inv RICERCA 
inv
inv
rinascita.Info librad :: italia
inv
inv
L'EUROPA, UNA VOLONTÀ UNICA, FORMIDABILE, CAPACE DI PERSEGUIRE UNO SCOPO PER MIGLIAIA DI ANNI. NIETZSCHE
inv
inv
inv
inv
PAGINA PRINCIPALE > ACCESSO :: LIBERO
inv
Mondo
inv

Paese dei cedri: l'Italia al capezzale della politica libanese

invia
Venerdi 16 Novembre 2007 – 19:43 – Dagoberto Bellucci - Beirut stampa
Paese dei cedri: l'Italia al capezzale della politica libanese


Nella giornata di domani, sabato, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema sarà in visita ufficiale a Beirut. Dall’incontro si attendono interessanti spunti per nuove iniziative, che diano una scossa alla politica libanese, in vista del voto presidenziale del prossimo 21 novembre.
A meno di una settimana dalla riunione parlamentare - finora rinviata tre volte dal presidente dell’Assemblea Nazionale Nabih Berry - anche la diplomazia italiana cerca di dare un contributo per la riconciliazione nazionale. Cesare Ragaglini, l’inviato speciale della Farnesina, una settimana fa durante una visita a Beirut dichiarò: “Oggi come non mai le forze politiche libanesi sono coscienti della gravità del momento e della necessità di trovare un’intesa”.
Intesa difficilissima su un nome, quello del prossimo presidente della Repubblica, che ancora manca e sul quale non è possibile fare alcuna previsione. L’Italia cerca di fare la sua parte con più di duemila militari dislocati nel sud, al confine meridionale all’interno della missione Unifil2. Commentando le recenti manovre militari condotte due settimane fa da Hizbollah, l’inviato della Farnesina aveva ribadito sostanzialmente che “non esisteva alcun problema” con nessuna delle “fazioni libanesi”.
Il capo della missione italiana dei caschi blu, il generale Claudio Graziano, aveva confermato che le manovre non avevano procurato alcun problema ai caschi blu, ai quali non è consentito di interferire all’interno delle attività della resistenza.
La risoluzione 1701, che ha deciso l’invio di una missione di caschi blu nel Libano meridionale, parla al riguardo molto chiaramente: come gli altri anche gli italiani sanno perfettamente che qualsiasi questione relativa alla resistenza è un affare interno libanese e non oserebbero mai mettervi il naso.
Ricordiamo che Hizbollah ha ufficialmente rivendicato queste manovre nel quadro della sua guerra contro l’entità sionista, che continua a violare la risoluzione Onu con quotidiani voli spionistici sui cieli del Libano meridionale.
D’Alema si è dichiarato soddisfatto dell’attuale fase di dialogo tra le fazioni libanesi e si è augurato che “tutti i responsabili politici sappiano trarre le dovute conseguenze dal difficile momento”, sottolineando che queste elezioni presidenziali potrebbero rappresentare la svolta per una vera e propria riconciliazione nazionale.
Sulle imminenti elezioni presidenziali e sui problemi del Paese, ha parlato anche il presidente libanese uscente, Emile Lahoud, che, intervenendo in diretta alla rete televisiva “al Manar”, ha ricordato come “la resistenza sia un vanto ed un orgoglio per tutta la Nazione”; sottolineando poi che “qualsiasi problema esista tra maggioranza ed opposizione sul nome del prossimo candidato alla presidenza, questo non deve aver niente a che fare con la piena legittimità costituzionale della resistenza”.
Diverso il parere ovviamente espresso dal leader del partito socialprogressista Walid Jumblatt, il quale ha ribadito le sue accuse contro una fazione legata ad interessi stranieri. Il leader druso pur sostenendo le decisioni dei vescovi e della chiesa maronita prese a Bkerkè la scorsa settimana, ha nuovamente accusato la Siria di impedire una normale tenuta della sessione elettorale e si è augurato nuove sanzioni contro Damasco.
Intervistato dalla tv “al Arabiya”, Jumblatt ha affermato che il Libano “è diviso perché esistono partiti che non sono affatto libanesi, ma prendono gli ordini da Siria e Iran”, dimenticando però che lui – dopo aver preso ordini per anni da Damasco – attualmente gli stessi ordini li riceve da Washington, dov’è volato non più di quindici giorni fa per incontrare i massimi responsabili della politica statunitense.
Se la politica libanese cerca risposte e soluzioni a una crisi oramai estenuante, gli affari tra l’Italia e il Paese dei cedri migliorano, confermando il nostro Paese come il primo partner commerciale.
Le importazioni dall’Italia sono aumentate nei primi sei mesi di quest’anno dell’8,1% e la delegazione commerciale italiana ha invitato nel corso dell’anno, due importanti uomini d’affari libanesi a “Vicenzaoro”, tradizionale fiera del settore orafo italiano. Il responsabile italiano della delegazione, Sebastiano Del Monte, si è detto sostanzialmente soddisfatto dell’andamento degli scambi con il Libano, che rappresenta oltretutto un trampolino di lancio verso altri importanti mercati arabi come quelli del Golfo.

inv
inv archivio :: abbonati :: inv
inv invinv^ inv
inv
In Primo Piano :: libero
continua :: libero ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: libero
prima pagina ::
inv
Gli ultimi 5 titoli :: abbonati
  • Prossimamente
continua :: abbonati ::
inv inv inv
inv
inv
© rinascita soc. coop. ed. a r.l. - 2002–'07
inv
inv invinv
inv
inv
inv