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Un proletario piccolo piccolo

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Venerdi 19 Ottobre 2007 – 15:26 – Paolo Emiliani stampa
Un proletario piccolo piccolo


Tutti i giornali dedicano l’editoriale di prima pagina alla notizia più importante o all’analisi sul tema più significativo oppure al commento sul fatto del giorno; per questo motivo molti forse si stupirannmo di trovare in questo spazio una notizia che altri quotidiani hanno, forse, inserito in una pagina interna.
Questa è la storia di una famiglia italiana, una qualunque, come ce ne sono tante. Una coppia sui quaranta anni con un figlio di sei. Non sono certo ricchi, ma forse sono felici lo stesso perchè ritengono che non gli manchi nulla. Vivono a Pollenza, in provincia di Macerata. Lui fa l’operaio alla Meloni in contrada Rancia di Tolentino, lei ha un lavoro precario, ma ormai questa è quasi la norma e bisogna essere ottimisti lo stesso. Infatti i nostri protagonisti lo sono ed acquistano un appartamento, non certo lussuoso, ma comodo e grazioso per una famiglia, nello stesso stabile dove vivono i genitori di lei. Cosa si vuole di più?
A settembre, però, la donna perde il lavoro e non riesce a trovarne un altro, nemmeno precario, nemmeno precarissimo. Si stringe un po’ la cinta, ma non basta, perché ora i soldi non bastano più per far fronte alla rata del mutuo contratto per l’acquisto della casa. La scadenza è ormai prossima e le banche non aspettano certo, anzi, con il rincaro dei tassi ora quel mutuo è proprio insopportabile.
Il nostro protagonista comincia a vedere un futuro fatto di pignoramenti, di umiliazioni, di delusioni, di sconfitte immeritate perché lui e sua moglie hanno sempre fatto il loro dovere di lavoratori, senza fare mai passi più lunghi della gamba.
Succede così che ieri, a metà mattina, si chiude in una stanza dell'azienda, si infila una corda al collo e si impicca. Solo più tardi, non vedendolo rientrare al suo posto, i compagni si mettono a cercarlo e lo trovano, ormai privo di vita.
Aveva quarantatre anni.
Un gesto disperato, forse anche folle, ma del quale sono responsabili tutti coloro che hanno contribuito alla distruzione dello stato sociale in Italia, coloro che hanno esaltato il precariato come nuovo indispensabile motore per l’economia. Ma quale economia? La loro, quella del profitto, non certo quella delle famiglie dei lavoratori italiani.
Abbiamo voluto raccontare questa storia perché essa non è una storia di emarginazione, di disperazione, i protagonisti sono gente qualunque, quella stessa che oggi crede di vivere in un ragionevole benessere e che domani potrebbe trovarsi nel baratro. Il modello americano, lo stesso che vogliono farci seguire, è pieno di queste storie. Con la sanità sempre più privatizzata, la scuola, l’università e la previdenza “integrativa” presto anche da noi il confine tra relativo benessere e povertà sarà molto labile. Basterà una malattia, un posto di lavoro perso in famiglia per precipitare in un vortice che rapidamente porta all’indigenza.
Quel modello di società non ci piace e non appartiene alla nostra storia e dobbiamo in qualsiasi modo rifiutarlo.

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