I predatori preparano l’agguato. Dopo le forti perdite dovute allo scandalo finanziario scoppiato all’interno dell’istituto di credito transalpino, Société Générale cerca di risistemare i sui bilanci e di ridare fiducia nei propri confronti agli investitori. Quando la preda zoppica, però, il predatore si avvicina. “Il governo è molto attento a rischi che possono destabilizzare la Société Générale. Non lasceremo che la banca sia oggetto di raid ostili da parte di altri gruppi bancari”. A mettere sin da subito le cose in chiaro ci ha pensato il primo ministro francese, Francois Fillon, parlando davanti all’Assemblea Nazionale. Il governo “ritiene che la Société Générale debba restare una grande banca francese”, ha sottolineato Fillon. Il buco da 4,9 miliardi di euro legato al recente scandalo finanziario che ha colpito la banca transalpina, ha avuto l’effetto di destabilizzato i conti e la capitalizzazione della seconda banca francese. Mentre si sta ancora indagando sulle azioni perpetrate dal trader Jerome Kerviel, che avrebbe messo operato sui mercati senza copertura per un valore che supera di quasi due volte l’intero valore della banca, il costo delle azioni dell’istituto di credito è letteralmente crollato, depresso anche dall’attuale crisi finanziaria che sta colpendo i listini azionari di tutto il mondo. L’istituto di credito transalpino ha infatti perso oltre il 29% del suo valore in borsa dall’inizio dell’anno, facendo così scendere la capitalizzazione di Borsa al di sotto dei 35 miliardi. Société Générale è diventata quindi una preda appetibile, più di quanto lo era già prima, per i più grandi istituti di credito del Vecchio Continente. Oltre al sostegno fornito del governo francese, la banca sta varando un aumento di capitale che mira a ridare valore alla capitalizzazione e liquidità ai conti dell’istituto. In questo clima, gli advisor Morgan Stanley e JP Morgan Chase, che sottoscriveranno l’aumento di capitale da 5,5 miliardi, sono al lavoro per individuare dei candidati all’acquisto dei nuovi titoli emessi. In corsia preferenziale ci sono ovviamente le banche francesi Bnp Paris Bas e Crédit Agricole, sostenute dalla protezione dell’Eliseo. La stampa finanziaria ha però messo nella lista dei predatori oltre alla nostra Unicredit, anche Hsbc, Barclays, Banco Santander e Bbva. Per quanto riguarda la banca nostrana, aveva da tempo manifestato le sue attenzioni per il gruppo finanziario francese. Lo scorso aprile era stata indicata da indiscrezioni di mercato come fortemente interessata all’acquisizione dell’istituto transalpino. Si era parlato di contatti informali tra Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, e Daniel Bouton, numero uno di SocGen. I diretti interessati avevano prontamente ridimensionato la questione, anche se per gli analisti una fusione Unicredit-Société Générale avrebbe avuto molto senso: sinergie superiori ai 2 miliardi e la creazione della prima vera banca europea, formata da italiani, francesi e tedeschi, maggiore istituto di credito del Vecchio Continente anche per capitalizzazione. Evidentemente, il governo francese e la stessa Société Générale hanno altri piani per il futuro, tinti di bianco, rosso e blu. Lo Stato transalpino ha infatti l’abitudine di proteggere i propri interessi strategici nazionali, come più volte dimostrato. Un esempio su tutti il caso Suez, prontamente protetto da una scalata ostile soltanto ipotizzata dalla nostra Enel. Probabilmente, quello del governo francese è un atteggiamento ipocrita verso i valori promossi dall’Unione europea - utilizzati a giorni alterni anche da Parigi - ma ha il pregio innegabile di tutelare l’economia francese dalle svendite o dall’ingresso di forti interessi stranieri nel cuore della Francia. L’Italia ed i suoi governi non la pensano affatto allo stesso modo. Negli ultimi venti anni i governanti che si sono succeduti hanno letteralmente svenduto i beni dello Stato e dei cittadini italiani a privati, fra cui si sono visti spesso degli stranieri. L’ultimo esempio è l’affare Alitalia. Il nostro vettore nazionale, strategico per il turismo ed il commercio, invece di attuare un serio piano di rilancio o di aggregazione con dei vettori nazionali per promuovere lo sviluppo della nostra economia, verrà liquidata ai francesi di Air France-Klm. Questo farà dell’Alitalia una compagnia di serie B, dove l’interesse nazionale del nostro Paese sarà scavalcato da quello francese. Evidentemente, la nostra classe politica non è come quella francese, e si vede: la Francia si rafforza, approfittando anche di momenti di difficoltà, mentre l’Italia collassa e continua a non fare nulla per salvarsi.
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