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Lo stagno

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Mercoledì 6 Febbraio 2008 – 11:41 – Paolo Emiliani stampa
Lo stagno

Gli economisti la chiamano stagflazione, ovvero inflazione in presenza di stagnazione. In Italia, la notizia è di ieri, l’inflazione è tornata a galoppare (2,9% a gennaio, il massimo da luglio 2001) proprio mentre l’economia pericolosamente ristagna. Sempre ieri la borsa italiana, indice Mibtel, ha lasciato sul campo un 3%.
Questa condizione è abbastanza atipica in economia, perché solitamente l’inflazione è frutto di mercati in rapida (spesso troppo rapida) espansione con conseguente incontrollato aumento dei prezzi, ma anche dei salari. In Italia, invece, i salari crescono poco o nulla e comunque perdono costantemente potere d’acquisto, calano i consumi, cresce l’indebitamento delle famiglie.
Cosa sta succedendo? E perché?
La causa è lontana e va individuata nella crisi profonda che ha colpito, ma che deve ancora colpire in modo più virulento, gli Stati Uniti d’America. Il dollaro è una moneta di riferimento nel pianeta, ma in realtà è carta straccia ed il suo valore convenzionale è imposto da Washington solamente in virtù della sua potenza, anche militare. Gli americani, tranne quel 20% che è già in povertà, continuano a vivere come se fossero ricchi, ma consumano ricchezze che in realtà non possiedono o che continuamente devono predare ad altri popoli. Washington avrebbe bisogno di una nuova guerra mondiale per rimettere in sesto la sua industria e soprattutto di una guerra nel nostro continente per distrugggere il sistema economico e industriale del suo grande nemico: l’Europa. In questo senso le guerre in Afghanistan e Iraq sono per gli Usa solo fonte di spesa, senza risolvere il problema.
Gli americani sono come il re della favola, quello che girava nudo perché un sarto astuto e disonesto, puntando sulla sua stupida boria, gli aveva fatto credere che fosse ricoperto da un abito visibile solo dagli intelligenti. Ci volle l’innocenza di un bambino che gridò “il re è nudo” per far terminare l’inganno.
Qualcuno dovrebbe gridare adesso agli americani “siete nudi”, “la vostra ricchezza è posticcia e fondata sulla predazione, non potete continuare così”.
Gli italiani, invece, sanno benissimo di essere nudi e molti cominciano a capire la responsabilità di questo stato. Il modo per invertire la tendenza c’è e passa attraverso la ri-nazionalizzazione delle aziende strategiche, il controllo del sistema bancario e soprattutto la proprietà del denaro, ma questo è proprio quello che nessun governo italiano figlio di questo sistema politico farà mai. Tra pochi mesi gli italiani saranno nuovamente chiamati alle urne per scegliere tra un governo liberista di centrodestra (con forse appendice di destra cosiddetta radicale, quindi collaborazionista) e un altro, ugualmente liberista, di centrosinistra che certamente avrebbe un’appendice di sinistra cosiddetta radicale, sostanzialmente collaborazionista. Nelle prossime settimane si affanneranno a stilare programmi (che non manterranno peraltro) ma nessuno, nemmeno nella lista delle promesse da marinaio, oserà inserire la cacciata dell’invasore yankee dal nostro suolo, la riconquista della sovranità nazionale, la socializzazione delle imprese, la nazionalizzazione di quelle strategiche. Gli italiani dovranno continuare a temere la povertà, mentre le nazioni che stanno marciando verso il socialismo, come il Venezuela, dopo tanti anni di capitalismo, cominciano a vedere la luce.

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