Il Partito democratico è cosa fatta, anzi, è cosa fatta il suo segretario, quanto al partito ancora molto c’è da fare, ma proprio l’ascesa ai vertici del nuovo partito di Walter Veltroni pone con insistenza una domanda: quale sarà la sorte di Prodi e del suo governo? La crisi immediata, per esempio sulla Finanziaria, sembra improbabile e questo per diversi motivi. Intanto perché Veltroni non vuole passare per il killer del governo, la sua immagine buonista sarebbe danneggiata, poi perché nessuno vuole, nemmeno nel centrodestra, un governo tecnico o istituzionale, perchè questa diventerebbe l’unica soluzione possibile, almeno temporanea, perché in Italia sarebbe impensabile votare a dicembre. Il panettone, insomma, Prodi lo mangerà a Palazzo Chigi, ma la crisi è comunque incombente e potrebbe scoppiare già all’inizio del prossimo anno. Sbaglia però chi pensa che a scatenarla possano essere le formazioni della cosiddetta sinistra radicale. Rifondazione e Comunisti italiani stanno assaporando il gusto del potere e valutando i benefici che questo porta, anche in termini elettorali. Certo, sanno bene che una lunga convivenza in questo governo può danneggiarli e forse hanno già un progetto di uscita, ma questa operazione è prevista molto più a ridosso della scadenza naturale della legislatura, quanto basta per dare una riverniciatina di rosso ai loro simboli. Coloro che sono più indiziati quali potenziali responsabili della prossima crisi vanno ricercati nei centristi che non hanno aderito al Pd e che ora hanno un disperato bisogno di visibilità, prima di essere completamente schiacciati dal super partito veltroniano. Rifondazione i suoi spazi storici ce li ha e li può difendere, i vari Dini, Fisichella o Bordon no. Se rimanessero per troppo tempo in silenzio potrebbero ritrovarsi già estinti prima di arrivare alle prossime lezioni. Ecco perché c’è da attendersi qualche imboscata, soprattutto al Senato dove i numeri sono sempre strettissimi. Le occasioni non mancano certo e potrebbe essere lo stesso Prodi o qualcun altro nel centrosinistra colui che ufficializzerà presto l’inesistenza della maggioranza del 2006. Quanto alle date per il voto le più probabili sono due: la prossima primavera, con questa legge elettorale, oppure nel 2009 con la legge che uscirrà dal referendum, ma in questo caso servirebbe un governo ponte, per il quale potrebbero candidarsi proprio coloro che in fondo sarebbero la causa della crisi, sapendo di poter contare su “simpatie” trasversali. L’unica cosa certa è che questo governo non sarà mai in grado di fare una nuova legge elettorale. Insomma, se il panettone è per Prodi quasi garantito, molto difficilmente consumerà a Palazzo Chigi anche la colomba pasquale. Anche se questa politica italiana è diventata sempre più complicata e per questo poco prevedibile, del resto è ormai anche assai poco politica.
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