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Effetti collaterali

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Venerdi 30 Novembre 2007 – 17:07 – Paolo Emiliani stampa
Effetti collaterali

Aveva un solo modo Prodi per salvare momentaneamente il suo governo: porre la fiducia sul ddl sul welfare. Non c’era altro sistema per mettere d’accordo la sinistra cosiddetta radicale, che criticava il provvedimento e chiedeva sostanziose riforme in Aula, e i centristi di Dini, che minacciavano il voto contrario proprio se quelle modifiche fossero state apportate.
Quella fiducia, chiesta da Prodi e non condivisa a sinistra, è stata una medicina amara, ma turandosi il naso l’hanno buttata tutti giù in un sol sorso.
Era però prevedibile che, come tutte le medicine, anche questa avesse pericolosi effetti collaterali, anche gravi.
La sinistra a sinistra del Pd (e non è cosa difficile collocarsi a sinistra del Pd), proprio per cercare di arginare lo strapotere numerico all’interno della coalizione del nuovo partito di Veltroni, sta tentando di portare faticosamente avanti un tentativo di riunificazione, se non in un vero partito almeno in un cartello. Il primo effetto collaterale di questa fiducia estorta è stato proprio una pericolosa spinta centrifuga tra la sinistra radicale.
Sono stati compatti nel criticare la scelta del governo di porre la fiducia sul welfare, pur votando a favore, ma subito divisi sulle modalità di esprimere il loro dissenso.
Insomma, la “Cosa Rossa” rischia di morire ancor prima di nascere.
Al momento di votare il testo finale del provvedimento il Pdci ha deciso di non partecipare lasciando in Aula solo il segretario Oliviero Diliberto, il capogruppo Pino Sgobio e l’ex presidente della commissione Lavoro, Gianni Pagliarini.
Immediata convocazione di un vertice, nel quale i segretari di Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica (Mussi & Co.) hanno espresso “una forte critica nei confronti del modo in cui il Pdci ha votato sul welfare” definendolo “una scelta sleale verso il processo unitario in corso e la collaborazione in atto tra i Gruppi parlamentari della sinistra”.
La risposta di Diliberto è stata dura ed inequivocabile: ha abbandonato il tavolo riconfermando le sue critiche allo strumento della verifica.
Secondo il segretario dei Comunisti Italiani “non servono summit ma fatti” e il voto, anzi il non voto, del Pdci sarebbe “un fatto che esprime un forte disagio”.
Sembra insomma già iniziata una gara per accaparrarsi i voti del popolo della sinistra giustamente deluso da questo governo, una gara a chi è più comunista o, almeno, meno servo di Confindustria e di tutta la cricca liberista dominante.
In questo clima ora il ddl sul welfare sbarcherà al Senato, dove la maggioranza è quella che tutti conosciamo, appesa ad un filo.
Abbiamo sempre pensato che la crisi si aprirà ad anno nuovo, ma - se qualcuno della sinistra si ricorderà che esiste la coerenza... - ora Prodi rischia pure di non mangiare il panettone, a meno che non prevalga la solita voglia di poltrone e che queste siano solo chiacchiere da comari (di sinistra). Sarebbe veramente troppo, anche per i tempi che corrono.

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