inv RICERCA 
inv
inv
rinascita.Info librad :: italia
inv
inv
L'EUROPA, UNA VOLONTÀ UNICA, FORMIDABILE, CAPACE DI PERSEGUIRE UNO SCOPO PER MIGLIAIA DI ANNI. NIETZSCHE
inv
inv
inv
inv
PAGINA PRINCIPALE > ACCESSO :: LIBERO
inv
Analisi
inv

Il disastro, la disinformazione, il risveglio

invia
Venerdi 16 Novembre 2007 – 19:36 – Vittoriano Peyrani stampa

I possibili consensi alle nostre idee, i cui punti qualificanti vedremo più avanti, possono coagularsi intorno ad un uomo oppure intorno ad un insieme di valori condivisi.
L’uomo “della provvidenza” oggi non si vede anche se ci sono nel nostro ambiente persone di grande levatura e pertanto non ci resta che individuare quali valori stanno alla base del nostro modo di pensare.
Se per affermarci si volesse costituire un partito od un movimento liberale e democratico, per quanto riguarda la forma, lo spazio è già occupato dai parlamentari, dalla estremità destra a quella sinistra, perché tutti si dichiarano seguaci di queste teorie. Per quanto riguarda la sostanza poi si deve convenire che le liberalizzazioni hanno mandato in rovina la nostra economia. Ci hanno infatti consegnati legati mani e piedi in potere alla speculazione finanziaria che ha comprato le aziende statali. Ha investito capitali ovviamente solo per ottenere, con la minor spesa possibile, il massimo guadagno dalla posizione di potere così acquisita. In pratica, infatti, non viene e non può essere esercitato alcun controllo da parte del governo sui prezzi dei generi e dei servizi venduti da privati. Ritengo poi che la democrazia in sessanta anni abbia distrutto in Italia il preesistente ordine sociale, organizzativo, economico, etico e morale come tutti possono facilmente constatare. Anche prima esistevano limiti rispetto a come avremmo voluto che fosse la società ma certamente la situazione era di gran lunga migliore.
In politica internazionale il filoamericanismo non è una proposta originale o vincente ed inoltre non è accettabile per le guerre e la incredibile violenza che esercita a nostro danno, anche se oggi si colpiscono con maggiore ferocia soprattutto altre nazioni. Noi siamo attaccati con le armi dell’economia, della cultura, con l’imposizione della innaturale società multirazziale sul modello di oltreoceano e con la distruzione del tessuto etnico. E questa, certo, è una gravissima forma di violenza. Il tutto avviene mentre si cominciava appena a superare il problema dei rapporti fra le differenti componenti etniche regionali interne!
Si pensi che per pagare la guerra americana in Iraq il petrolio è aumentato da circa venti a ottanta dollari al barile e che quella guerra, cui noi stupidamente partecipiamo, ha lo scopo di far controllare da altri il prezzo e la fornitura di una materia prima di cui noi abbiamo vitale bisogno. Se ci venisse a mancare, saremmo alla paralisi di ogni attività economica. Per la inesistenza di centrali elettronucleari siamo infatti dipendenti dall’estero per circa i tre quarti della nostra produzione di energia che otteniamo dall’importazione di petrolio e di metano poiché, seguendo le affermazioni dei “verdi”, temiamo più qualche centrale atomica che le novanta bombe atomiche dei depositi americani di Ghedi e di Aviano!
Anche l’esaltazione di questa Unione Europea, l’Europa delle novanta famiglie di banchieri e non quella dei popoli, ci lascia molto freddi. Dobbiamo dunque proporre idee nuove, anzi antiche ed eterne: quelle non ancora ben studiate e considerate, che hanno permesso al regime che esisteva in Italia prima della seconda guerra mondiale successi sbalorditivi.
Si ricordano a questo proposito le bonifiche di immensi spazi paludosi e malarici, la fondazione e la costruzione i centosettanta città, i record in campo tecnico, un incredibile progresso industriale, la salvezza dell’economia nella bufera della crisi mondiale del 1929 con la nazionalizzazione delle principali industrie, la conseguente difesa dell’occupazione e la ripresa degli anni successivi.
Oggi si vuole distruggere lo stato sociale che fu istituito quando si stabilirono per la prima volta in Italia la legge sulle quaranta ore massime settimanali di lavoro, le colonie elioterapiche per i figli del popolo, l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (altro che chiacchiere sul femminismo e sulla parità dei diritti fra i sessi!), l’assistenza medica, le pensioni di anzianità, il dopolavoro, i treni operai solo per fare qualche esempio. Ma soprattutto si vuole abrogare una legislazione a difesa del lavoro, all’avanguardia per quei tempi e ancor oggi valida.
Si consideri il disagio di un popolo la cui classe dirigente ha tradito le aspettative della propria gente il 25 luglio, l’otto settembre, per arrivare all’inversione di marcia di centottanta gradi di Fiuggi e, più recentemente, al comportamento autolesionistico dei cespugli a destra di Alleanza Nazionale.
Ma il tradimento non riguarda solo questa parte politica: pensate ai dirigenti della presunta sinistra che hanno cambiato atteggiamento sulla difesa sindacale dei lavoratori, sull’antiamericanismo e sulla politica di nazionalizzazione degli strumenti di produzione. Sono passati addirittura ad appoggiare le più sfrenate liberalizzazioni cioè le svendite delle aziende statali alle multinazionali prevalentemente americane. E questo avviene sistematicamente dopo una apposita gestione rovinosa che le ha rese passive e quindi le ha deprezzate fortemente. Non faccio commenti sulle forme di corruzione che, si può ben immaginare, accompagnano queste operazioni altrimenti non motivabili. Nessuno di noi ha visto la concorrenza che avrebbe dovuto seguire globalizzazione e liberalizzazioni e far diminuire i prezzi al consumo: tutta o quasi la differenza dei costi di produzione è stata assorbita dalla intermediazione commerciale.
Ed è un tradimento anche quello della democrazia cristiana che non ha lottato per contrastare il divorzio, l’aborto e la perdita delle credenze religiose, che possono essere discutibili per molti ma non certo per i cattolici.
Tutto questo ha portato ad un assenteismo elettorale con punte del 30% degli aventi diritto, non certo da sottovalutare in un sistema democratico rigettato da quasi un cittadino su tre. Su queste persone si deve fare leva con idee coerenti con le nostre convinzioni se non si vogliono ottenere futuri risultati elettorali disastrosi utili solo, nella migliore delle ipotesi, per la gioia di qualche personaggio che dalle elezioni cerca una sistemazione economica per sé e per la propria famiglia. Questi piccoli personaggi che aspirano solo a fare una politica di piccolo cabotaggio personalistico, o non sono capaci di fare altro,. andrebbero mandati tutti in pensione.
Vediamo dunque di riassumere l’essenziale non rinunciabile di un programma politico che non sia perdente in partenza e che non dia sempre risultati ridicoli ma che si proponga orizzonti dell’ampiezza delle nostre idee.
Il punto da cui discendono tutti gli altri è la difesa della sopravvivenza del nostro popolo nelle sue particolari caratteristiche e nella sua possibilità di affermazione in un confronto paritario con gli altri.
Ne deriva la necessità di una vera sovranità nazionale, della difesa dell’identità culturale, etnica, economica. E’ qualificante anche la istituzione di una repubblica sociale, alla base della quale sia la difesa della parte più debole della popolazione aggredita dalla speculazione finanziaria e bancaria e per la quale è ormai difficile soddisfare gli essenziali bisogni primari. Infatti, nonostante lo sviluppo tecnico della produzione, dei trasporti e della distribuzione, che dovrebbe garantire la sicurezza economica per tutti, si prospetta un futuro incerto e pericoloso poiché la finanza bancaria ed internazionale divora, attraverso una usura generalizzata, le ricchezze dei popoli per trarne potere. Tale potere viene usato per fare guerre che assomigliano, nella sostanza, a quelle coloniali e per travisare e distorcere la realtà e le caratteristiche socio-culturali delle nazioni attraverso un’informazione-deformazione fatta di messaggi falsi ripetuti fino all’ossessione. Senza una sovranità nel campo culturale e dell’informazione la società viene modellata da altri, dai citati poteri forti internazionali, che spettacolarizzando delinquenza e criminalità, in realtà le diffondono e le “normalizzano”. I giovani, ma non solo loro, si creano una idea della società in cui vivono da quanto osservano alla televisione che prospetta l’immagine di una realtà falsa ed artefatta, imposta senza possibilità di critica da parte del pubblico. Questo è il massimo dell’antidemocrazia.
A questo proposito si fa notare che la democrazia, che come detto è il sistema dello strapotere del denaro, avvelena anche i comportamenti dei governi. La malavita infatti diventa funzionale al sistema. Pensate ai vandalismi e ai furti. Quando vi rubano l’automobile per voi è molto doloroso ma lo stato incassa subito il 20% di I.V.A. della nuova automobile che comprerete, poi la tassa di immatricolazione di circa cinquecento euro, la tassa sull’assicurazione contro il furto che vi affretterete a stipulare. Allo Stato non conviene privarsi di questi incassi, arrestando i ladri o i vandali, e non lo fa. Per questo motivo i furti di auto e negli appartamenti assommano a centinaia di migliaia. Per ogni forma di crimine, a ben pensare, il bilancio dello Stato riceve un guadagno.
Ed è per questo che la malavita ha il “fatturato” più grande di ogni altra attività e le istituzioni democratiche, colluse con essa inestricabilmente per motivi di consenso elettorale, si legano le mani con speciosi pretesti di diritti o con le leggi che i parlamenti “stupidamente” approvano e la magistratura applica alla lettera senza una interpretazione che protegga le persone oneste. La stupidità ha le spalle grosse e nasconde ben altro!
Insomma si vuol dire che non esiste libertà in democrazia se il potere di condizionamento è lasciato nelle mani di chi possiede enormi quantità di denaro e vuole controllare il meccanismo di imporre modelli estetici e sociali di vita, costringendo ad interpretare la realtà a suo interesse e piacimento.
Unendo questa considerazione al fatto che la democrazia è il sistema più favorevole all’affermazione del potere e degli intrighi del denaro si comprende come mai si fanno guerre per imporre questo sistema di governo che solo gli sprovveduti possono credere voluto per il bene e la libertà delle genti. Non si comprenderebbe infatti come, a fondo perduto, per costosissime guerre tecnologiche, come il secondo conflitto mondiale o, attualmente, come quelle dell’Iraq e dell’Afganistan se non si tenesse conto dei vantaggi di spadroneggiare liberamente in ogni campo che il sistema democratico offre alla speculazione e all’usura.
Una via democratica all’affermazione delle nostre idee esiste, naturalmente, ma mancano gli uomini che siano capaci e vogliano farsene carico. Soprattutto Hitler, l’antidemocratico per eccellenza, la percorse con successo in Germania: corentemente con le sue idee conquistò il potere vincendo le elezioni.

inv
inv archivio :: abbonati :: inv
inv invinv^ inv
inv
In Primo Piano :: libero
continua :: libero ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: libero
prima pagina ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: abbonati
  • Prossimamente
continua :: abbonati ::
inv inv inv
inv
inv
© rinascita soc. coop. ed. a r.l. - 2002–'07
inv
inv invinv
inv
inv
inv