Clemente Mastella, fino a poche ore fa ministro della Giustizia della Repubblica, è ufficialmente indagato. Sette i reati contestati: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d'ufficio e due concorsi in falso. Sembra essere tornati ai tempi di Mani Pulite, ma c’è qualcosa di nuovo e di inquietante in questa vicenda. Intanto allora la magistratura aveva, a torto o a ragione, una credibilità che, purtroppo, ora non ha più. E proprio per le tracimazioni delle toghe nella politica, a cominciare dalle indagini a senso unico della Procura di Milano. Poi perché non è mai successo che un intero sistema politico, in modo quasi bipartisan, si esponesse con inopportune manifestazioni di solidarietà all’indagato. A cominciare da Prodi che da ieri è ad interim anche ministro della Giustizia. Che vuol dire questo? Che ora il nuovo inquilino di via Arenula utilizzerà tutti gli strumenti in suo potere per castigare i cattivi magistrati persecutori di Mastella. E se Mastella fosse colpevole? Da quando in qua i processi si fanno a Montecitorio e là si emettono assoluzioni? In realtà anche ai tempi di Mani Pulite i processi non si facevano in tribunale, ma in tv con i pm superstar che annunciavano trionfanti l’elenco di giornata degli avvisi di garanzia, che avevano però già il sapore di una condanna definitiva. Intanto l’Udeur esce devastata da questa storia e Mastella rimane appeso in un limbo esattamente a metà tra il rientro onorevole e la disfatta rovinosa e definitiva per lui e per sua moglie. Così, dopo i toni bellicosi delle scorse settimane, Mastella ha annunciato il proseguimento dell’appoggio a questo governo della sua Udeur, dichiarazioni che hanno il sapore di un ostaggio che non può far altro. Del resto ora è diventato un alleato ingombrante anche per Berlusconi. Pensate cosa potrebbe dire il centrosinistra se il governo dovesse cadere per colpa del reo, dell’inquisito, del malfattore, sì perché da quelle parti non si attendono i giudizi definitivi della magistratura. Se l’indagato è un amico è la vittima perseguitata di magistrati cattivi, se è un avversario è sempre e comunque un delinquente che i bravi magistrati (cioè gli stessi di prima) hanno coraggiosamente perseguito. La politica italiana continua insomma a farsi nelle aule di giustizia o comunque intorno ad esse. Del resto nessuno ha più voglia e coraggio per fare gli interessi degli italiani e tutti preferiscono cercare un po’ di spazio mediatico su questioni di contorno, come la mancata visita di Ratzinger alla Sapienza. Gianni Alemanno, ex ministro ed ex esponente di spicco della destra sociale di An, proprio mentre sono in ballo questioni chiave per il futuro dei lavoratori non ha trovato ieri niente di meglio da fare che sparare una raffica di messaggini a tutti gli amici e conoscenti (rinnovata sposa Isabella Rauti compresa). Il testo? “solidarietà a papa ratzinger. domenica tutti all’angelus, appuntamento alle ore 11, di fronte hotel columbus, in via della conciliazione 33. alemanno”. Sì, tutti in processione al comizio del papa: da Veltroni a Rutelli (con Palombelli), da Berlusconi a Prodi (con signora Flavia), da Fini a Mastella (senza consorte, agli arresti domiciliari).
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