La vicenda delle dimissioni di Clemente Mastella, che ha incrinato ulteriormente la compattezza della maggioranza, se mai c’è stata, è coincisa con il via libera della Corte Costituzionale ai referendum elettorali proposti da Mario Segni. La relativa consultazione dovrà per forza di cose aversi in primavera e questo non può che accelerare le spinte a dissolvere l’attuale quadro politico già traballante per i tentativi di accordo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, entrambi nel nome della governabilità determinati ad arrivare ad un quadro politico nel quale agiscono due grandi partiti che si alternano al governo e dove alle forze minori non è consentito di operare ricatti. Anzi, meno piccoli partiti ci sono meglio è. Un patto basato su alcuni semplici punti: un solo turno di votazioni, una sola scheda e la possibilità di esprimere solo un voto. Una riforma elettorale necessaria soprattutto per impedire il ricorso al referendum che metterebbe i partiti l’uno contro l’altro, visto che un successo dei quesiti posti da Segni trasferirebbe il premio di maggioranza dalla coalizione vincente alle elezioni alla lista che abbia preso più voti. “Dal Partito democratico non ho ancora avuto risposte – ha spiegato il Cavaliere che spera sempre nella caduta del governo e che non ha però escluso che si vada al più presto a votare con la legge attuale – mi auguro che Veltroni risponda positivamente al mio appello sulla legge elettorale. Tuttavia ricordo che quella attuale è una buona legge e può essere modificata in una settimana. Camera e Senato possono portare il premio di maggioranza da regionale a nazionale, e quindi potremmo avere una legge elettorale assolutamente efficiente. Altrimenti possiamo andare a votare con la legge attuale”. Ieri Veltroni ha incontrato Massimo D’Alema con il quale è stato preso atto dell’obiettivo comune di garantire un sostegno pieno al governo, affinché possa continuare il proprio cammino. Mentre sulla legge elettorale, i due hanno convenuto sulla necessità di ripartire dalla bozza Bianco, correggendola dove è necessario, anche per recuperare il rapporto con Berlusconi e Forza Italia. Veltroni ha poi spiegato che la nuova legge elettorale “dovrà portare finalmente una vera capacità di decidere, cosa di cui il Paese ha assolutamente bisogno. Per questo il dialogo deve andare avanti nel rispetto reciproco perché altrimenti il prezzo sarebbe troppo alto e non mi importano le lamentele di quelli che sono nostalgici delle torte in faccia”. Le ipotesi di riforma attualmente in ballo si basano sempre sulle due bozze proposte, quella di Bianco e quella di Vassallo. Nella prima si adotta il sistema tedesco pigliandone l’aspetto maggioritario e introducendo una clausola di sbarramento del 5% su base nazionale che diventa del 7% se viene superata in almeno 5 circoscrizioni. Mentre il Vassallum tanto per fare l’originale prende il sistema tedesco nel suo aspetto fatto per metà con i collegi uninominali e per l’altra metà con le liste circoscrizionali e lo mischia al sistema spagnolo delle piccole circoscrizioni. E’ insomma un sistema che da un lato premia i grandi partiti, come appunto Forza Italia e Partito Democratico, e dall’altro premia i partiti ben radicati a livello territoriale. Per tali motivi i partiti minori, come Udc, Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Pdci e Sdi, preferiscono la bozza Bianco. Mentre An ha ormai sposato l’idea di andare al referendum. Da parte sua il capogruppo del PD alla Camera, Antonello Soro, non esclude che si vada alle elezioni anticipate con l’attuale legge elettorale. “Oggi in Italia – ha detto - ci sono 22 partiti, motivo di inefficienza. Noi vogliamo un sistema che renda possibile coalizioni stabili tra forze omogenee. Il PD non ha generato la frammentazione ma ha messo insieme due partiti per fare una cosa nuova”.
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