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Yes, they can

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Giovedì 7 Febbraio 2008 – 11:59 – Paolo Emiliani stampa
Yes, they can

Napolitano ha sciolto ieri le Camere: a metà aprile, gli italiani torneranno alle urne. Quale sarà il clima di questa campagna elettorale? Quella scorsa fu, formalmente, caratterizzata da una netta contrapposizione tra le due coalizioni, uno scontro duro senza esclusione di colpi risolto sul filo di lana. Questa volta si respira da subito un’aria strana. Non vogliamo già parlare di inciucio, ma qualche segnale c’è e merita di essere valutato.
Intanto il centrosinistra rinuncerà a fare un listone unico, che sarebbe premiato dall’attuale meccanismo elettorale, ed il Pd correrà da solo, sia alla Camera sia al Senato, rispedendo al mittente un’offerta di cartello comune avanzata l’altro giorno dalla sinistra arcobaleno, la famosa ed ancor poco distinta “cosa rossa”.
Questa scelta può essere interpretata in due modi. Veltroni potrebbe essere ben cosciente del fatto che l’Unione non può vincere le elezioni e pertanto utilizza la campagna elettorale per lanciare il suo simbolo e prendere un vantaggio sul Pdl, visto che il nuovo soggetto politico di Berlusconi non ci sarà e verrà utilizzato il vecchio simbolo di Forza Italia. Potrebbe però anche essere il primo passo verso una futura “grande coalizione”, per la realizzazione della quale Veltroni deve necessariamente smarcarsi dalla sinistra cosiddetta radicale. Se le urne fornissero una maggioranza risicata o se in seguito qualcuno, per esempio la Lega, decidesse di alzare troppo il prezzo ecco che si potrebbe realizzare una maggioranza alternativa fondata proprio su Pd e Pdl. State certi che Napolitano non ci penserebbe due volte a benedire un governo di questo genere. Un banco di prova per capire se queste non sono soltanto ipotesi di fantapolitica si avrà quando saranno in gioco le circa 600 poltrone dei manager delle aziende partecipate dallo Stato il cui mandato scade in concomitanza dell'assemblea convocata per approvare i conti del 2007, cioè a inizio aprile. In teoria, e in circostanze eccezionali cioè quelle esistenti, i bilanci possono essere approvati al sesto mese della chiusura dell'esercizio anzichè al quarto. Sarebbe quindi possibile un rinvio che però il governo Prodi non sembra intenzionato ad utilizzare. Insomma, l’ordinaria amministrazione del Professore sarà molto poco ordinaria.
Prodi ha detto proprio ieri che intende procedere “in totale e pieno accordo, quantomeno con uno scambio approfondito, con l'opposizione”; una frase che può dire molto o nulla. In pratica il centrosinistra può occupare, nella sua miglior tradizione, tutti i posti di comando di Eni, Enel, Poste, Finmeccanica, Terna, Tirrenia, etc oppure aprire una nuova stagione, che qualcuno chiamerà del dialogo ma che è semplicemnte quella vecchia della lottizzazione, e che potrebbe veramente essere la prova di nuove alleanze, formali o sotterranee.
Una grande coalizione di fatto sarebbe però la peggiore iattura per gli italiani, perché non potrebbe che accelerarsi il nefasto processo di liberismo selvaggio che sta piagando l’Italia. La contrapposizone di questi anni, in fondo, seppur per mero calcolo di bottega, ha spesso rallentato certi processi, ma la grande coalizione creerebbe un parlamento senza opposizione e i poteri forti (e apolidi) non avrebbero più freni per smantellare quel che è rimasto dello stato sociale in Italia. Un altro segnale in tal senso viene dalla candidatura per il dopo Veltroni in Campidoglio annunciata ieri dalla Cdl: Michele Baldi (FI), una candidatura debole per non disturbare?

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