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La crisi è morale

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Mercoledì 23 Gennaio 2008 – 15:47 – Paolo Emiliani stampa
La crisi è morale

La crisi politica è ormai aperta, e non da ora, ma un’altra, assai più grave, potrebbe aprirsi giovedì al Senato: la crisi morale della politica.
In una democrazia, quale l’Italia dice di essere, il governo dovrebbe essere sostenuto da una chiara maggioranza parlamentare, espressione del voto dei cittadini. In questo senso il governo Prodi, fin dalla sua nascita, ha mostrato non poche criticità. A parte le polemiche e i sospetti che hanno accompagnato lo spoglio e quindi l’ombra sui risultati finali, soprattutto per le decisive schede dei collegi esteri, la maggioranza di centrosinistra è stata da subito assai risicata. Al Senato, infatti, Prodi poteva inizialmente contare su 158 voti contro i 156 dell’opposizione, uno scarto minimo che spesso si sarebbe tramutato in una sconfitta per il governo se non fossero provvidenzialmente giunti in aiuto del governo i voti dei senatori a vita, sette, tutti centrosinistri.
Questo anomalo e per certi versi poco corretto comportamento dei senatori a vita è stato spesso oggetto di polemiche che hanno anche direttamente investito il presidente Napolitano, accorso in aiuto della Montalcini in una disputa con Storace.
Ora però le cose sono cambiate. Le dichiarazioni di Mastella e l’uscita dell’Udeur, che ha tre senatori, dalla maggioranza hanno infatti cambiato i numeri in questo modo: centrosinistra 155, opposizione 159. A questo va aggiunto Turigliatto, che ha già detto che non voterà più la fiducia al governo e sappiamo che al Senato anche l’astensione vale come voto contrario: ed a questo punto siamo 154 a 160.
Ci sono poi a rischio per Prodi anche i voti dell’altro dissidente di sinistra Rossi, quello di Fisichella, e tutto il gruppo di Dini.
Questo basta a avanza per considerare terminata l’esperienza di questo governo e Prodi non avrebbe dovuto far altro che salire al Quirinale e rassegnare le sue dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica che le avrebbe dovute accogliere.
Prodi ha però già detto che non lo farà, che vorrà sottoporre il suo governo al voto dei due rami del parlamento.
Cosa spera il Professore? Non certo di recuperare l’Udeur e certo neanche Turigliatto, forse gli altri, ma allora per restare in sella ci vorrebbe il pieno dei voti dei senatori a vita che porterebbero il conteggio finale 161 a 160 per il centrosinistra.
Sarebbe questa, però, una gravissima crisi morale, perché il governo sarebbe sorretto da una minoranza parlamentare eletta, non sarebbe nemmeno più possibile parlare di democrazia rappresentativa, visto che i vari Montalcini, Scalfaro & Co. non rappresentano proprio nessuno.
Le cattive condizioni di salute del senatore a vita Pininfarina lasceranno però nell’incertezza anche questo conto, perché un pareggio 160 a 160 equivarrebbe ad una sconfitta per il governo.
Naturalmente, ammesso che questo ignobile inciucio si possa consumare, il governo non avrebbe mai i numeri per poter effettivamente governare e l’Italia rischierebbe una continua paralisi istituzionale.

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