Resistere, resistere, resistere: questo fu l’invito, certo inopportuno, che il magistrato Borrelli fece qualche tempo fa alla “sua” parte politica e questo sembra essere diventato il credo di Prodi. Resistere contro ogni logica politica, resistere contro ogni logica aritmetica, resistere contro ogni logica morale. Presentarsi nell’aula di Palazzo Madama era diventato un suicidio, ma lui, imperterrito, sembrava intenzionato ad andare avanti, fedele al motto dopo di me il diluvio, ovvero se cado io si torna alle urne. La politica italiana è però molto stravagante ed a cambiare le carte in tavola ci ha pensato il presidente Napolitano. E’ come se in una partita di basket ad un certo punto l’arbitro chiama time out e spiega ad una squadra quale dovrebbe essere la tattica giusta per cercare di non perdere l’incontro. Ieri Prodi è salito al Quirinale e forse qui Napolitano gli ha aperto gli occhi. Il discorso potrebbe essere stato questo: caro Romano, i numeri al Senato proprio non li hai. Intanto perché i senatori a vita che potranno votare sono solamente sei (Pininfarina è malato) e questo da solo significa bocciatura, a parte i voti contrari già annunciati da Fisichella e da Dini che potrebbere trasformare la sconfitta in disfatta. Tu, allora, dimettiti dopo il voto della Camera, che ci penso poi io a cercare di imbastire un nuovo governo “istituzionale”, magari provando pure a ridarti l’incarico. Un governo a tempo per fare la riforma elettorale. Chi lo vuole? A chi farebbe comodo? Lo vuole certo il Pd, non lo vogliono i piccoli partiti che a questo punto potrebbero non volere trascinare la legislatura solamente per giungere ad una riforma che li penalizza. Rifondazione, però, sarebbe disponibile e forse anche l’Udc. Parte dell’Udc, cioè Casini, che potrebbe però dover affrontare le ire di Berlusconi e la fuga dal suo partito di una bella fetta capeggiata dal già voglioso di Pdl Carlo Giovanardi. Qui, però, si fanno ambigui i desideri più profondi e intimi del Cavaliere. La riforma elettorale che premia il bipartitismo lo intriga parecchio (di fatto garantisce un lungo e radioso futuro a Pd e Pdl), ma c’è di più. Se si votasse in primavera non sarebbe questo parlamento, ma il successivo, ad eleggere chi subentrerà a Napolitano sul Colle. Se invece si votasse in autunno o con maggior certezza a primavera 2009 sarà quella la legislatura della fine del settennato di Napolitano. L’ambizione presidenziale di Berlusconi è nota, la sua possibilità di vittoria al prossimo giro di carte è elevata: uno più uno potrebbe fare due. Ecco quindi che si apre un nuovo scenario, con un governicchio di transizione, difficilmente guidato da Prodi (troveranno il tecnico falso e politico vero di turno), che dribblerà i referendum, farà le riforme e continuerà ad affossare l’Italia. Come ha fatto Prodi e come farebbe anche un governo di centrodestra, diverso nel colore ma uguale nel servilismo atlantico e nel liberismo selvaggio. |