inv RICERCA 
inv
inv
rinascita.Info librad :: italia
inv
inv
L'EUROPA, UNA VOLONTÀ UNICA, FORMIDABILE, CAPACE DI PERSEGUIRE UNO SCOPO PER MIGLIAIA DI ANNI. NIETZSCHE
inv
inv
inv
inv
PAGINA PRINCIPALE > ACCESSO :: LIBERO
inv
Primo Piano
inv

Conferenza di Annapolis: Olmert ridimensiona le aspettative

invia
Giovedì 29 Novembre 2007 – 18:17 – Antonella Vicini stampa
Conferenza di Annapolis: Olmert ridimensiona le aspettative


A neanche ventiquattro ore dai trionfali risultati proclamati martedì ad Annapolis sono stati già effettuati i primi passi indietro dal premier israeliano Ehud Olmert, a conferma del significato puramente di forma di quanto avvenuto martedì negli Stati Uniti. Ieri, infatti, il capo dell’esecutivo di Tel Aviv ha prontamente ridimensionato le aspettative di pace entro il 2008, la data fissata da George W. Bush per sue esigenze politiche, allungando nuovamente e indistintamente i termini di un accordo a venire.
“Non stiamo cercando di dare a intendere che un’intesa possa essere trovata entro una settimana o entro un anno”, ha spiegato.
Propaganda ad uso e consumo della platea internazionale, ha sottolineato ieri il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, sottolineando che “molto presto anche le persone più stupide capiranno che la conferenza di Annapolis era destinata fin dall’inizio al fallimento”.
Gli elementi per giungere a questa conclusione ci sono tutti: una dichiarazioni di intenti siglata a forza all’ultimo minuto grazie alle pressioni della Rice, la persistenza di questioni irrinunciabili per entrambe le parti, la sicumera israeliana che contrasta con la debolezza dei rappresentanti palestinesi e la prosecuzione delle operazioni militari sui Territori. Due agenti della polizia navale di Hamas sono rimasti uccisi ed altri tre sono stati feriti, ieri, in un raid aereo lanciato dalle forze israeliane a Gaza.
L’intesa siglata tra Abbas e Olmert non convince neanche in Israele dove dubbi e scetticismo sono rimbalzati sulle pagine dei quotidiani nazionali che hanno sottolineato la difficoltà che i due leader mantengano realmente gli impegni presi, considerando che Abu Mazen rappresenta solo una parte dei palestinesi, mentre Olmert guida una coalizione eterogenea, costretta ad aprire alla destra radicale e per questo impossibilitata a fare concessioni.
“Fare la pace per le telecamere”, ha ironizzato Maariv, aggiungendo che le “cerimonie per la pace dovrebbero tenersi solo dopo che la pace è stata raggiunta”, senza rischiare così “un serio disastro”. Per Yediot Aharonot, invece, “servirebbe un miracolo per completare l’accordo entro un anno”.
In Siria, i commenti del giorno dopo sulla stampa parlano, invece, di una pace possibile solo se sarà globale e comprenderà tutti gli aspetti del conflitto arabo-israeliano. Ancora una volta quello che è emerge chiaramente è un interesse siriano del tutto privato nell’intervenire nella questione.
Il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal al Mekdad, martedì aveva ribadito l’importanza che Israele si ritiri da tutti i territori arabi occupati. L’urgenza di ottenere da Tel Aviv la restituzione delle alture del Golan è la stessa che ha portato la delegazione di Damasco ad Annapolis e che ieri ha portato il quotidiano Tishrin ad una apertura verso gli Usa; la seconda nel giro di pochi giorni.
La conferenza è stata salutata come “un’opportunità per verificare la serietà dell’amministrazione americana nel lavorare per la pace”.
Una posizione inedita che farà sorgere qualche interrogativo a movimenti come Hamas, il cui leader si trova in esilio in Siria, e in Paesi come l’Iran che vedono la prospettiva che si incrini l’asse con Damasco.
Ahmadinejad ha già palesato una certa irritazione per partecipazione dei paesi arabi al summit, compreso un alleato come la Siria. Se un effetto immediato post Annapolis c’è stato è stato quello che creare scompiglio in un sistema di alleanze che sembrava stabile.
Un punto a favore delle strategie atlantiche.
Intanto ieri, dopo il colpo di teatro di martedì, il presidente George W. Bush ha incontrato nuovamente Olmert e Abbas, prima separatamente e poi insieme, offrendo il Giardino delle Rose della Casa Bianca per una photo opportunity e per la cerimonia ufficiale per inaugurare i negoziati, lo stesso luogo della storica stretta di mano tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat nel 1993, in occasione gli accordi di Oslo.
Il lavoro prosegue dunque all’insegna dello spot propagandistico per il presidente Usa.
Il segretario di Stato Condoleezza ha definito quanto avvenuto ieri a Washington come prima tappa per gli incontri bilaterali che si svolgeranno, da ora in poi, regolarmente. Nell’agenda di Foggy Bottom, è previsto un altro incontro il 12 dicembre.

inv
Commenti ( 0 )
inv
inv archivio :: abbonati :: inv
inv invinv^ inv
inv
In Primo Piano :: libero
continua :: libero ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: libero
prima pagina ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: abbonati
  • Prossimamente
continua :: abbonati ::
inv inv inv
inv
inv
© rinascita soc. coop. ed. a r.l. - 2002–'07
inv
inv invinv
inv
inv
inv