Milo Djukanovic è diventato ancora una volta primo ministro del Montenegro, avanzando così la sua onorata carriera politica in quanto “uomo dell’Indipendenza dello Stato del Montenegro”. Ma non dobbiamo dimenticare chi è Milo Djukanovic, il suo presente e il suo passato, che non si limita al suo “evidente” conflitto di interessi derivante dall’essere proprietario della Banca del Montenegro. Il governo guidato dal Partito Social Democratico (DPS) ha deciso di nominare Milo Djukanovic primo ministro del Montenegro. Le dimissioni del capo dell’esecutivo Zeljko Sturanovic, hanno provocato infatti un vuoto legislativo che, sulla base di quanto stabilito dalla Costituzione, ha provocato la caduta del governo. La decisione, secondo alcune indiscrezioni trapelate dal partito di maggioranza, è caduta - come tutti d’altronde si aspettavano - su Milo Djukanovic che avrebbe già chiesto ai rappresentanti del DPS di “decidere sulla nuova formazione di Governo”. “Djukanovic annuncerà l’agenda e le priorità che il nuovo governo dovrà adempiere, e se queste saranno accettate richiederà l’attribuzione del nuovo mandato”, ha riportato la fonte del DPS. “Una conclusione scontata, una semplice formalità”, ha dichiarato il vice-presidente del governo del Montenegro Gordana Durovic, considerando il fatto che tutti segnali rinviavano alla possibilità della sua nomina. Questa è stata per Djukanovic la quinta nomina da primo ministro - considerato che come leader del DPS ha avuto tre mandati come Primo Ministro, due consecutivi tra il 1991-98 e uno tra il 2003-2006, ed uno come Presidente tra il 1998-2002 . Lo stesso Djukanovic ha annunciato dieci giorni fa il suo ritorno sulla scena politica in un’intervista presso la tv Hyatt di Sarajevo, non escludendo la sua nomina a Primo Ministro qualora “le circostanze lo rendano necessario”. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare chi è Djukanovic, il suo presente e il suo passato, che non si limita al suo evidente conflitto di interessi derivante dall’essere proprietario della Banca del Montenegro - insieme al fratello Aca - e si estendono fino alle posizioni esistenti presso alcune procure internazionali per gravi reati finanziari. Djukanovic è attualmente inquisito presso il Tribunale di Bari per i reati di Associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito e al riciclaggio di denaro sporco, ed è in procinto di essere rinviato a giudizio dopo non essersi presentato dinanzi al giudice. Un tale atto, di inspiegabile gravità, pone dei leciti dubbi sulla moralità e la buona fede di un personaggio che è coinvolto in controversie internazionali, spesso rinviate e posticipate, senza portare alla luce la verità dei fatti. Tuttavia, stando alla rilevanza degli atti processuali, molteplici sono le testimonianze di pentiti che accusano Milo Djukanovic di essere stato garante per anni di traffici illeciti con cosche mafiose ed internazionali. Sono stati provati e documentati i rapporti intrattenuti con Banche Internazionali a loro volta coinvolte in cause civili presso il Tribunale di Zurigo, primo tra tutti il caso della Riggs Bank. Condannata nel 2003 presso un Tribunale americano per il reato di riciclaggio di denaro sporco strana, la Riggs Bank viene accusata di aver inviato una somma ingente di denaro presso la Ubs Bank di Zurigo, sul conto Podgoricka Banka, con causale di pagamento “pensioni montenegrine”, così come la Banca Société Generale - azionista di riferimento della Podgorica Banka e attualmente inquisita dinanzi al Tribunale di Parigi per riciclaggio di denaro. Dinanzi al giudice svizzero, Oriano Mattei (si veda la documentazione del Caso Mattei) ha accusato la Podgorica Banka per appropriazione indebita, ottenendo una sentenza favorevole ed un ordine esecutivo di sequestro per tale somma. Nonostante i gravi capi d’accusa che incombono su Milo Djukanovic, la sua figura di statista e di politico resta imperturbabile, dipinto dai media, dalle organizzazioni non governative e dalle Associazioni Internazionali come un paladino del popolo montenegrino, l’uomo dell’indipendenza dello Stato del Montenegro. È invece noto a tutti che il Montenegro può essere definito una colonia della potente famiglia dei Rothschild, che, attraverso società e Banche d’Affari come Société Generale, il Gruppo NVL e la multinazionale Tigranit, controlla la maggior parte dei settori e delle attività industriali montenegrine. Le stesse compagnie hanno finanziato e sponsorizzato l’indipendenza, e in questo progetto Djukanovic ha avuto un ruolo rilevante: con la sua intercessione politica, il Montenegro è divenuto un vero paradiso finanziario e bancario, un porto di riciclaggio di denaro sporco. Ad aiutarci a fare ulteriormente luce sulla figura di Djukanovic potrebbe essere proprio il quotidiano Vijesti di Podgorica - e in particolare il direttore Zeljko Ivanovic - che ha condotto lunghe indagini sui traffici e sulle inchieste internazionali sul primo ministro. A causa dei rapporti di inchiesta pubblicati dal quotidiano, Milo Djukanovic ha intrapreso una causa per diffamazione, chiedendo danni per oltre 1 milione di euro, una somma che decreterebbe così il fallimento del Vijesti di Podgorica. Stranamente, lo stesso Zeljko Ivanovic, direttore del giornale Vjesti, è stato protagonista di una brutale aggressione, punita dal Tribunale di Podgodica con la condanna dei due aggressori, ritenuti tuttavia da Ivanovic non i reali colpevoli, probabilmente perché autori della mera esecuzione del delitto. Per tale motivo Zeljko Ivanovic ha duramente replicato la sentenza affermando che “il giudice ed il tribunale non hanno avuto la forza di resistere alle pressioni dei poteri invisibili. La sentenza serve solo agli interessi di quelli che ha ordinato l’attacco contro me”. Parole con cui Ivanovic ha inteso riferirsi allo stesso Milo Djukanovic, ritenuto il mandante dell’aggressione. Tutto questo non è bastato a demolire l’immagine collettiva ed europea di Djukanovic. A contribuire all’opera di sostegno e di rivalutazione del Montenegro e del suo ex primo ministro, sono soprattutto attraverso le trattative diplomatiche per l’integrazione europea del presidente del Comitato del Parlamento europeo per relazioni con l’Europa Sud-orientale, Doris Pack. La rappresentante europea, ha infatti dichiarato, in occasione della ratifica dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione, che il Montenegro “non è solo un Paese corrotto, un paradiso per il crimine organizzato, il contrabbando e il riciclaggio di denaro, o il paese dei rapporti del Vijesti di Podgorica”. Pack ha ribadito che Djukanovic è ritenuto dall’Unione europea “come uno dei candidati più seri, in grado di portare avanti la sua elezione con successo”, e per tale motivo può contare sull’incondizionato sostegno dell’Europa. In tale dichiarazioni si può così leggere il chiaro messaggio di sostegno nei confronti di Djukanovic, e dello stesso Stato montenegrino, da parte dell’Ue, nonostante vi siano ancora aspetti oscuri sulla sua legislazione bancaria e finanziaria. Viene accreditata la figura di Djukanovic, quale unico esponente politico in grado di rappresentare il Montenegro all’interno della Comunità europea, come persona di “alta moralità” ed integerrima credibilità. Questo incondizionato supporto da parte dell’Unione europea ci lascia tuttavia senza parole, e soprattutto con molti dubbi, in quanto un’istituzione internazionale non può conferire tutto il suo appoggio nei confronti di persone politiche sulle quali incombono dei processi penali e civili. Processi che subiscono, tra l’altro, numerosi tentativi di ostruzionismo da parte degli stessi accusati, in modo da bloccare le indagini e impedire così di arrivare ai dovuti chiarimenti dinanzi alla legge. Probabilmente questo accade perché alla base di tutto vi sono ancora dei centri di potere, che fanno capo ad entità bancarie e finanziarie, che premono affinché determinati personaggi continuino ad emergere e ad accentrare nelle proprie mani il governo politico degli Stati. Le stesse forze continuano a speculare a destabilizzare i mercati finanziari, grazie alla compiacenza di personaggi politici che si prestano a tali giochi di poter pur di restare sempre ai vertici della piramide. La Comunità europea, che rappresenta in questo momento l’unione dei più importanti Stati occidentali, dovrebbe prestare le dovute cautele prima di dare credito a certi pericolosi meccanismi che, una volta in moto, possono distruggere intere economie e intere regioni.
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