I fondi d’investimento statali provenienti dai Paesi asiatici accorrono nuovamente a tamponare le perdite finanziarie dei grandi attori statunitensi. Citigroup e Merrill Lynch sarebbero infatti nuovamente la destinazione di ingenti finanziamenti di fondi sovrani, rispettivamente nell’ordine di 10 e 4 miliardi di dollari. L’obiettivo è quello di consolidare un capitale afflitto dalle perdite dei subprime e dalla volatilità dei mercati finanziari. In un momento di caos finanziario, questi attori stranieri solitamente mal visti nel panorama finanziario internazionale, sono invece accolti come la manna dal cielo. È già la seconda volta che il meccanismo di salvataggio viene attuato per i due colossi finanziari statunitensi. Il numero uno mondiale del settore bancario, ovvero Citigroup, aveva già incamerato oltre 7,5 miliardi di dollari dal fondo del governo di Abu Dhabi. La banca d’affari Merrill Lynch, invece, aveva aperto solo un mese fa il suo capitale al fondo sovrano Tamasek ed all’investitore Davis Selected Advisors, per circa 6,2 miliardi di dollari. L’intermediario finanziario statunitense potrebbe però vedere ulteriori perdite sui propri conti nell’ordine di 15 miliardi di dollari, e potrebbe dunque avere bisogno di nuove iniezioni di liquidità per evitare il fallimento. Oltre a questi provvedimenti, anche altri sono stati ideati per tamponare la profonda crisi finanziaria. Alcune banche hanno infatti istituito un fondo da circa 100 miliardi di dollari per impedire alle cartolarizzazioni da subprime di perdere ulteriormente valore. Anche le banche centrali dei Paesi occidentali si sono coalizzate nella loro azione di emissione di liquidità per ridare fiato ai mercati finanziari internazionali in modo corale. Tutti provvedimenti che mostrano quanto sia ampia e difficile l’attuale crisi finanziaria e di quante energie siano necessarie per non far collassare la gigantesca bolla del sistema mondiale delle speculazioni. L’apertura degli attori finanziari in difficoltà ai fondi di investimento esteri è stata accolta come una buona notizia da parte dei mercati internazionali. Sia le banche convenzionali che gli intermediari finanziari negli ultimi mesi sono state colpite duramente dalla crisi dei mutui pericolosi. Con il passare del tempo, i bilanci delle società più colpite vedono ridimensionare in negativo le proprie perdite legate al crollo del valore cartolarizzazioni dei mutui subprime ed alle continue sedute negative sulle piazze finanziarie globali. Ogni tipo di finanziamento è dunque ben accetto in questo momento storico. I capitali di sovrani non sono però sempre stati ben accetti. Nell’Unione europea, patria dell’ipocrisia e del sistema dei “due pesi due misure”, si sono recentemente posti il problema di arginare l’afflusso delle imponenti riserve monetarie di Paesi come la Cina, la Russia, i Paesi del Golfo, rispolverando con molta leggerezza un concetto come il protezionismo. Se non si dovesse fare nulla per impedire alla crisi di colpire violentemente anche l’Unione europea, come sta purtroppo succedendo, gli eurocrati di Bruxelles non potranno fare altro che chiedere aiuto ai fondi sovrani. Si tornerebbe così ad aumentare le presenze statali nell’economia, un fattore ricorrente dopo un periodo di profonda crisi finanziaria: quella presenze sovrana, però, non sarebbe nostra, visto che Bruxelles ed i nostri politicanti si sono ben adoperati per distruggere in Europa l’unica vera ancora salvezza per le crisi, ovvero lo Stato imprenditore e la sua influenza nell’economia.
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