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L'ultima eurovergogna

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Martedì 12 Febbraio 2008 – 15:37 – Paolo Emiliani stampa
L'ultima eurovergogna

La Costituzione italiana assegna al presidente della repubblica ben pochi poteri effettivi, ma quella del capo dello Stato è comunque una figura chiave, certo immaginata per grandi statisti, uomini al di sopra delle parti, garanti dell’unità e delle regole. Quello del presidente non è solamente una ruolo di rappresentanza e la sua importanza emerge proprio nel momento in cui le Camere vengono sciolte ed al governo rimangono solamente i poteri di normale amministrazione. In quei mesi non c’è più un parlamento funzionante e non c’è più un governo sostenuto da una maggioranza politica frutto dell’espressione popolare: il presidente è l’unica alta carica dello Stato legittimamente nella sua funzione e nei suoi pieni poteri.
Quando la Costituzione fu scritta l’Italia era caratterizzata da un gran numero di partiti ed il presidente eletto non poteva che essere frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione. Non è un caso se alcune volte ci vollero molti scrutini prima di individuare l’uomo che per il suo passato ed il suo carisma avrebbe dovuto ricoprire un ruolo al di sopra delle parti tanto delicato. Nessuno allora immaginava che l’Italia sarebbe precipitata verso un bipolarismo di facciata e che un presidente della repubblica potesse venire eletto a maggioranza, senza coinvolgimento di tutte le forze politiche, e che costui potesse in qualche modo diventare ben poco al di sopra delle parti.
E’ invece quanto è successo.
Giorgio Napolitano è - nonostante i peana rivolti al suo senso dello Stato - uomo di parte, assurto al Quirinale anche perché benvoluto dalla potenza dominante, gli Stati Uniti d’America; lo ha dimostrato con i suoi tentennamenti prima di mandare a casa il governo Prodi. Se possiamo attribuire questa debolezza al contesto della sua elezione ed in qualche modo comprenderla ma non giustificarla, non abbiamo mezzi termini per censurare il tentativo di Napolitano di far ratificare il Trattato di Lisbona anche a Camere sciolte.
Sappiamo che quel trattato non è la costituzione dell’Ue, anzi è la prova del fallimento del tentativo di redigerne una condivisa dai popoli europei. Sappiamo pure che è un artificio per non passare sotto le forche caudine del referendum in alcune nazioni dove già la costituzione Ue fu bocciata, per esempio la Francia, e sappiamo pure che la nostra Carta, scelleratamente, non prevede la consultazione popolare su questi temi.
Sappiamo infine che qualunque che sia il risultato elettorale del prossimo aprile dalle urne uscirà una larga maggioranza parlamentare a favore del trattato di Lisbona, essendo Pd e Pdl ugualmente asserviti a questa Europa delle banche.
Ciò nonostante chiediamo che si salvi almeno la forma, che non venga fatta questa ultima violenza alla sovranità nazionale italiana già tanto umiliata.
Napolitano ha detto che “è indispensabile in questo contesto che nessuno Stato membro si sottragga alle sue responsabilità e agli impegni ancora una volta assunti” e che “l’Italia deve fare la sua parte”...: ma il popolo italiano non ha mai preso alcun impegno in tal senso, perché nessuno ha mai chiesto il suo parere, come per l’introduzione dell’euro o per le manovre lacrime e sangue che furono “necessarie” per trascinare l’Italia in questa finta Europa.
Napolitano, ancora una volta non ha parlato da presidente degli italiani, ma da presidente della politica italiana, questa volta bipartisan.

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