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Pakistan: gli Usa pronti al cambio della guardia

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Venerdi 16 Novembre 2007 – 19:31 – Antonella Vicini stampa
Pakistan: gli Usa pronti al cambio della guardia


È precipitata nel giro di quarantott’ore la situazione della sicurezza nel Pakistan del generale Musharraf. Dagli arresti si è passato alle esecuzioni da parte di un esercito impegnato ora anche nella caccia ai sostenitori di Imran Khan, l’ex campione di cricket e leader del Movimento per la Giustizia all’opposizione, portato via mercoledì da agenti in borghese mentre all’università di Lahore incitava i giovani alla ribellione. Ieri è stata formalizzata la ragione della sua cattura: incitamento alla sollevazione armata (contro lo stato di emergenza proclamato nel Paese, ndr). Khan si trova ora detenuto nel carcere di Kot Lakhpat. Sono almeno 41 i suoi sostenitori che risultano morti negli ultimi due giorni;
33 solo mercoledì, in una serie di assalti a Swat, una valle circa 160 chilometri a nordovest della capitale. Ieri, invece, elicotteri dell’esercito hanno colpito vicino alle città di Kabal e Kuza Bande. Due militari sarebbero rimasti uccisi in un attentato esplosivo contro un convoglio militare.
Nel resto del Paese, nel frattempo, proseguono intanto anche le manifestazioni popolari contro lo stato di emergenza. In particolare a Karachi, dove ieri sono state arrestate centinaia di dimostranti, due dei quali, sostenitori di Benazir Bhutto, sono stati uccisi.
A puntare il dito contro la polizia la stessa ex premier che ha parlato di “un’enorme manifestazione di protesta a Liari” nel corso della quale “due dei nostri ragazzi sono stati uccisi brutalmente e senza pietà dalla polizia”.
Fayyaz Khan, un responsabile della polizia locale, ha rincarato la dose precisando che si trattava di due bambini.
La leader designata dell’opposizione ha denunciato la violenza degli agenti “in tutta la provincia centrale del Punjab” da cui sono giunte “notizie di cariche con manganelli, gas lacrimogeni ed arresti di massa”.
Questo contesto di disordine allargato racchiude queste quasi due settimane di caos degenerato in cui attorno al presidente Musharraf si è fatta praticamente terra bruciata, tanto che, stando a quanto reso noto ieri dal ministro per gli Affari Esteri pakistano, oggi si insedierà un governo ad interim, dopo aver sciolto il parlamento.
Il nuovo esecutivo sarà incaricato di convocare le elezioni generali. Il nuovo primo ministro temporaneo sarà l’attuale presidente del Senato Mohammadmian Soomro, un personaggio molto vicino al presidente.
Si tratta, di una terapia di facciata, con lo scopo probabilmente di placare gli animi, ma senza il potere reale di convincere né di sedare l’opposizione, ormai sempre più compatta e decisa ad allontanare il presidente.
“Non ci aspettiamo elezioni libere e giuste con il regime di Musharraf e con la sua mini legge marziale”, ha dichiarato ieri il portavoce del Partito popolare, Farhatullah Babar, confermando la rottura definitiva dei negoziati di riconciliazione nazionale.
Lo scioglimento del parlamento è, poi, un atto dovuto, considerato che ieri a mezzanotte è scaduto ufficialmente il mandato presidenziale di Musharraf, con cui si è conclusa anche la legislatura di cinque anni. Riconfermato col voto dello scorso ottobre, il capo di Stato in divisa attende ancora la sentenza della Corte Suprema sulla sua nomina da militare, ma con la sospensione della Costituzione in atto e con il sommario scioglimento del sommo tribunale pakistano è facile prevedere come si pronuncerà la corte.
Entro il primo dicembre, comunque, smetterà l’uniforme.
Lo ha annunciato, sempre ieri, il procuratore generale Malik Mohammad Qayyum, aggiungendo che la Corte suprema deciderà la prossima settimana.
In attesa delle prossime evoluzioni, gli Usa hanno già ipotizzato un nuovo scenario che vede un Pakistan senza la presenza di Musharraf, almeno in posizioni di potere.
Che il nuovo idolo di Washington sia Benazir Bhutto è un dato quanto mai evidente, collegato del resto alla necessità di rinnovare l’immagine muscolare e arrogante della politica estera dei repubblicani, in vista del voto del 2008.
E così, mentre il Generale gioca la carta delle elezioni e si dà da fare alle frontiere con l’Afghanistan, dopo quasi due settimane di inerzia, la ex premier si è riavvicinata a Nawaz Sharif profilando una nuova alleanza per il prossimo futuro.
Il New York Times ieri, alla vigilia della missione di John Negroponte in Pakistan, ha parlato di due piani: B e C.
Oggi, il vice di Condoleezza Rice tenterà di salvare il salvabile, incoraggiando un accordo fra il presidente e la sua principale rivale del momento, ma, stando a indiscrezioni, non è da escludere che il delegato della Casa Bianca prepari il terreno per una estromissione del Generale preparata all’interno del suo stesso entourage.
La Casa Bianca di fronte al progressivo e conclamato fallimento del loro ex uomo forte al confine con l’Afghanistan è ben consapevole di non poter più sostenere l’insostenibile.
“Ogni giorno che passa, sono sempre più numerosi gli esponenti dell’Amministrazione convinti che i giorni del generale Musharraf al potere siano contati e che gli Stati Uniti debbano iniziare a considerare piani di emergenza, incluso quello di coinvolgere i generali pachistani”, ha scritto il quotidiano di New York citando diverse fonti.
Per questo una delle alternative allo studio potrebbe avvalersi dei generali pachistani per estromettere il loro capo e insediare un presidente civile al suo posto e convocare elezioni legislative.
Questo significa chiaramente che, nonostante il rinnovamento di facciata, quello che cercano gli Stati Uniti è un nuovo pugno d’acciaio nella loro lotta al terrorismo che puoi essergli assicurata solo dai militari che, in un Pakistan senza Musharraf, resterebbero alle spalle a muovere i fili di governanti apparentemente più liberal.

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