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Coccodrilli e camaleonti

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Sabato 10 Novembre 2007 – 16:04 – Ugo Gaudenzi stampa
Coccodrilli e camaleonti

“Ciao, Maurizio. Ti ho trovato. Volevo chiederti se sei disponibile a intervenire ad una tavola rotonda sul Vicino Oriente... hai tempo?”...
“Ma quale tempo... qui sto al chiodo, in industria”.
“Ma che dici, quale industria... Non devi tornare in Libano per il tuo quotidiano?”...
“Guarda, sto qui a scrivere per l’industria Biagi... devo scrivere io un suo libro”...
E’ uno stralcio di una telefonata di oltre dieci anni fa.
La “Biagi Corporation” - come peraltro sia la “Montanelli Co.”, con il caso di Gervaso che compilava la “Storia d’Italia” nel nome e per conto del padrone Indro, e sia la “Nuova Eri” della Rai, dove “illustri” inviati e corrispondenti hanno firmato a bizzeffe libri-istantanei scritti da altri giornalisti pedarii (o peones) - è stata una di quelle vergogne “creative” di chi ha usato schiavi delle lettere per assurgere a “mostri dell’informazione” politicamente corretta in Italia. Un po’ come la sotto-industria delle “tesi di laurea” a pagamento nelle attuali sub-università italiane.
Quest’altra faccia di Enzo Biagi non è certo stata sottolineata dai coccodrilli - penoso quello di Santoro che ha mandato in onda ore di parole autorerefernziali tra nani del giornalismo omologato - né è stato accennato all’istrionismo dello scomparso.
Altro che “Bella ciao” in onore della sua virtuale militanza partigiana...
A noi risulta che Biagi candidamente, nel 1944, e con piacere, riceveva, in quanto giornalista sfollato e oggetto di bombardamenti da parte degli anglo-americani, un emolumento mensile a lui direttamente concesso dal ministro della Cultura Popolare della (poi... odiata) Rsi.
Non solo.
Ma, forte della sua autoacquisita militanza in Giustizia e libertà, fu immesso con tutti gli onori nel giornalismo embedded del dopoguerra, “conquistando” - ovviamente sulla base della nota lottizzazione partitica - una delle direzioni Rai.
Non solo.
Il suo granitico sentire politico gli permise di navigare da un partito all’altro, sempre molto compreso del suo eccelso valore giornalistico: tanto che avendogli il Psdi rifiutato il ruolo da capolista in una delle elezioni, mutò subito casacca, avvicinandosi - ma con la cautela dell’uomo - ai “Migliori” del tempo.
Certo. Con le spalle così coperte, era facile per lui “intervistare” vari potenti dell’epoca. Non doveva fare la fila.
Purtroppo il suo scrivere era da maestrino delle elementari. Lo sapeva anche lui. E per questo usava giornalisti-pedarii per produrre una messe di articoli e di libri di storia.

Però è giusto che la crème de la crème del giornalismo nostrano l’abbia preso ad icona: nel gregge c’è sempre un vecchio montone. Come tutti quei vecchi che, canuti, sembrano essersi trasformati in saggi, ma che, dentro, sono un po’ più bugiardi e presupponenti di quanto fossero da giovani.

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