La storia di Gabriele Sandri ha riempito per giorni le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, forse non tanto per il desiderio di giustizia di certi media, ma per la reazione spontanea e generosa di tanti giovani, di tutte le tifoserie italiane, che non hanno accettato questa ultima provocazione del sistema e sono scesi in piazza nel nome di Gabbo. Se tra i giovani degli stadi, non solo italiani, vista la bella prova di solidarietà fornita dai tifosi del Real Madrid, la memoria di Gabriele resta e resterà indelebile gli addetti all’informazione sembrano aver “dimenticato” questa storia a tutto vantaggio del suo assassino che certo si augura un processo senza riflettori puntati. Ora si aprirà una battaglia tra periti, con la difesa che cercherà di dimostrare improbabili casuali deviazioni di traiettoria del proiettile assassino. Ma cosa cambia? Quando si impugna una pistola a due mani, si prende la mira su un gruppo di giovani e si spara facendo attraversare al colpo sei corsie di autostrada si è già colpevoli. Una cosa infine ci ha commosso ma allo stesso tempo ci rattrista. Abbiamo ricevuto in redazione la visita di mamma Sandri che ha voluto ringraziarci per aver sempre fornito, insieme a pochi altri, un’informazione corretta dei fatti. La cosa ci ha commosso, ma in fondo la signora Sandri ci ha ringraziato solamente per aver fatto il nostro lavoro. E questo significa che tanti, troppi, non lo hanno fatto. Che troppi giornali hanno sposato i teoremi di chi, infangando Gabriele, sperava di diminuire le responsabilità di un sistema marcio che criminalizza una gioventù colpevole di nulla, anzi vittima di una ghettizzazione che accomuna la passione calcistica a chissà quale crimine. Ciao Gabriele il tuo sorriso libero contro il ghigno di chi vorrebbe una gioventù triste ed asservita non sarà mai dimenticato