Il governo Prodi è ormai alla frutta: questo è un fatto accertato e ormai chiaro a tutti. La sua crisi è irreversibile, ma tutti gli indizi finora portavano ad un voto in qualche modo accomodato sulla Finanziaria per scongiurare l’esercizio provvisorio, eventualità che sembrava poco gradita a tutti. Le cose sembrano però poter precipitare improvvisamente, proprio per mano di quei centristi fuori dal Pd che solo pochi giorni fa avevamo già individuati come possibili responsabili dell’innesco della crisi risolutiva. L’Udeur di Mastella sembra infatti sul punto di dissociarsi proprio sul voto alla manovra. Il capogruppo dell’Udeur in Senato, Tommaso Barbato, ha partecipato “in modo passivo” alla riunione di maggioranza convocata a Palazzo Madama per cercare di concordare le modifiche a decreto e Finanziaria ed alla fine ha dichiarato che “se si continua sulla cattiva strada verificheremo la possibilità di non votare il decreto”. Questo significherebbe automaticamente crisi e probabilmente si supererebbe un punto di non ritorno. Con i post democristiani bisogna però essere sempre molto cauti, perché lo stesso Barbato ha poi chiesto una riunione “per fare chiarezza nella maggioranza”, specificando che tale richiesta si riferisce soprattutto alle polemiche che hanno coinvolto il leader del suo partito Clemente Mastella. Insomma, la crisi in fondo non la vuole subito nemmeno l’Udeur. Barbato ha spiegato che “ci sono troppi pappagalli che parlano: c'é una distonia nella maggioranza, o si fa chiarezza o altrimenti l'Udeur non ci sta. Se facciamo schifo a qualcuno ce ne andiamo senza problemi”. Anche se il nome di Di Pietro non è mai stato pronunciato è fin troppo chiaro il riferimento al ministro dell’Italia dei valori ed alla polemica innescata dai “coinvolgimenti” di Mastella in questioni di giustizia, non tanto però come ministro quanto piuttosto come possibile indagato. Il fatto è che ci sono troppi galli nel pollaio centrista rimasto fuori dal Pd e tutti sono in cerca di visibilità, soprattutto dopo la manifestazione di sabato della sinistra radicale. Tanta gente in piazza deve aver turbato parecchio i sonni di qualcuno. C’è da aggiungere che gran parte degli slogan urlati dalla piazza sono stati completamente condivisibili. La gente in piazza ha forse sbagliato concedendo piena fiducia a Rifondazione, che negli ultimi anni ha fatto un po’ troppo combriccola con il Palazzo, ma la dimostrazione di sabato è stata la prova che al di là delle bandiere la gente non ha rinunciato a difendere lo stato sociale, anche quando sindacati e partiti della sinistra più che moderata hanno messo in campo tutte le loro forze per spegnere qualsiasi iniziativa di lotta popolare. C’è l’Italia di Prodi, di Rutelli, di D’Alema, di Mastella, dei sindacati addomesticati e di Cordero di Montezemolo, quella che vorrebbe correre verso il liberismo sfrenato e diventare sempre più colonia yankee, ma c’è anche l’Italia che rifiuta le privatizzazioni, il globalismo, la schiavitù americana. Finché sarà viva questa Italia ci sarà ancora speranza di rinascere come nazione e come popolo.
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