Non più lacrime di coccodrillo, ma libero sfogo alla fantasia retorica dei nostri politici che nel giorno dei funerali dei quattro giovani morti nell’incidente della TyssenKrupp hanno voluto anche loro commemorare i defunti attraverso il solito, ampolloso e artificiale modus operandi degli esponenti della res publica, ovvero l’elogio smisurato delle vittime e le solite vane e fatue promesse. E a dare avvio allo sterile teatrino dell’oratoria altro non poteva essere che il presidente del Consiglio Romano Prodi; lui che ha voluto subito motivare la sua assenza ai funerali, ricordando che essendo un capo di governo doveva stare a Lisbona per la firma del Trattato dell’Unione Europea. Scuse accettate dunque. Ma il fatto è che il capo della maggioranza non si è fermato lì, ma ha avuto l’ardita idea di proseguire con un accorato discorso, le cui frasi dell’incipt “Difendere la vita dei lavoratori nei cantieri e nelle fabbriche è un dovere” e “Le morti bianche sono un’offesa alla democrazia” appaiono chiaramente come uno slogan che il presidente del Pd ha lanciato a quella folla che ieri a Torino si è raccolta silenziosamente intorno al dolore delle famiglie dei caduti all’acciaieria, quei ragazzi che Prodi ha definito, in questo caso, giustamente “quattro figli dell’Italia del lavoro”. Come non sottolineare poi l’enfasi con cui il capo dell’esecutivo, nel concludere, promette maggiore assunzione di responsabilità da parte del governo nell’affrontare la questione sicurezza nel lavoro: “È il momento degli impegni, come l’adozione di misure rafforzate per la sicurezza sui luoghi di lavoro, la sospensione delle attività produttive laddove non ci siano standard adeguati, la richiesta severa di indagini rapide e giuste. Questo il governo ha fatto e continuerà a fare anche dopo oggi”. E alle vane garanzie di Prodi fanno eco quelle dei parlamentari del Pd, anche loro assenti ai funerali “per impegni di lavoro”. Ed anche nel loro caso “l’assurdità dei fatti della Thyssen Krupp” li ha spinti ad interrogare la loro responsabilità “di legislatori, di amministratori, di uomini della politica e della cultura”, per farli approdare alla lungimirante considerazione, che in realtà sarebbe dovuta essere una certezza, che “non si deve più morire di lavoro: è la prima condizione per la dignità della persona ed il presupposto per dare all’uomo il posto che gli spetta nell’organizzazione delle aziende e dell’attività economica” e che “la sicurezza sul lavoro deve diventare parte integrante della cultura delle aziende, caratterizzarne l’organizzazione e modellarne i comportamenti”. E se per i deputati del Partito Democratico “il legame tra lavoro e morte”, nonostante le leggi e la tecnologia “è ancora in agguato”, per il presidente di Montecitorio, Fausto Bertinotti, è “una manifestazione di guerra anche quella che trasforma in infermo una fabbrica dove ci sono degli operai che con il loro lavoro esprimono il proprio impegno sociale per guadagnarsi una possibilità di sopravvivenza alle loro famiglie”. Incendio alla ThyssenKrupp uguale guerra, un binomio non facile da comprendere ma argutamente creato dall’ex segretario di Rifondazione che costretto a presenziare all’ottava edizione del Summit dei Premi Nobel per la Pace, dall’Aula Giulio Cesare del Campidoglio doveva trovare l’escamotage per parlare delle morti bianche e reiterare il suo messaggio di solidarietà nel giorno dell’ultimo saluto ai quattro operai morti. Più pratico e concreto il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che dopo aver presenziato ai funerali, assalito dai giornalisti ha sfoderato una serie di numeri e di cifre per rendere noto a tutti che lui il suo lavoro lo fa eppure bene. “Il nostro obiettivo - ha esordito il ministro - di sconfiggere la tremenda piaga degli incidenti sul lavoro è fondamentale, ma dobbiamo anche sostenere queste famiglie e non dimenticare che in Italia ogni anno muoiono 1.300 persone sul lavoro. Gli sforzi importanti che il governo ha fatto, con l’assunzione di oltre 1.400 ispettori e l’aumento del 35% dei controlli nell’edilizia solo quest’anno, e le buone leggi che esistono se non vengono applicate rendono gli sforzi inutili.”. Per Damiano quindi il governo non ha in fondo molta responsabilità per quanto è accaduto è per questo infatti che il titolare del Lavoro parla di un “impegno di tutti a partire dai luoghi di lavoro e dalle imprese”. Ma rimarrà deluso chi pensava che l’opposizione fosse rimasta estranea alla demagogia strumentale nel giorno in cui si commemoravano i morti della TyssenKrupp. Infatti è orami consolidato che l’appiglio alla retorica solidale è una caratteristica tanto atavica quanto radicata nell’uomo politico che non può non essere sfruttata dagli esponenti del centrodestra che in realtà hanno fatto della strumentalizzazione degli eventi il loro moto preferito d’ostruzionismo al governo di centrosinistra. E ieri a rappresentare l’ex Cdl nella gara all’oratoria c’era il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli che dopo aver ribadito anche da parte del suo schieramento “solidarietà e vicinanza” alle famiglie degli operai morti nella fabbrica di Torino, ha voluto confermare l’impegno dell’opposizione per porre fine alla piaga delle morti bianche. Un impegno che come sottolinea il senatore, “il gruppo di An al Senato ha profuso finora”. Largo poi all’ampollosità demagogica anche di Alleanza nazionale che si augura, sempre attraverso Matteoli che “la nostra battaglia possa essere condivisa largamente dal Parlamento e dal governo perchè il tema non può e non deve essere né di destra né di sinistra”. Ma se la questione delle morti bianche dovrebbe essere bipartisan e apartitica, perché in questa gara alla retorica tutti indiscriminatamente hanno portato acqua al loro mulino, attribuendo ai termini battaglia, obbiettivo, impegno l’aggettivo “nostro”, inteso come di questo o quel partito. Perché come al solito i meriti sarebbero di tutti e responsabilità e oneri di nessuno? |