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Morti bianche: dati controversi

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Venerdi 21 Dicembre 2007 – 12:59 – Tatiana Genovese stampa
Morti bianche: dati controversi



In un momento in cui la questione della sicurezza sui luoghi di lavoro è tornata drammaticamente protagonista a causa delle tante anzi troppe “morti bianche”, il governo trova l’occasione per sdrammatizzare. L’occasione ghiotta è stata la presentazione del bilancio sociale dell’Inail, secondo il quale il numero dei morti sul lavoro sarebbe in calo. Secondo il rapporto infatti i casi mortali nel periodo gennaio-settembre 2007 ammontano a 965, il 2,1% in meno rispetto ai 986 dello stesso periodo del 2006. Ma la strana inversione di tendenza riferita dai dati, ma in realtà smentita dagli ultimi fatti, è spiegata anche dall’Inail che di fatto i dati relativi al 2007 non sono consolidati e quindi non direttamente confrontabili con quelli dell’omologo periodo del 2006. E questo vale in modo particolare per i casi mortali, ma anche per i criteri di rilevazione adottati - decessi avvenuti entro 180 giorni dall’infortunio - e per i maggiori tempi tecnici di trattazione, definizione e trasmissione richiesta da questa tipologia di eventi. Sempre secondo il bilancio anche gli infortuni registrati nel periodo, comunque, sarebbero inferiori: 689.926 rispetto ai 700.490.
Il trend degli infortuni sul lavoro, inoltre sempre ad avviso dei dati dell’Inali, sarebbe comunque in via di diminuzione negli ultimi anni: nel 2002 erano 992.655, mentre nel 2006 erano 927.998, ovvero meno 6,5%. Gli infortuni mortali sono invece passati dai 1.478 del 2002 ai 1.302 del 2006, il 12,1% in meno.
Ciò tuttavia che in quest’occasione non è emerso ma che comunque si evince sempre dal “resoconto” effettuato dall’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è il dato significativo per cui il valore aggiunto dell’Inail, che si consolida intorno ai 9,5 miliardi di euro, sarebbe destinato per il 61% agli infortunati e ai loro familiari e per circa il 10% agli oneri per il personale. Tra i destinatari del valore aggiunto compaiono poi le imprese, le amministrazioni pubbliche e altri soggetti tra cui i patronati e le attività scientifiche. Mentre per la prevenzione l’Inail destina soltanto lo 0,09% del proprio bilancio, una cifra non solo esigua ma preoccupante.
Giovanni Guerisoli, presidente del Civ Inail, a margine della presentazione ha sottolineato criticamente che il bilancio sociale non solo conferma il bisogno di completare la riforma introdotta dal decreto legislativo 38 del 2000, “per la quale era prevista una verifica biennale che non e’ stata effettuata in oltre sei anni”, ma evidenzia anche la necessità di recuperare un livello di tutela maggiore nei confronti degli infortunati, anche attraverso la modifica delle percentuali inserite nel decreto “che hanno fissato al 16% il tetto al di sotto del quale non si dà luogo alla corresponsione della rendita, ma soltanto ad un semplice rimborso”.
Per quanto riguarda le imprese poi i dati di bilancio confermano la necessità di realizzare una riduzione generalizzata dei premi, accompagnata da una riduzione selettiva. Guerisoli è convinto a tal proposito che bisogna generare un meccanismo premiale più efficace di quello attuale, in quanto “il numero delle imprese che ne usufruiscono ammonta a poco più di 16 mila su oltre 3 milioni di pratiche assicurative”. È quindi evidente che il sistema va corretto, tuttavia per il presidente del Civ le criticità dell’Inal dipendono soprattutto da fattori esterni. In primo luogo da una componente normativa determinante che determina anomalie nel settore della prevenzione e in quello della riabilitazione e reinserimento.
Per Guerisoli quindi l’Inail non avrebbe grandi responsabilità in quanto all’Isituto sono riconosciuti solo compiti molto marginali in tema di prevenzione, e avrebbe dunque solamente competenze nel campo della vigilanza. Ma se per il numero uno del civ Inail, i problemi non dipendono dalle responsabilità della struttura, ma dai limiti del contesto nel quale è chiamato ad operare, limiti imposti tra l’latro da una normativa, in realtà qualcosa in più l’Istituto potrebbe farlo. Per quanto attiene infatti alla competenza della vigilanza, l’Inail potrebbe indirizzare i controlli più che alla verifica della regolarità dei premi , alla specificità del settore, e quindi alla salute e sicurezza, divenendo magari uno strumento di sostegno nei confronti delle imprese che intendono seriamente adeguare le proprie regole e i propri impianti per tutelare maggiormente i propri lavoratori.

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