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Olezzi nazionali

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Sabato 2 Febbraio 2008 – 20:40 – Decio Siluro stampa
Olezzi nazionali


I telegiornali nazionali da qualche tempo non dedicano molta attenzione all’emergenza rifiuti della Campania. Qualche servizio interno, mai la prima pagina. Anche i programmi giornalistici cosiddetti di approfondimento, con l’eccezione di Porta a Porta, sembrano ormai non più interessati al fenomeno. Gran parte degli italiani, ovviamente campani esclusi, avranno quindi pensato che l’emergenza rifiuti è stata superata, che il commissario straordinario De Gennaro ha fatto il miracolo, che Napoli e tutte le altre città siano state liberate dai rifiuti o, almeno, che questa sia la tendenza. Non è vero.
E’ stato fatto poco o nulla e soprattutto è stato fatto male, ma le colpe non possono essere date tutte a De Gennaro, che, per quanto quasi omonimo del patrono di Napoli, non poteva fare alcun miracolo, perché i guasti erano profondi e radicati. La disattenzione mediatica può essere poi solo in parte giustificata dall’attuale crisi di governo che ovviamente ha preteso le prime pagine di giornali e tg, i servizi sul tema passati in modo defilato sembrano far parte di un’oculata strategia per far credere quel che non è. Il governo Prodi è caduto e nuove elezioni sono dietro l’angolo, manovre “stravaganti” a parte, ed il centrosinistra non vuole ammettere le sue responsabilità, quelle responsabilità che imporrebbero le dimissioni almeno di Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, del sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino e, soprattutto, del governatore della Campania ed ex sindaco del capoluogo partenopeo Antonio Bassolino.
La disinformazione sull’emergenza rifiuti deve quindi anche farci interrogare su quale sia in Italia la vera lobby che detiene il monopolio dell’informazione, altro che quel famoso conflitto di interessi del Cavaliere che è sembrato essere l’unico tormentone (a)politico utilizzato da dieci anni a questa parte dalla sinistra collaborazionista.
A proposito di leggi ad personam, altro cavallo di battaglia del centrosinistra, che dire della disposizione del ministro degli interni Amato data, nel silenzio generale dei media, per permettere a Veltroni di attendere l’esito del tentativo di Marini prima di decidere se dimettersi o meno dalla carica di sindaco di Roma? Già, perché se si voterà a primavera il leader del Pd e candidato alla presidenza del Consiglio, dovrà dimettersi da primo cittadino della capitale, ma questo sarebbe avvenuto troppo tardi per inserire Roma nella tornata amministrativa di giugno e così sarebbe stato necessario per un anno ricorrere al commissariamento straordinario. Amato ha irritualmente procrastinato la naturale scadenza: una legge ad persona bella e buona.
Il fatto è che il centrosinistra non vuole perdere la continuità (di clientelismo) nelle città da lei amministrate per un passaggio di poltrona molto più agevole. Proprio quello che è successo a Napoli tra Bassolino e Jervolino, in pratica un regno più che decennale, un regno seppellito sotto una montagna di rifiuti maleodoranti.

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