Il governo Prodi è da sempre sostenuto da una maggioranza che, priva di un comune denominatore politico e fondata soltanto sulla comune avversione a Berlusconi, si è mantenuta in piedi solamente per mantenere la poltrona di potere. Senza un indirizzo politico ha vissuto alla mercè dei venti del momento riuscendo a creare una strana e malefica commistione di liberismo selvaggio e di statalismo prodotto però da un’entità astratta e priva di qualunque sovranità. Alcune volte ci è sembrato di rivedere certi tempi bui della chiesa cattolica, quando papi, antipapi e papesse si scomunicavano a vicenda. Il culmine si raggiungerà lunedì quando si consumerà in parlamento la resa dei conti tra papa Clemente XV già vescovo di Ceppaloni e l’antipapa Antonio I già vescovo di Montenero di Bisaccia. Il “clementino” Mauro Fabris è stato chiarissimo: “Se la maggioranza non vota una mozione di totale condivisione di quanto ha detto il ministro in Aula, non c’è più una maggioranza e i nostri voti non si contano più”. Sua Sanità (visto i temi per i quali è inquisito sembra questo il giusto titolo) Clemente XV pretende infatti la solidarietà totale e incondizionata di tutta la maggioranza minacciando altrimenti una crisi che a questo punto sarebbe irreversibile.Dall’altra parte c’è però l’integralista antipapa che proprio su faccende come questa ha conquistato la sua fortuna politica ed ora Prodi, che nell’ambiguità ci ha dovuto sguazzare finora, sarà costretto a scegliere e qualsiasi cosa sceglierà finirà col ritrovarsi senza maggioranza. Mastella sembra ora diventato il male assoluto, ma in fondo la sua colpa sarebbe quella di aver fatto quello che da sempre fanno tutti i partiti, cioè condizionare le nomine pubbliche. Avrebbe pilotato la nomina in una Asl, ma forse ci si dimentica quando i comitati di gestione delle Usl (cambia solo il nome) venivano eletti dai consigli comunali con il manuale Cencelli o quando certi consorzi pubblici prevedevano addirittura i gruppi consiliari con tanto di dichiarazione di voto collettiva. Il comportamento di Mastella e di sua moglie difficilmente potrà essere condannato penalmente ma non bisogna però farsi confondere: un comportamento penalmente non rilevante non significa automaticamente un comportamento eticamente corretto. Se papa Clemente avrà la sua solidarietà in Aula questo significherà l’ufficializzazione del malgoverno, la giustificazione politica dell’intrigo, il malaffare, fosse anche bipartisan. Anche l’atteggiamento dell’antipapa Antonio nasconde però insidie altrettanto pericolose perché lascia intendere un super potere della magistratura, l’elevazione al rango di santa inquisizione di una nuova casta, neanche formalmente scelta dai cittadini. La commistione tra toghe e politica deve terminare, ma deve terminare anche il potere autoreferente dei politici.