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Tempi strabici

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Giovedì 19 Novembre 2009 – 7:54 – Alessia Lai stampa

Qualcosa non va.
L’occhio dell’informazione si ferma sempre e solo agli aspetti superficiali dei fatti. I “consumatori acritici” di notizie credono così di saper molto di quel che accade nel mondo, ma non sanno nulla.
Ogni avvenimento è preso singolarmente e collegare le politiche regionali a quelle planetarie è un esercizio difficile, spesso tacciato di “complottismo” dagli stessi addetti i lavori.
E così succede che alla Fao si discute di fame nel mondo mentre i commenti sull’evento tacciono o mettono in sordina la latitanza dei cosiddetti Grandi che hanno preferito non partecipare, non intervenire.
Il risultato scontato è il vuoto sugli accorati messaggi, sulle richieste d’aiuto dei Paesi più poveri, loro sì intervenuti perché duramente colpiti dalla tragedia.
E i rari e vaghi accenni all’emergenza, vengono relegati a cornice dell’evento-spettacolo: l’intervento della moglie del “demonio”, la signora Ahmadinejad. Con migliaia di chilometri di parole, radiotelevisive, di rete e di stampa sulla forma della sua presenza a Roma e nulla, lo zero assoluto, sui contenuti del suo appello e della sua denuncia contro il mercantilismo e la corsa al riarmo, responsabili della disastrosa crisi alimentare globale.
Intanto Sua Maestà Barack Obama è tutto preso dal suo viaggio in Asia. Le tv e i video diffondono i ritratti del fotogenico presidente sulla Grande Muraglia. Con aria pensosa, il premio Nobel, da lì, filosofeggia: la muraglia... “dà una buona prospettiva su molte cose di tutti i giorni… ci ricorda quanto siano piccole rispetto alla storia e quanto breve sia il nostro tempo sulla terra”. Sempre e solo forma. Nulla sulle ragioni vere del pellegrinaggio asiatico del presidente degli States. Nulla sul fatto che l’enorme debito pubblico statunitense, sfondato il tetto dei 12mila miliardi di dollari, mette la testa di Obama in una ghigliottina che Pechino, se volesse, potrebbe azionare in un nanosecondo. La Cina è il principale creditore del Tesoro Usa, posizione che permette al gigante asiatico di non subire le ramanzine sui diritti umani che Washington riserva ai governi di mezzo mondo. Una Cina peraltro anch’essa suddita degli Usa per l’effetto boomerang che un falò dei suoi dollari di carta provocherebbe all’economia di Pechino.
Comunque Obama, le guerre “democratiche” le riserva all’Afghanistan e all’Iraq, le minacce all’Iran, alla Nordcorea, al Venezuela.
Chissà, forse nelle “molte cose di tutti i giorni” il presidente Usa annovera la crisi economica internazionale, la fame, la povertà, la predazione di risorse e le guerre che la fiancheggiano. E forse anche quel sistema capitalista che, se viene condannato dalla signora Ahmadinejad, evidentemente è cosa buona e giusta: l’Iran, si sa, incarna il “male assoluto”...
Stendiamo un velo pietoso sul nostro Paese. Le notizie sulle contiguità fra politica e criminalità organizzata, le diatribe in seno alla maggioranza e quelle interne all’opposizione, scivolavano via come acqua fresca. I riflettori si accendono soltanto sulle pruriginose abitudini sessuali dei politici di ogni schieramento.
E si tace sulla gravissima questione della privatizzazione dell’acqua, sulla disoccupazione e sulla precarietà in aumento vertiginoso. Sono “notizie” minori, che non meritano spazio.
Il “bene” trionfa anche così…
Tempi strabici e “bene assoluto”.

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