inv RICERCA 
inv
inv
rinascita.Info librad :: italia
inv
inv
L'EUROPA, UNA VOLONTÀ UNICA, FORMIDABILE, CAPACE DI PERSEGUIRE UNO SCOPO PER MIGLIAIA DI ANNI. NIETZSCHE
inv
inv
inv
inv
PAGINA PRINCIPALE > ACCESSO :: LIBERO
inv
Primo Piano
inv

Togliamoci il Capello dall'occhio

invia
Mercoledì 19 Dicembre 2007 – 11:26 – Lorenzo Moore stampa
Togliamoci il Capello dall'occhio

Aveva 24 anni nel 1970, e tirava calci ad un pallone in una squadra di serie A, la Roma, non avvezza ai vertice delle classifiche. Poi il salto alla Juventus, tre scudetti e diviene una presenza fissa della nazionale italiana della prima metà degli anni '70, totalizzando trentadue presenze e otto reti. Di lì in poi un curriculum da campione, sia come calciatore che allenatore. Un po’ meno in gamba - ma lautamente pagato - come commentatore sportivo della Rai.
Parliamo di Fabio Capello, of course.
Che, come ogni pietra d’Italia sa, è ora quell’allenatore dell’Inghilterra che ha avuto il suo stentato vernissage a Londra un paio di giorni fa.
Raccogliendo la consueta, ampia, dose di critiche e di lodi in Italia e nella sua nuova patria di adozione.
Se gli inglesi non sono stati certo teneri con Capello - trattato da “spaghetti alla carbonara”, incapace di apprendere la lingua se non con 3-4 ore al giorno di improbabile studio, nonostante il suo “salario da 4,8 milioni di sterline l’anno” (Times), o da deficiente dal Sun (che ha elaborato per lui un manualetto linguistico di sopravvivenza) - gli italiani, quelli, però, che scrivono di sport, lo hanno subito difeso dalle dichiarazioni britanniche di “mission impossible” vantando... il suo à plomb very British, il suo sapere tattico, la sua onniscienza strategica.
Nessuno, ci sembra, si è invece soffermato su una frasetta gettata lì, in italiano, nella conferenza stampa di lunedì. “Non ho mai pensato, non ho mai desiderato, allenare la nazionale di calcio italiana”, ha detto quest’uomo tutto di un pezzo.
Chissà perché.
Forse la nazionale italiana, probabilmente, non fa guadagnare molti soldi...
Forse l’uomo non può concepire di essere equiparato ad un Donadoni, o a un Lippi, o a un Bearzot...
Forse non ricorda quando - aveva 24 anni, e giocava appunto nella Juve - quei mondiali del Messico del 1970 che furono una scintilla vitale per un’Italia che si ricordò allora di avere una bandiera, una storia comune, un’unico destino... Magari nel pallone, e in null’altro.
Oppure sono tutti e tre, questi elementi, quelli che lo fanno preferire Albione all’Italia.
Ha detto che la sua “nazionale” andrà, nel 2010 in finale in Sudafrica.
Non ha ipotizzato però con quale squadra la nazionale dei Tre Leoni se la dovrà vedere, in quella ipotetica finale.
Mettiamo il caso che sia la nazionale italiana.
E che la “sua” nazionale perda. Ma sì, anche ai rigori.
Un bel quadretto. Che schiaffo al “Mister”.
Qui bisogna proprio tifare per la nostra nazionale prossima ventura. Ci toglieremo un capello dall’occhio.

inv
Commenti ( 0 )
inv
inv archivio :: abbonati :: inv
inv invinv^ inv
inv
In Primo Piano :: libero
continua :: libero ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: libero
prima pagina ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: abbonati
  • Prossimamente
continua :: abbonati ::
inv inv inv
inv
inv
© rinascita soc. coop. ed. a r.l. - 2002–'07
inv
inv invinv
inv
inv
inv