Un romanzo spontaneo. Così ci piace definire il libro di Sonia Serravalli. Scritto come un diario di viaggio, è tuttavia un romanzo, perché del genere narrativo ha le caratteristiche: è leggero, rapido, esatto, visibile e molteplice. Il libro di Sonia Serravalli viene introdotto con un resoconto dell’attentato che sconvolse Dahab il 24 aprile 2006. Tuttavia esso si poi si sviluppa in una struggente, moderna e travagliata storia d’amore. Una vicenda sentimentale in cui Romeo e Giulietta, nel nostro caso Aicha e Fares, non sono osteggiati da due famiglie, ma da due strutture sociali e culturali, che si fronteggiano e calpestano i singoli, con le loro umane incertezze. In questa località arsa dal sole, si incontrano una lei occidentale cristiano/buddista e un lui mussulmano e fondamentalista. La loro storia luccica come la tenerezza. Essa è fatta di desiderio e di comprensione. L’amore è un ponte. Il gerundio del sottotitolo “Creando ponti” pone la dimensione di un divenire, di qualcosa che non è definitivo, ma precario. Qualcosa che tuttavia è un tentativo, dietro il quale si nasconde il desiderio di trovare un punto d’incontro, in grado di rendere possibile l’impossibile. Come può una donna occidentale cresciuta in un mondo liberale e sostanzialmente laico, convivere con un musulmano fondamentalista. Sullo sfondo, l’esplosione di Dahab diviene un mostro che vorrebbe interrompere per sempre quel tentativo di creare un ponte tra oriente e occidente. Nel libro della Serravalli si trovano spunti di riflessione di alto livello, tanto da poterli definire filosofici. In questa storia moderata e coraggiosamente realistica, l’autrice non fa uso né di rigorismi morali né stilistici. Racconta con l’onestà di chi sa che la scrittura non tollera infingimenti, non ammette doppiezze e affettazioni. Questo libro è fatto di domande. L’autrice è rispettosa dell’altro, non dà mai un giudizio: è animata realmente dalla buddistica compassione, è in grado di compenetrarsi, perché il compatire viene inteso come capacità di patire insieme. Tale atteggiamento le consente di liberare la parola dai sentimentalismi e dai personalismi; le permette di cogliere le molteplicità che contraddistinguono ogni individuo. Tuttavia l’accettazione del diverso non è un’impresa facile. Occorre altruismo e pazienza, coraggio. Quello degli spiriti filosoficamente allenati. Questo dimostra che il filosofo non è colui che ha studiato la filosofia, ma colui che ha la mente sfaccettata come un diamante, pochi, veramente pochi. Sonia Serravalli lo è. Il filosofo non dispensa consigli, piuttosto problematizza, crea ponti, appunto, coinvolge le menti pensanti e le scuote con domande, parole, poesie, canzoni, musiche. Quale migliore domanda di una poesia o di un brano di Ludovico Einaudi (tra i brani inseriti nella lista dei pezzi che hanno costituito la colonna sonora della storia)? Aicha è una donna libera, pensante e da una certa prospettiva “eretica”, come lei stessa si definisce, la quale non intende commettere l’errore di coloro che credono di detenere la verità. La marcia in più gliela offre la scrittura, la ricerca della bellezza, da esibire, da scambiare, da offrire. Questo libro non è dunque la storia di un attentato, ma la storia di un incontro bruciato, che tuttavia dà la certezza che i ponti si possano edificare, senza buonismi, con determinazione, con passione. Sonia Serravalli con “L’oro di Dahab” ha meritato il Premio Nazionale Rhegium Julii 20
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