La colonia-Europa, in linea con i voleri dell’impero a stelle e strisce, sostiene la secessione del Kosovo e boicotta il proseguimento dei negoziati. Il commissario Ue all’Allargamento, l’eurocrate Olli Rehn, ha dichiarato ieri che lo status finale del Kosovo verrà rinviato alla prossima estate, senza ulteriori precisazioni. “La soluzione finale del Kosovo sarà posticipata agli inizi dell’estate”, ha sottolineato Rehn al quotidiano finnico Uutispaiva Demari, adducendo il pretesto che una soluzione deve essere assolutamente trovata poiché quella attuale è insostenibile. Il commento di Rehn è giunto il giorno dopo l’annuncio della data fissata per le elezioni presidenziali serbe del 20 gennaio. I diplomatici Ue hanno ricordato che i ministri degli Esteri di Eurolandia si sono accordati affinché se la data per le consultazioni presidenziali fosse confermata, l’Ue eviterebbe l’invio nella regione di 1800 militari e funzionari per non infiammare il nazionalismo serbo. Intanto, da Washington e da Bruxelles le strategie secessioniste vanno avanti senza sosta nonostante le aperture di Belgrado e Mosca. A riprova di ciò, infatti, Stati Uniti e Unione europea hanno respinto immediatamente la richiesta di Serbia e Russia che avevano invitato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a sostenere nuovi negoziati sul futuro status del Kosovo. Gli ambasciatori lo statunitense, Zalmay Khalilzad, e il britannico, John Sauers, hanno ribadito che il processo di negoziazione si è esaurito, dopo due anni di trattative che non hanno permesso di giungere a un accordo. “Le due parti restano esattamente sulle stesse posizioni sulla questione della sovranità e noi pensiamo ora che è venuto il momento di trovare una soluzione alla questione dello status del Kosovo affinché il territorio possa progredire”, ha dichiarato John Sauers. Come al solito gli anglostatunitensi evidenziano tutta la loro indifferenza nei confronti di altri Stati sovrani al solo scopo di perseguire i loro interessi e quelli dei loro accoliti. Dopo la proposta russa di un testo che sottolinei la necessità di nuovi negoziati, Khalilzad ha osservato che il Consiglio di sicurezza non permetterebbe di giungere a un accordo, e che tocca dunque a “l’Unione europea e alla Nato” di “assumere le loro responsabilità” sulla questione. Intanto, il ministro della Difesa sloveno Karl Erjavec ha dichiarato che la regione serba e la stabilità dei Balcani saranno le priorità dei prossimi sei mesi di presidenza che vedranno il suo Paese alla presidenza del semestre Ue. “In cima alle priorità della nostra agenda ci sarà sicuramente il Kosovo”, ha dichiarato alla Pop TV Erjavec. Il ministro di Lubiana, aveva incontrato poco prima di rilasciare queste dichiarazioni il suo omologo portoghese, Nuno Severiano Teixeira, al castello “Brdo pri Kranju” (a 30 chilometri da Lubiana). Sarà infatti il Portogallo a lasciare il testimone della presidenza alla Slovenia a fine anno. La stabilità nei Balcani dipenderà direttamente dalla situazione della provincia serba del Kosovo, ha affermato Erjavec, che al momento sembra essere “molto delicata”. Parole profetiche che mettono in evidenza i pericoli di un conflitto e di una crisi umanitaria che il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo potrebbe scatenare nei Balcani e non solo, come ha avvertito ancora una volta ieri Mosca, per bocca del suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov, mettendo in guardia la comunità internazionale dall’effetto domino in molte aree del mondo, Europa compresa.
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