Poche illusioni per chi ha contratto in Italia, e in Europa, un mutuo a tasso variabile, mal consigliato dai propri istituti bancari. I tassi d’interesse non scenderanno, anzi la Banca centrale europea nel suo bollettino lascia pensare che verranno piuttosto alzati. Poche illusioni per chi ha preso per buone le parole del governatore Draghi sulla necessità di aumentare i salari per ridar fiato ai consumi: la Bce “consiglia” infatti di non intervenire sugli stipendi, sventolando il drappello dell’inflazione. Ma veniamo al bollettino. Discreta crescita del pil ed inflazione in salita. Sono questi i due dati principali estrapolati dal bollettino di novembre dalla Banca centrale europea. Il massimo istituto di emissione monetaria continentale ha dipinto una situazione macroeconomica ancora troppo incerta. L’Eurozona sembra non aver ancora ricevuto il colpo dovuto all’effetto a catena dalla crisi dei subprime, mentre inizia invece a risentire dell’aumento dei prezzi del petrolio e del continuo apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. L’Istituto di Francoforte, nel complesso, ritiene che “le prospettive di crescita siano soggette a rischi verso il basso, legati principalmente a un impatto potenzialmente più ampio della rivalutazione del rischio in atto nei mercati finanziari sul clima di fiducia e sulle condizioni di finanziamento, a ulteriori rincari del petrolio e delle materie prime, nonché ai timori di spinte protezionistiche e di possibili andamenti disordinati connessi agli squilibri mondiali”. Ciononostante, in termini reali, la crescita del pil risulterebbe prossima a quella potenziale. Dato il probabile impatto della prolungata volatilità dei mercati finanziari e della rivalutazione dei premi a rischio sull’economia reale, però, “il livello di incertezza che circonda tali prospettive sostanzialmente positive per l’attività economica, resta elevata”, afferma il comunicato della Bce. Gli esperti di Francoforte hanno quindi abbassato le stime di crescita per il 2007 ed il 2008, mantenendo inalterata solo la previsione per il 2009, sempre attesa al 2,2%. I rischi stimati, comuni per il triennio che verrà, sono quelli legati all’aumento dei corsi petroliferi, all’apprezzamento dell’euro, all’incertezza in merito, agli andamenti dei mercati finanziari e alla possibilità di un rallentamento più pronunciato del previsto dell’economia statunitense. Sulla crescita dell’Eurozona, però, non pesa ancora il restringimento delle condizioni di credito, dovuta alla crisi di liquidità dei mercati finanziari. Il tasso di crescita dei prestiti bancari alle famiglie e alle società non finanziarie è infatti rimasto sostenuto negli ultimi mesi, indicando in linea di massima che non vi è ancora una contrazione dell’offerta di credito. Un dato, quello fornito dalla Bce, che sembrerebbe quindi escludere, almeno per il momento, che la crisi dei mutui subprime abbia determinato un calo dei flussi del credito: uno dei principali sostegni per la crescita economica del Vecchio Continente. Tuttavia, avverte la Bce, “non si può escludere che il forte flusso dei prestiti rifletta in parte la reintermediazione di alcuni finanziamenti attraverso bilanci bancari, data la carenza di liquidità in alcuni segmenti dei mercati delle attività cartolarizzate”. La tenuta del tasso di crescita dei prestiti potrebbe dunque essere momentaneo e nascondere invece una situazione ben peggiore. La Bce chiede quindi più tempo per “analizzare più approfonditamente la situazione legata alla volatilità sui bilanci bancari, le condizioni di finanziamento e la crescita monetaria e creditizia”. Per quanto riguarda le aspettative sul tasso di disoccupazione per il 2007, 2008 e 2009, le stime della Bce non sono state ritoccate e si collocano rispettivamente al 7, al 6,7 e al 6,6%. Gli esperti, inoltre, si aspettano un proseguimento delle tendenze favorevoli del mercato del lavoro, mentre ulteriori riduzioni del tasso di disoccupazione sono considerate dipendere dal successo delle riforme nel settore. Un sinonimo di precarizzazioni ad oltranza della mano d’opera, così come successo in Italia, che gonfia quantitativamente le statistiche abbattendo però il livello qualitativo del lavoro, tanto da far addirittura abbandonare la ricerca di un impiego da parte di alcune categorie, incentivando persino il lavoro in nero. Inoltre, per i “segnali positivi provenienti dal mercato del lavoro” osserva la Bce, “la dinamica salariale può risultare più vivace rispetto alle attese correnti” e “si potrebbe manifestare un maggior potere delle imprese nel determinare i prezzi in segmenti di mercato a bassa concorrenza. Questa evoluzione - avverte - comporterebbe rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi”. Francoforte chiede dunque di non rialzare i salari degli impiegati malgrado questa possa essere una buna risposta per incrementare la domanda interna e rilanciare i consumi nazionali dei Paesi più in affanno, come l’Italia. Un modo, anche, per controbilanciare un livello dei tassi di interesse sull’euro che sta mettendo in difficoltà sempre di più le persone indebitate a tasso variabile. Sul versante della crescita dei prezzi al consumo, l’argomento principe della Bce a discapito di tutti gli altri, la situazione si complica. Ci si aspetta infatti che il tasso d’inflazione “rimanga su livelli nettamente superiori al 2% nei prossimi mesi, per poi tornare a scendere nel 2008”. L’andamento dei prezzi a medio termine sono soggette, “come pienamente confermato, a rischi al rialzo connessi fra l’altro alla possibilità di corsi del petrolio e dei prodotti agricoli persistentemente elevati, che manterrebbero il forte slancio osservato nei mesi precedenti, nonché di incrementi inattesi dei prezzi amministrati e delle imposte dirette”. A livello di politica monetaria, in conclusione, il Consiglio della Bce ribadisce che, proprio in relazione all’elevata incertezza dovuta ai recenti avvenimenti finanziari oltre che al peso delle variabili economiche sull’andamento congiunturale, lascia intendere che non è escluso un rialzo dei Tassi ufficiali di sconto (Tus). Il massimo istituto di emissione monetaria avverte però che “è necessario esaminare a fondo maggiori informazioni prima di trarre ulteriori conclusioni”. Il Consiglio, dunque, “seguirà tutti gli sviluppi con molta attenzione, intervenendo con tempestività e fermezza sulla base della sua valutazione”. Un aumento dei tassi di interesse, malgrado il livello dell’inflazione, potrebbe però rivelarsi controproducente ed inefficace vista la situazione complessa ed ancora oscura dell’economia europea.
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