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Economia
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Unione fra banche centrali contro la crisi

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Giovedì 13 Dicembre 2007 – 14:37 – Marzio P. Rotondò stampa
Unione fra banche centrali contro la crisi


L’unione fa la forza e ne serve tanta per combattere gli effetti a catena provocati dalla crisi dei mutui subprime. La Federal Reserve ha così annunciato un’unione fra banche centrali per contrastare il clima negativo che sta caratterizzando il mercato dei capitali e le sue ripercussioni sull’economia reale, un motore anche per la crescita mondiale. A raccogliere l’appello della Fed sono la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada, la Bce e la Banca nazionale svizzera.
“Ridurre le pressioni sui mercati internazionali nel breve periodo”. È quanto si legge nel comunicato preliminare della Federal Reserve, poche ore prima dell’annuncio ufficiale della creazione del nuovo meccanismo di finanziamento a prestito. In base a questa decisione, “la Fed venderà alle istituzioni di deposito, con un sistema ad asta, dei titoli a termine garantiti da un largo ventaglio d’attivi disponibili per garantire i prestiti nell’ambito dell’operazione di sconto”. Rispetto agli attori che avranno diritto al rifinanziamento straordinario sono “tutte le istituzioni di deposito giudicate in buona salute finanziaria dalla loro banca di riserva locale e che rispondono ai criteri per i prestiti a tasso di sconto”, ha aggiunto il comunicato stampa.
Uno scenario economico di recessione è ormai sempre più probabile per gli Stati Untiti, tanto che la maggior parte degli analisti e degli economisti non vedono più così remota questa possibilità. Anche la Federal Reserve sembra esserne consapevole: martedì, infatti, la Banca centrale statunitense ha provveduto ad un nuovo taglio dei tassi d’interesse per ridare fiato non solo al mercato finanziario, ma anche ad un’economia reale che mostra ormai diversi campanelli d’allarme, segno di un palese deterioramento della congiuntura economica.
Il principale intento della Fed è quello di creare un nuovo meccanismo armonizzato fra le suddette banche centrali per iniettare il giusto quantitativo di denaro per contrastare il fenomeno della volatilità dei mercati finanziari. In particolare, le autorità monetarie statunitensi intendono inserire nuove liquidità nel sistema promuovendo delle aste a breve termine.
Oltre alle forti perdite sui mercati finanziari, le banche centrali intendono contrastare anche l’aumento esponenziale dei tassi interbancari, che si riflettono negativamente sui tassi di interesse dei mutui a tasso variabile contratti dai cittadini. Le banche, infatti, per via delle forti perdite sui mercati, stanno cercando di convogliare nelle loro casse e trattenere ingenti quantità di capitali principalmente per far quadrare i conti di fine anno. Questo fenomeno, però, specialmente negli Stati Uniti, contrasta la volontà di scioglimento del credito voluto dalla Fed con i tagli dei tassi.
Malgrado la sforbiciata al costo del denaro di 25 punti base al 4,25% attuata martedì scorso, le banche continuano ad essere riluttanti a concedere prestiti: il differenziale tra il tasso di rifinanziamento delle banche a tre mesi ed il tasso interbancario con la stessa scadenza si è ampliato a 220 punti base dai 50 punti base di luglio. La difficoltà di erogazione dei mutui, ovviamente, si ripercuote sulla crescita economica, che comincia seriamente a dare segni di cedimento, confermati sopratutto da una pessima situazione del mercato immobiliare e dei consumi in generale.
Promuovendo aste sui prestiti di rifinanziamento alle banche, la Federal Reserve sarebbe in grado di offrire più liquidità dirette ad un maggior numero di istituzioni finanziarie a fronte di asset collaterali, senza lo stigma della finestra del tasso di sconto. Questo nuovo raggio di azione vorrebbe essere ampliato anche alle banche centrali interpellate dalla Fed per armonizzare l’emissione di capitali sui mercati.
In base a quanto riportato sul Wall Street Journal, i mercati stanno ampiamente discutendo delle nuove misure che la Fed vorrebbe adottare e gli ulteriori passi che potrebbe compiere. Tra questi si parla anche di un nuovo taglio del tasso di sconto, che potrebbe arrivare anche prima della prossima riunione del Comitato direttivo della Fed (Fomc), l’erogazione di prestiti di lungo termine ai “money makers”, ovvero gli attori che più sono stati colpiti dal fenomeno subprime, come le banche d’affari e gli intermediari, oltre che, in fine, un allentamento delle garanzie sugli asset collaterali, richiesti per concedere prestiti.
La prima asta avrà luogo lunedì 17 dicembre. La Fed intende immettere oltre 24 miliardi di dollari nella sua prima asta. Le altre banche centrali coinvolte nel progetto procederanno all’immissione di liquidità in date diverse e con ammontare differenti, anche se il metodo rimarrebbe lo stesso.
Il nuovo sistema escogitato dalla Fed non nasconde il fatto che anche i tagli dei tassi di interesse non sono più sufficienti per evitare i quadri catastrofici dipinti da importanti economisti. L’economia Usa rischia ormai la recessione e per questo motivo si stanno moltiplicando le misure da intraprendere per cercare di puntellare un sistema al collasso. La situazione rischia però di essere già ad un punto di non ritorno: i dati dell’economia Usa non fanno ben sperare e, considerando che siamo solo all’inizio di una crisi che potrebbe essere duratura, ci si domanda seriamente fino a che punto questa potrebbe spingersi e fino a dove potrebbe propagarsi.

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