La nuova “cosa” centrista, il soggetto politico voluto da Rutelli ha ora un nome. Si chiamerà “Alleanza per l’Italia”, anzi “Alleanza X l’Italia” con il segno aritmetico metà verde e metà rosso, anche se, ha fatto sapere lo stesso Rutelli, il simbolo definitivo sarà scelto attraverso un sondaggio condotto in internet. La prima convention si celebrerà a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre e lì ci sarà l’incoronazione dell’ex sindaco di Roma alla presidenza, mentre Tabacci sarà il portavoce del movimento che per il momento ha imbarcato una carrettata di deputati e senatori freschi transfughi dal Pd. L’assonanza con Alleanza nazionale ci sembra un po’ esagerata e forse nemmeno casuale. Visto che il partito di Fini non esiste più, perché confluito nel Pdl, l’assenza del suo simbolo sulle liste elettorali potrebbe generare qualche confusione, proprio a favore della nuova alleanza rutelliana. A parte la questione del nome ci sembra interessante trovare una collocazione al nuovo Rutelli nell’affollatissimo centro della politica italiana. Già perché Rutelli avrebbe lasciato il Pd perché questi si sarebbe troppo spostato a sinistra e per tutta risposta, il partito di Bersani ha eletto alla presidenza Rosy Bindi ovvero una ex democristiana doc. Rutelli è quindi più al centro del Pd e forse è anche più benvisto in Vaticano dell’Udc, ma si dichiara partito meno confessionale. Non bisogna poi dimenticare il Pdl, che formalmente è il centrodestra, ma nel quale c’è un Fini ormai su posizioni più “a sinistra” del Pd; senza dimenticare i vari Sacconi, Zaia e Tremonti che su posizioni molto più a sinistra del Pd ci sono veramente. Infine va ricordato il movimento di Storace, che si chiamerà pure “La destra”, ma che ha deciso di spostarsi al centro, nel Pdl. L’affollamento al centro ci sembra quindi veramente esagerato e sarà fatale un rimescolamento delle carte in tempi brevi. La variabile più accreditata è l’Udc di Casini, che tutti vorrebbero come partner e che fino a poco tempo fa sembrava dover diventare il nuovo polo di aggregazione neodemocristiana. Addirittura si vagheggiava un nuovo centro con Rutelli, Casini e Fini tutti insieme, ma qualcosa è cambiato negli ultimi giorni. Berlusconi sembra aver ricucito il rapporto con l’ex leader post missino che adesso può ragionevolmente sperare nella successione lunga, alla scadenza naturale della legislatura e quindi si attendono a breve le nuove illuminazioni politiche di Fini in tal senso. Paradossalmente il soqquadro generale è stato scatenato dall’affaire Marrazzo, che ha spiazzato la sinistra durante la sua lunga marcia antiberlusconiana a colpi di escort. Senza “l’incidente” del governatore del Lazio il Cavaliere avrebbe dovuto forse andare ad elezioni politiche subito dopo le regionali ed il suo delfino sembrava dover essere Alfano; ora questa urgenza non c’è più ed è possibile un passaggio di mani più sicuro dal punto di vista elettorale. Certo per gli elettori di fede centrista sarà un vero rebus trovare il simbolo che li rappresenti; sarà più facile per quel 60% di italiani che centristi non sono, perché semplicemente non hanno partiti in parlamento che li possano rappresentare.
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