Il 12 maggio di quest’anno si è svolta a Roma, in piazza San Giovanni, una imponente manifestazione in difesa della famiglia; quella giornata fu denominata dagli organi di stampa “Family Day”. Si registrò una partecipazione di popolo che, oltre ad essere oggettivamente massiccia, apparve appassionata e gioiosa. La presenza del mondo cattolico fu certamente preponderante ma non assoluta; presero parte alla giornata, infatti, anche associazioni e comunità islamiche, cristiane protestanti ed ebree, nonché rappresentanti e popolo del mondo laico. Ovviamente non mancarono esponenti della partitocrazia di entrambi i poli che non persero l’occasione di pavoneggiarsi e di diramare attraverso gli organi di stampa solenni promesse di impegno in difesa e per la promozione di una politica per la famiglia. A distanza di circa sei mesi, come c’era da aspettarsi, i proclami dei politicantropoidi dei due schieramenti sono rimasti lettera sostanzialmente morta: mentre, con estrema scioltezza, si foraggiano con i nostri soldi le missioni all’estero delle nostre Forze Armate al servizio di interessi addirittura antitetici al bene della collettività italiana, al contrario poco viene destinato dall’ultima finanziaria per una politica a sostegno della famiglia. Non si tratta certamente di incapacità e disattenzione: anzi chi, in questi ultimi decenni, ha dominato e manovrato i processi mondiali molto probabilmente sa, fin troppo bene, che la questione famiglia è assolutamente cruciale. Che la famiglia sia un punto estremamente sensibile ne abbiamo avuto la riprova qualche mese fa nella Germania presieduta da Angela Merkel (divenuta ormai la capofila in Europa di coloro che sono più realisti del re in termini di filo-atlantismo): una giornalista è stata spietatamente licenziata dalla televisione di Stato per aver osato affermare, durante una conferenza di presentazione di un suo libro, che il nazionalsocialismo aveva nei fatti dimostrato un’attenzione ed una operatività decisamente più efficaci e valide, nei confronti della istituzione familiare, rispetto ai governi che si erano succeduti in Germania negli ultimi decenni a nulla era valso il fatto che la stessa giornalista, immediatamente ed a scanso di equivoci, avesse espresso una sua netta presa di distanza da quel regime. Tanta ferocia nei suoi confronti è, quindi, spiegabile non in termini antinazisti, ma, coprendosi dietro questo pretesto, la si puniva evidentemente per il coraggio di aver esplicitato una constatazione tanto vera, quanto, proprio per questo, estremamente fastidiosa. Alcuni studiosi ed osservatori hanno, effettivamente, analizzato (dal punto di vista della politica della famiglia) l’operato, di questi ultimi decenni, di quelle istituzioni ed entità che agiscono a livello internazionale e che quindi costituiscono una sorta di embrione di governo mondiale (l’Onu e le sue agenzie, l’Ue, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità etc). Essi ritengono che, non solo si sia fatto pochissimo in favore della famiglia, ma, addirittura, constatano che si è permesso e si è promosso l’affermarsi di una sottocultura che (in nome di un presunto e falso libertarismo) ha teso a boicottare e minare l’istituzione familiare. E’ quanto meno ragionevole sospettare che queste istituzioni siano state infiltrate per porle il più possibile al servizio delle logiche e degli obbiettivi delle oligarchie finanziarie e capitaliste che conducono da tempo una lotta sistematica, spietata e concentrica contro l’istituzione familiare. La distruzione della famiglia è, infatti, uno dei passaggi basilari per rendere l’essere umano il più impersonale, anomico, apolide, asociale, impaurito e, quindi, manovrabile possibile. Si crea così quel vuoto pneumatico che viene riempito tragicamente con il consumo di beni materiali, di droghe, con una modalità di concepire e praticare la sessualità come atto ossessivo, autoreferenziale, narcisistico e scevro da qualsiasi contenuto affettivo. Anche il lavoro non viene, così, più inteso come fisiologico modo di sostentarsi e di esprimere le proprie vocazioni e la propria creatività, ma diventa una sorta di feticcio diabolico dal quale si ricevono illusorie gratificazioni e al cui cospetto si è disponibili a sacrificare tutto di se stessi. La carriera, il successo, il denaro ed un modo perverso di intendere il potere condizionano talmente tanto le relazioni che si arriva ad abiurare l’onore, la lealtà, l’onestà e la solidarietà, cioè quei valori che sono alla base di una buona qualità della vita. La televisione ed il computer si trasformano da possibili strumenti di evoluzione e di benessere in cibo spazzatura per riempire un buco dell’anima che, invece, così si allarga ulteriormente. I figli rischiano di non essere considerati persone da rispettare e da educare con libertà ed autorevolezza ma ingombri che ostacolano le carriere e che spaventano, oggetti delle proprie frustrazioni e proiezioni, strumenti di illusorie rivincite personali. Li si tampona infarcendoli con impegni non veramente scelti dai e per i figli stessi e che, quindi, finiscono per essere incombenze conformiste, assurde e stressanti. Li si parcheggia delegando ad altre istituzioni (anch’esse per altro in profonda crisi), li si riempie di oggetti e li si ammansisce con un falso ed ipocrita permissivismo e libertarismo. Il rapporto uomo-donna può diventare una palude in cui sembra sempre più difficile addentrarsi ed in cui fanno capolino quella competizione, invidia, ostilità e diffidenza che producono una aggressività che sfocia a volte in una disperata violenza. Sabotando la famiglia si colpiscono così le fondamenta dell’individuo e si da vita ad una reazione a catena, circolare, multidirezionale e sinergica attraverso la quale si disgregano anche le altre comunità intermedie come quelle lavorative, scolastiche e territoriali. E’ la famiglia, dunque, la cellula fondamentale della società, l’ambito privilegiato in cui si sviluppano le potenzialità personali e sociali che l’uomo porta inscritte nel suo essere. Eduardo De Filippo fa dire a Filumena Marturamo nella omonima commedia: “a famiglie, a famiglie è chella che se riunisce pe nu sfoghe, pe nu cunsiglie”. Egli sottolinea, in questo modo, la funzione ed il valore della famiglia come possibile e principale luogo della accoglienza e della condivisione delle emozioni e dei turbamenti. Luogo dal quale poter ripartire rinforzati e rimotivati verso il percorso della vita, grazie anche a suggerimenti resi utili e preziosi dall’affetto e dall’esperienza ed in virtù di quella tranquillizzante e nutriente sensazione di sentirsi ascoltati che è possibile se esiste quella capacità di empatizzare che si apprende e si sperimenta proprio in tale ambito. Una società che investe seriamente sulla famiglia è dunque una società che investe sul proprio benessere. L’Articolo 29 della Costituzione sancisce che: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”; l’Articolo 31 dice inoltre: “La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi.” Parole sacrosante, ma che, nell’Italia di oggi, possono quasi apparire utopie per idealisti e romantici. Occorre ribadire, invece, con vigore e chiarezza che non si tratta di parole che ormai hanno perso significato ma di priorità essenziali che devono e possono essere affermate e realizzate concretamente attraverso una vera politica a favore della famiglia. Attraverso, ad esempio, un’offerta costante e diffusa della possibilità, per chi decide di sposarsi e generare, di usufruire di consultori prematrimoniali e prenatali che preparino emozionalmente, spiritualmente ed intellettivamente a questo progetto; la possibilità di trovare spazi e valide risposte in consultori familiari in grado di agevolare e sostenere la famiglia e la coppia nelle sue scelte e nei suoi momenti di crisi; l’opportunità di ottenere quel sostegno psicologico e materiale affinché l’anziano ed il disabile non siano allontanati dal nucleo famigliare per andare tristemente a spegnersi in luoghi senza anima né calore. Tutto ciò al fine di fare in modo che le famiglie somiglino il più possibile a quelle che la psicoterapeuta Virginia Satir definisce famiglie sane, cioè quelle in cui ogni membro ha una positiva autostima ed in cui la comunicazione è chiara, emozionalmente sincera e diretta in cui le regole sono umane, flessibili ed appropriate alla situazione. Una famiglia, inoltre, che, come afferma lo psichiatra Vittorino Andreoli, non solo non tolga libertà di agire al singolo, ma gli dia la forza per farlo. Dal punto di vista più specificatamente sociale ed economico occorre mettere in cantiere progetti che vadano nel senso di permettere ai cittadini che decidono di sposarsi e di generare di farlo trovando facilmente alloggio ed essendo sostenuti economicamente, ove ce ne fosse bisogno, dallo Stato. Si può pensare poi ad un intervento dello Stato e della Collettività che, altresì, permetta alla donna lavoratrice di potersi assentare dal lavoro nel periodo della gestazione e per i due anni successivi alla nascita al fine di essere vicina al proprio figlio in questa cruciale fase evolutiva; ciò senza ricevere danni economici e venendo reintegrata nel posto di lavoro, dopo tale periodo, senza alcun genere di penalizzazione. E’ importantissima la possibilità da parte della famiglia di essere attiva compartecipe nelle scelte di formazione e di educazione tramite un rapporto vivo e scambievole con l’istituzione scolastica. Opportuna da molti punti di vista è l’incentivazione delle imprese a carattere familiare, le quali, infatti. risultano essere (secondo studi sociologici, statistici ed economici) le più valide economicamente, le più durature ed un ulteriore elemento di coesione familiare. Sono queste alcune delle priorità del programma di un movimento politico che si ponga l’obiettivo di una rinascita esistenziale, morale e sociale dell’Italia, sono questi gli obiettivi che ogni italiano dovrebbe porsi. Non c’è nessuna motivazione di costi che possa giustificare il frapporre ostacoli: i benefici che ne deriverebbero sarebbero così molteplici, variegati e profondi da motivare tutte le spese necessarie e contribuirebbero in modo decisivo a bloccare quel lentissimo, ma inesorabile processo di “genocidio” e di “autogenocidio” di cui è vittima e protagonista la nostra Nazione.
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