gli immobili subito vendibili in lotti importanti, ha spiegato, “scarseggiano e il rischio di vendere male è molto concreto” nelle attuali difficili condizioni di mercato. L’idea della direttrice, insomma, è di vendere tramite le Siiq gli immobili messi a reddito con le locazioni e le concessioni o, più precisamente, le azioni delle società quotate proprietarie dei beni stessi, garantendo un rendimento allo Stato. Pseudo-cartolirizzazione, insomma, che potrebbe decollare subito su 2.643 contratti di locazione e atti di concessione che già ora generano flussi di cassa per 250 milioni di euro l’anno su un arco temporale fino a 20 anni. Ad esse potrebbero aggiungersi le concessioni a 50 anni su 200-400 immobili della Difesa non più utili a fini militari, che darebbero un flusso di cassa di oltre 1 miliardo di euro l’anno di crediti. La prima concessione di questo tipo in dirittura d’arrivo è Villa Tolomei a Firenze, edificio di grande pregio storico e artistico che, purtroppo, diventerà presto un albergo a quattro stelle! L’entrata garantita dall’operazione, secondo la direttrice, servirebbe a ridurre il debito pubblico e, almeno in teoria, non impoverirebbe lo Stato con la vendita del patrimonio ma lo valorizzerebbe attraendo investimenti privati. Pur condividendo l’idea di non (s)vendere i beni dello Stato, come purtroppo è accaduto finora, la soluzione della Spitz solleva dubbi per l’impossibilità di controllare l’effettiva gestione dei beni trasferiti alle Siiq. Come ha sottolineato il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliari, inoltre, questa strada “può funzionare sulla carta ma meno nella realtà” in quanto queste società non pagano tasse. “Per fare un’operazione del genere - ha spiegato il presidente - ci vogliono operatori soggetti alle leggi del mercato e a strumenti fiscali in condizione di uguaglianza con gli altri”. Al di là del merito, inoltre, le affermazioni della direttrice del Demanio e i commenti dei tanti colleghi di centrosinistra, non possono non sollevare profonde critiche: di queste discutibili concessioni di 50 anni e della cartolarizzazione dei crediti, infatti, si parlò già durante il governo Berlusconi, per bocca dell’ex ministro Giulio Tremonti. Ma mentre ora si applaude a queste misure di ingegneria finanziaria, allora il centrosinistra criticò Tremonti per entrambe le soluzioni, accusandolo anche di fare “finanza creativa”. In Italia, evidentemente, la coerenza non è molto diffusa… |