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Osservatorio Economia
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Contro la "recessione ufficiosa", subito un taglio delle tasse

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Venerdi 5 Settembre 2008 – 15:05 – Sabrina Lauricella stampa
Contro la



Recessione. Una parola che piace poco, anzi affatto. Tanto più a politici e governanti, incaricati di prendere le decisioni sulla politica economica pur avendo, oggi, leve e strumenti spesso limitati e inadeguati. Eppure, al di là della sua definizione tecnica, quella - per intenderci - da libro di testo che prevede due trimestri consecutivi di riduzione della crescita del Pil, la recessione è ormai una realtà per tutti, nonostante in molti si ostinino a sminuirne la portata nascondendo la testa sotto la sabbia. La definizione ufficiale, infatti, è una regola empirica e convenzionale, come dimostra la recessione americana del 2001, ammessa dal National Bureau of Eco-nomic Research (Nber), l’organizzazione di ricerca ‘incaricata’ di datare inizio e fine delle recessioni, nonostante il Pil Usa si sia contratto solo per tre mesi consecutivi. Per molti economisti e per il Nber dunque, come in quel caso si può parlare di recessione anche quando si verifica un importante rallentamento delle principali grandezze economiche, come l’occupazione, la produzione industriale e soprattutto le vendite al dettaglio.
Secondo i dati dell’Icc di luglio, l’indicatore dei consumi elaborato dall’Ufficio studi di Confcommercio, diffusi ieri da Piazza Belli, dopo un giugno drammatico la crisi dei consumi si è acuita a luglio, facendo segnare il quinto mese consecutivo di riduzione della spesa delle famiglie. Dati negativi che neppure la stagione dei saldi e la successiva strategia degli “ulteriori ri-bassi”, attuata dai commercianti per compensare il calo degli acquisti, è riuscita a rallentare. Nel settimo mese dell’anno, secondo quanto segnalato dall’associazione guidata da Carlo Sangalli, la domanda delle famiglie si è ridotta rispetto allo stesso periodo del 2007 e gli acquisti sono scesi dell’1,0% in termini quantitativi, dopo il meno 4,3% registrato a giugno e pari al valore peggiore dal 2001 ad oggi. Nel complesso, ha concluso l’associazione, nei primi sette mesi del 2008 il calo è stato del 2,2%, a fronte di un aumento dell’1,3% registrato nello stesso periodo del 2007. Il dato è molto significativo, dal momento che una frenata dei consumi finali è già “recessiva” anche se pari a pochi decimi di punto.
Considerando poi i recenti tagli delle previsioni di crescita del Pil per il 2008, è prevedibile nei prossimi mesi una ulteriore flessione della domanda interna per consumi, che promette di mantenere molto contenuta l’evoluzione produttiva. La produzione industriale ad esempio, stando agli ultimi dati di Confindustria, si è ridotta a luglio dello 0,9% rispetto a giugno e di certo si ridurrà ancora nei prossimi mesi a seguito del deciso calo degli ordinativi registrato a giugno. Nel solo mese di luglio la domanda di beni è scesa in termini di quantità dell’1,7% rispetto allo stesso mese del 2007 mentre quella di servizi è cresciuta di appena lo 0,4%, confermando comunque una stagnazione nei primi sette mesi dell’anno, a fronte di un aumento del 2,2% dello scorso anno.
Le famiglie, insomma, ha sottolineato la confederazione di Piazza Belli, continuano comprimere i consumi meno necessari a seguito dei forti rincari dei beni, particolarmente elevati per l’aggregato “alimentari, bevande e tabacchi” e per i beni e servizi per la mobilità, che dopo la già pesante riduzione di giugno (-6,7%) hanno subito a luglio una riduzione tendenziale delle quantità acquistate del 2,4%, pari a meno 3,6% nei primi sette mesi del 2008.
Neppure la moderata crescita congiunturale (+0,2%) può cambiare gli orizzonti: secondo Confcommercio, il dato va infatti considerato con “estrema cautela” in quanto appare rappresentativo non tanto di un’inversione di tendenza nei comportamenti delle famiglie quanto di un tentativo di non comprimere ancora consumi reputati già ad un livello troppo basso. Lo stesso può dirsi per i beni e servizi per le comunicazioni, ancora una volta sono stati gli unici a crescere in termini di quantità (+9,2%), e per quelli per la cura della persona (+1,7%).
A conferma delle forti pressioni del settore, poi, i beni ed i servizi per la mobilità hanno subito a luglio un calo tendenziale della domanda del 6,7%, dopo il meno 11,9% di giugno, accompagnato da una significativa riduzione delle vendite di autovetture e motocicli alle persone fisiche e una flessione del 26,4% delle immatricolazioni di auto di agosto da parte delle persone fisiche e le imprese, dato peggiore dal maggio del 2005.
Non meno preoccupanti, per il centro studi di Confcommercio, i dati di agosto sulla fiducia delle famiglie, elaborati dall’Isae, che prevedono uno scenario dei consumi “particolarmente cupo”, superabile, secondo Piazza Belli, solo con l’incremento della produttività. “Cinque mesi consecutivi in cui i consumi sono calati in maniera significativa. Questo dato - ha commentato Sangalli - ci consegna un’amara prospettiva: che il 2008 si chiuderà con il segno meno sia per il Pil che per i consumi”. L’aspetto più preoccupante, per il presidente, “è la morsa” che stringe l’Italia: da una parte il “persistere di una bassa crescita e dall’altra la continua riduzione del reddito procapite”. Situazione che, ha spiegato, “raffredda il clima di fiducia delle famiglie e blocca gli investimenti delle imprese”. Di certo occorre “rigore sui conti pubblici”, ha ammonito il portavoce dei commercianti, ma bisogna anche “sfruttare ogni margine di manovra disponibile per ridurre le tasse”.
Una soluzione condivisibile nell’idea di fondo ma non nei dettagli tecnici. Per Sangalli, infatti, bisogna rendere “strutturale la riduzione delle tasse sui premi e sugli straordinari”, soluzione che nel lungo periodo rischia di rivelarsi un boomerang per i lavoratori a causa delle modifiche giuridico-contrattuali di cui potrebbe essere il viatico. Tanto più che, come ha sottolineato il Presidente Federconsumatori Rosario Trefiletti, tramite l’aumento di prezzi e tariffe si è realizzata “una fortissima ed iniqua redistribuzione del reddito” ai danni delle famiglie con redditi da lavoro e da pensione, oppresse dal 2002 dai rincari. Un fenomeno che, stando alle previsioni trimestrali della Bce, riviste ieri al rialzo, porterà l’inflazione in Eurolandia ad un tasso compreso fra il 3,4% e il 3,6% nel 2008 e fra il 2,3% e il 2,9% nel 2009, peraltro a fronte di una crescita, anch’essa rivista ma al ribasso, che l’anno prossimo non dovrebbe superare l’1,6-1,8%.
Più efficace sarebbe invece un taglio generalizzato e significativo delle imposte, specie su carburanti ed energia: solo così si potrebbe dare una sferzata al sistema, compensando la continua crescita dei prezzi e dei costi di produzione, schizzati a luglio, secondo l’Istat, dell’8,3% annuo al lordo dell’energia e del 4,1% al netto, pari al 5,5% in dodici mesi. Di fronte a queste pressioni, non ci sarebbe da sorprendersi se molte imprese dovessero presto chiudere i battenti, causando una grave crisi sul fronte occupazionale. Problema che non rientra nella definizione ufficiale di recessione ma che per le famiglie e il Paese sarebbe una vera disfatta.

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