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Il Venenzuela in aiuto di Ortega

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Mercoledì 3 Dicembre 2008 – 18:43 – Alessia Lai stampa
Il Venenzuela in aiuto di Ortega



Il ricatto si allarga, ma Ortega non cede. L’esito elettorale del voto amministrativo di quasi un mese fa, che ha visto vincere in Nicaragua il Frente sandinista, non è ovviamente gradito a Washington e ai suoi alleati, dentro e fuori il Paese latinoamericano. Sul fronte interno, l’opposizione di destra aveva subito contestato l’esito delle consultazioni gridando ai brogli, fomentando al violenza di piazza e bloccando il parlamento. Ma le ritorsioni sono arrivate anche da fuori: pochi giorni fa, infatti, gli Stati Uniti, subito schieratisi con l’opposizione nicaraguense del Plc, hanno congelato i fondi del Millennium Challenge Corporation, un ente governativo statunitense che si occupa di finanziare riforme e attività economiche nei “Paesi in via di sviluppo”, puntando il dito contro la –presunta - poca trasparenza del recente voto.
Il Mcc è un cappio stretto, dal 2004, anno in cui fu istituito durante l’amministrazione Bush, attorno al collo dei nicaraguensi e di numerosi Paesi poveri in giro per il mondo, specie in Africa. Si tratta di un altro strumento con cui gli Usa cercano di condizionare le politiche economiche dei Paesi in via di sviluppo imponendo riforme di stampo liberista.
Poco dopo, a Washington si sono uniti diversi Paesi del Vecchio continente come Finlandia, Germania e Svezia, che hanno di recente ufficializzato il ritiro del loro appoggio al Nicaragua. Anche la Gran Bretagna non proseguirà nello stanziamento di aiuti per il 2009 e l’Unione Europea manterrà congelati almeno 43 milioni di dollari stanziati per Managua. Sono stati infatti ritirati gli aiuti del cosiddetto Gap (Gruppo di Appoggio Preventivo) che include l’Ue, alcuni Paesi europei, Canada, Fmi e Banca Mondiale.
Lunedì, il presidente Daniel Ortega ha riconosciuto le difficoltà che il voltafaccia creerà al Paese, il ritiro dell’aiuto economico di alcuni Paesi, come Finlandia e Germania, e come quello non ancora concesso dall’UE, hanno infatti ampliato il deficit nicaraguense. Il mandatario di Managua ha però assicurato che suo Paese non “finirà in ginocchio” a chiedere alla cooperazione internazionale, ed in particolare all’Ue, di provvedere agli esborsi stabiliti in precedenza, perché il deficit sarà coperto dall’Alba e dal Venezuela, come promesso ad Ortega dal presidente Hugo Chávez durante l’ultimo vertice dell’Alternativa bolivariana per le Americhe tenutosi a Caracas. Dopo aver ringraziato per la loro cooperazione Norvegia, Olanda e Svizzera, “A questi governi, a questi paesi, vanno il nostro riconoscimento e la nostra gratitudine”, ha detto Ortega, il presidente sandinista ha definito “parziale” l’impatto che, secondo lui, avrebbe la cancellazione del Mcc statunitense visto l’aiuto promesso dal Venezuela, unica alternativa per porre rimedio al congelamento della cooperazione estera, malgrado Caracas attraversi una severa crisi economica davanti al calo del prezzo del petrolio, che la settimana scorsa è arrivato a meno di 40 dollari il barile. Il deficit dovuto ai mancati esborsi verrà quindi “risolto dal Venezuela, come mi hanno assicurato funzionari del governo e lo stesso Hugo Chávez”, ha dichiarato Ortega tra gli applausi di sindaci e consiglieri comunali eletti riuniti nella Casa de los Pueblos.
Il presidente ha poi affermato che i fondi che ha ricevuto il Nicaragua dagli Stati Uniti durante gli ultimi anni, sono “un abbuono” del debito che Washington ha col Nicaragua, ricordando che nel 1987 la Corte Internazionale di Giustizia sanzionò Washington condannandola a pagare 17 mila milioni di dollari per “gli atti di terrorismo perpetrati contro il Nicaragua”. Secondo i conti del presidente nicaraguense quel debito, sommati gli interessi per mora degli ultimi 21 anni, ammonta a 45 mila milioni di dollari che gli Stati Uniti devono al Nicaragua.
Intanto, però, finché non si materializzerà il soccorso di Caracas, il futuro del Paese centroamericano resta nelle mani degli strozzini internazionali, che cercano di approfittare del momento di crisi. Oggi un equipe del Fondo monetario internazionale (Fmi) arriverà infatti a Managua per ridiscutere di un accordo economico triennale firmato dal governo con l’istituto finanziario.
Il presidente della Banca centrale del Nicaragua, Antenor Rosales – che ha affermato che l’unica via d’uscita dalla crisi sarebbe tentare di ridurre il deficit attraverso una sovra tassazione oppure con l’aiuto dell’Alba - ha annunciato che la delegazione valuterà la situazione del Paese e il compimento del programma economico firmato con il governo nel 2007.

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