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Il libro: Impero, un concetto vivo più che mai

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Venerdi 16 Novembre 2007 – 19:49 – Mikael De Gasperi - Carmelo Ferlito stampa
Il libro: Impero, un concetto vivo più che mai

Il concetto di impero può apparire obsoleto e anacronistico, un refuso appartenente a un periodo storico oramai lontano nel tempo. In realtà, osservando il panorama geopolitico odierno, risulta quanto mai attuale, soprattutto se posto in relazione alla politica estera perseguita dagli Stati Uniti. Una politica totalmente imperniata sul potere militare e sui comandamenti del Washington Consensus, fortemente votata all’omologazione globale del modus vivendi economico e culturale. In un simile contesto emergono solamente spinte che derivano da motivazioni riconducibili a comportamenti massimizzanti latu sensu. Si lascia, in tal modo, una vasta zona grigia nella quale trovano collocazione tutte le spiegazioni di carattere sociologico. Proprio a partire da tale argomentazione, si sono sviluppate le considerazioni con le quali Alberto Pasolini Zanelli, il 6 novembre scorso, ha deliziato la platea in occasione della presentazione veronese del suo ultimo libro (Imperi II, Edizioni Settecolori), evento organizzato con il patrocinio del Comune di Verona. Dopo i saluti dei consiglieri comunali Massimo Mariotti (An) e Andrea Miglioranzi (Fiamma Tricolore), promotori dell’incontro, e le efficaci introduzioni del giornalista Silvino Gonzato e del filosofo Giovanni Perez, l’Autore ha sottolineato l’importante influenza del think tank dei neo-con, gruppo di pensiero particolarmente influente presso i Conservatori americani, anche se molti degli appartenenti a questa corrente intellettuale provengono dal mondo liberal e di sinistra.
Pasolini Zanelli ha distinto chiaramente tra l’orientamento degli Stati Uniti “urbani” e di quelli “rurali”; nei secondi è più vivace l’influenza Neo-Con, proprio perché si tratta spesso di comunità locali rette da pastori evangelici secondo schemi piuttosto semplicistici. In queste comunità un peso particolare è dato alla lettura delle Sacre Scritture, in particolare del Vecchio Testamento e dell’Apocalisse, interpretate però alla lettera. Gran parte del popolo Usa, insomma, attende la fine del mondo e spera nella totale legittimazione dello Stato d’Israele proprio perché, prima della fine dei tempi, gli ebrei torneranno ad avere una patria. Ovviamente, in questa lettura viene trascurato il passo secondo cui, prima dell’Apocalisse, gli ebrei si dovrebbero convertire al cristianesimo. Le comunità evangeliche, dunque, pongono particolare attenzione a tutti quei passi inerenti la Gerusalemme Celeste, realizzazione del regno dei giusti, materializzazione della perfezione, della ricchezza e dello splendore. Il nesso che lega tale visione con l’attuale scacchiere geopolitico, come detto, è da ricercare nella formazione dello stato di Israele e quindi nell’eliminazione di tutti gli ostacoli che impediscano il compimento di tale fine.
Il messaggio che Pasolini Zanelli ha voluto lanciare all’auditorio è stato chiaro: negli Usa stiamo assistendo a una recrudescenza della Chiesa Evangelica come una delle molte fabbriche del consenso – per dirla à la Chomsky – che, mediante una lettura faziosa di un testo religioso, concorre alla generazione di quell’accettazione necessaria per poter attuare politiche fortemente muscolari.
Chiunque pensi che il risultato delle elezioni presidenziali del prossimo anno possa rappresentare un punto di svolta per un mutamento nell’approccio alle relazioni internazionali, resterà deluso: secondo Pasolini Zanelli, si proseguirà nel solco tracciato dall’amministrazione di George W. Bush. Sotto questo aspetto, quindi, non appaiano significative differenze fra i programmi dei due opposti schieramenti. Insomma, un mix in cui emergono una predominante mancanza di personalità e una notevole dose di opportunismo degli attuali candidati alla presidenza, unita a una generale assenza di volontà di conferire al paese un’impronta diversa. Come a dire «tutto cambi…».
In buona sostanza, dalle parole dell’Autore emerge come sia tutt’altro che inattuale parlare di impero. Del resto, crediamo noi, il concetto di impero è sempre stato presente nella vita dei popoli; la grandezza di imperi come quello romano e come quello sacro romano, però, è stata di non invadere le autonome dei popoli, delle patrie. Nella storia, l’impero è stato una identità spirituale, quasi metapolitica, raffigurante un principio unificatore cui popoli diversi, pur mantenendo le proprie specificità, si ritrovavano nella coscienza comune di un destino condiviso. Oggi i termini di questo binomio (unità spirituale sovralocale e rispetto della località) sono saltati, per lasciare posto ad un concetto di impero materiale, economico e di puro sfruttamento.

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