Anche se il presidente del Consiglio ha escluso il ricorso al voto anticipato, le probabilità di tornare dagli elettori crescono ogni giorno di più. Le tensioni e gli scossoni tra le varie componenti della maggioranza stanno raggiungendo livelli tali da lasciar prevedere una imminente implosione della casa di centrodestra. Sono tanti i temi su cui lo scontro è forte. Dalla questione immigrazione, tra finiani e leghisti, alla riforma sulla giustizia, con i finiani sempre a mettere il bastone fra le ruote del carro berlusconiano. E quindi riprende corpo l’idea di un governo tecnico, con finiani, centristi casiniani e rutelliani, assieme a spezzoni di Confidustria guidati da Montezemolo pronti a far saltare il banco del Cavaliere. E questa eventualità sarebbe per il nostro Paese la peggiore soluzione auspicabile. Se già con Prodi, prima, e con Berlusconi, poi, abbiamo sperimentato ampiamente ogni forma di liberismo che sta appiattendo la vita di milioni di lavoratori, sempre più malpagati, con il cosiddetto governo tecnico finiremmo con l’essere tutti schiavi, come già lo sono gli extracomunitari che vivono e lavorano nel nostro Paese. Comunque Berlusconi più che escludere il voto anticipato ha tenuto a dire che mai e poi mai ci sarà un governo alternativo a questa maggioranza. Al contrario, nel Pd si lavora proprio perché questo accada. L’era di Ciampi, tanto caro ai post-comunisti, potrebbe ripetersi. E se siamo in questa grave situazione economica lo dobbiamo tra l’altro proprio a lui, oltrechè a Prodi, Dini e Amato. Comunque sia il Cavaliere al voto anticipato ci pensa eccome. Sarebbe il modo migliore per rimettere in riga le truppe poco fedeli e per sbarazzarsi definitivamente dei golpisti. Intanto a richiamare le truppe ci pensa il fido Bondi. Il ministro dei Beni Culturali lancia l’invito a tutto a tutti gli uomini del Presidente a non tirare troppo la corda perché le elezioni “sarebbero una sconfitta innanzitutto per il Pdl oltrechè per il Paese”. Quindi non c’è alternativa a questa maggioranza. Il richiamo è soprattutto rivolto a Fini che da mesi sta tirando la volata ad un governo tecnico, con l’appoggio dei centristi e della Cei. Ma l’estremo tentativo di ricucire lo strappo con l’ex leader alleanzino potrebbe non bastare. Fini, ormai, a furia di capriole si sente un liberista europeo che vuole lasciare la sua impronta primaria sul tema migratorio. Più che arricchire il nostro Paese, la loro presenza serve ad arricchire gli imprenditori schiavisti del nord, del centro e del sud. Naturalmente con il benestare del liberista Fini. Resta il fatto che la proposta trasversale ai partiti di Veltroni e della Perini in merito alla cittadinanza dopo 5 anni è dirompente per gli equilibri interni alla maggioranza.
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