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La guerra civile greca

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Martedì 30 Ottobre 2007 – 17:11 – Saverio Borgheresi stampa
La guerra civile greca


La Grecia alla vigilia della seconda guerra mondiale, viveva sotto una monarchia costituzionale e a capo del governo c’era il generale Metaxas. In politica estera venne attuata una politica di avvicinamento alle potenze dell’Asse, almeno fino all’aprile 1940, quando l’Italia invase e occupò l’Albania. Il 28 ottobre 1940 su personale iniziativa di Benito Mussolini l’Italia invase la Grecia partendo dalle basi in Albania. Sebbene in inferiorità numerica le forze greche respinsero gli invasori, penetrando anche in Albania, dando agli alleati la loro prima vittoria e costringendo Mussolini a chiedere aiuto ai tedeschi. I caduti italiani nel dissennato attacco alla Grecia furono più di 13.000.
Ad aprile i tedeschi furono costretti a intervenire in aiuto dell’alleato italiano, invadendo prima la Yugoslavia, occupandola in meno di dieci giorni e successivamente attaccando la Grecia dalla Tracia e dalla Macedonia, obbligandola a chiedere un armistizio in meno di tre settimane.
Il re Giorgio II abbandonò Atene e si rifugiò a Il Cairo, dove formò un governo in esilio, ma l’opposizione comunista non lo riconobbe a causa della presenza di ministri ex membri del gabinetto Metaxas. L’Asse suddivise la Grecia in zone d’occupazione e ad Atene fu instaurato un governo fantoccio con a capo Tsolakoglu. La nuova amministrazione, nella sua triennale vita, ebbe un potere fragile e non riuscì mai ad imporre la propria giurisdizione in molte località della Grecia, colmato solamente dalla creazione di gruppi di resistenza. Tra il 1941-42 nacque l’Esercito popolare di liberazione, su iniziativa del partito comunista, l’Elas insieme all’Eam suo braccio politico, attraversò l’intera gamma degli orientamenti politici di sinistra, contando tra i suoi iscritti anche molti pope ( sacerdoti ortodossi ). All’opposto vi erano gruppi, patrocinati dagli inglesi e dal governo in esilio a Il Cairo come l’Edes e l’Ekka, il primo nacque come formazione di ispirazione repubblicana, per divenire successivamente filo monarchico e l’Ekka di ispirazione liberale. Nel 1942 l’Elas iniziò le prime azioni contro l’occupante, attaccando le postazioni italiane in Epiro, di conseguenza l’Asse si vide costretta a cambiare l’approccio verso la popolazione imprigionando e deportando in Germania i sospetti ribelli, obbligando la maggior parte della popolazione a cercare un rifugio nelle zone interne. Tuttavia, l’azione repressiva non fermò gli attacchi, e le azioni di sabotaggio contro le truppe occupanti. A Fordykampos, i membri dell’ELAS, sconfissero gli italiani, catturando centinaia di soldati e materiali bellici.
Nella primavera del 1943, gli italiani si videro obbligati a ritirasi, da alcune aree interne, mentre le città di Karditsa Grevena e Irrikala furono abbandonate in luglio. Alla fine del 1943 il territorio liberato corrispose a circa 30.000 km2 dal Mar Ionio all’Egeo dai confini della Macedonia alla regione di Tebe. Nello stesso tempo, i gruppi di ribelli, poterono contare su circa 20.000 – 30.000 membri, di cui la maggior parte affiliati all’ELAS, la sola vera forza, le altri formazioni svilupparono solo limitate azioni, controllando solo piccole aree della Grecia centrale.
A settembre, la capitolazione italiana fu una manna per la resistenza, le armate si dissolsero, molte truppe furono disarmate e trasferite in Germania, altre tradirono l’ex alleato e altre continuarono la guerra a fianco dell’alleato tedesco, ma significativi quantitativi di materiali bellico finirono sotto le mani della guerriglia. I soldati del Reich, occuparono le zone sotto tutela italiana e iniziarono una feroce politica repressiva, macchiandosi di gravi brutalità a danno della popolazione, centinaia di villaggi furono massacrati e circa un milione di persone fu obbligata ad emigrare verso altre località interne. Intanto a capo del governo fantoccio andò il generale Rallis, che sotto iniziativa germanica creò il battaglione di sicurezza da utilizzare esclusivamente contro la resistenza comunista e in certi casi si ritrovò a combattere a fianco dell’Edes e dell’Ekka, che iniziarono a ricevere regolarmente armamenti e viveri dall’alleato inglese.
In ottobre la situazione precipitò ulteriormente, i gruppi nazional-comunisti venivano boicottati dai loro alleati, e la situazione si trasformò in conflitto aperto, fermato solo nel febbraio del 1944 dopo una negoziato con agenti inglesi, che fissava un “cessate il fuoco”.
Nelle zone sotto l’ELAS nacquero comunità auto-governate ( almeno all’apparenza ) e si cominciarono a creare istituzioni repubblicane, furono intraprese programmi di alfabetizzazione universale. ( Nel 1945 l’EAM arrivò a contare 2 milioni di iscritti su una popolazione di 7 ).
La formazione rossa creò un proprio governo in esilio a Beirut, composto anche da elementi socialisti e progressisti, il cui programma era una completa liberazione del territorio nazionale. La nascita del nuovo governo rinvigorì gli animi tra i soldati ellenici di stanza in Egitto, che si ammutinarono al re e agli inglesi richiedendo la creazioni di una giunta di unità nazionale, basata sui principi di Beirut. I britannici stroncarono l’eresia e imprigionarono gli 8.000 soldati ribelli.
Nel maggio del 1944, fu creato in Egitto un governo truffa di unità nazionale, benché i comunisti avevano 6 ministri su 24, i ruoli chiavi erano mantenuti dai monarchici e liberali, una suddivisione che non rispecchiava la realtà greca.
Intanto in Europa, l’avanzata sovietica in Romania e Yugoslavia, aveva obbligato i tedeschi a intraprendere una frettolosa ritirata verso la Germania. Il governo in esilio guidato dal liberale Papandreu si stabilì a Caserta, dove fu firmato un accordo che stabiliva il comando del generale inglese Scobie su tutti i gruppi di resistenza.
Le truppe britanniche sbarcarono nel Peloponneso ad ottobre e il 13 entrarono ad Atene.
Papandreu, sotto la pressione inglese, ordinò il disarmo totale di tutte le formazioni ad eccezione di quelle che avevano combattuto al fianco inglese. L’Eam propose un disarmo universale, ma tale proposta fu rifiutata sia dal governo che dagli inglesi che avevano già intavolato trattative con i membri del Battaglione di Sicurezza, in previsione di una ribellione rossa. Il primo dicembre i ministri dell’EAM rassegnarono le dimissioni e il giorno successivo il generale Scobie, dichiarò illegale la formazione comunista. Il 3 dicembre, l’Elas organizzò una grandiosa manifestazione ad Atene, contro il governo e neo-occupanti inglesi ( per niente differenti dai tedeschi ). I britannici repressero violentemente la protesta, che provocò il ferimento di oltre 100 civili e la morte di 28. A seguito dell’ “incidente”, la capitale divenne terreno di scontro continuo per 37 giorni tra i gruppi comunisti e l’esercito inglese. Mentre in Europa imperversava la guerra, gli inglesi rafforzarono le proprie posizioni nella penisola ellenica, contrattaccando i ribelli comunisti e obbligandoli a ritirarsi nell’Epiro e nel nord della Macedonia. A metà gennaio l’Elas firmò una resa. Un accordo che aveva tutte le sembianze di un armistizio. A seguito ne nacque una controversia tra gli storici, la prima riguardante la sconfitta dei comunisti sul piano militare e la seconda se l’ordine di resa fosse arrivato direttamente da Stalin. Se fosse vera l’ultima ipotesi, la decisione si collocherebbe nell’ambito del famoso accordo tra il presidente sovietico e il primo ministro inglese, che suddivideva l’Europa in precise zone d’occupazione. Il prof. Elming afferma che la Grecia fu il primo tra gli stati liberati ad essere apertamente e violentemente costretto ad accettare il sistema politico della potenza occupante. Fu Churchill ad agire per primo e Stalin si limitò a seguire l’esempio nei paesi occupati dall’Armata Rossa.
A febbraio fu firmato un accordo tra tutte le formazioni politiche che stabilì la completa smobilitazione delle truppe dell’Elas e di tutti i gruppi paramilitari, un’amnistia per i reati politici ( non quelli militari contro i tedeschi che riguardavano per la maggior parte, o solamente i membri dell’Elas ), un referendum sulla monarchia e l’indizione di elezioni politiche.
Le autorità elleniche sotto gli ordini inglesi arrestarono oltre 40.000 ex membri dell’Elas che non avevano tratto beneficio dall’accordo sull’amnistia. Altri, circa 5.000 si rifugiarono nella vicina Yugoslavia. Tra il 1945-46 le milizie filo governative uccisero circa 1.190 simpatizzanti comunisti torturandone molti altri. Interi villaggi accusati di aver appoggiato l’Elas furono completamente rasi al suolo. La situazione politica interna deteriorò ulteriormente, il governo Papandreu continuò la politica repressiva, mentre il partito comunista abbandonò la politica staliniana del non intervento e ricominciò la lotta armata. A marzo si svolsero le prime elezioni governative, boicottate dal partito comunista, che videro l’affermazione delle formazioni monarchico conservatrici. A settembre il referendum approvò la monarchia. Il nuovo governo democratico, non aveva alcun potere effettivo, dato che questi era detenuto dai britannici, che consideravano la Grecia come una propria colonia e l’ambasciatore ne era il governatore. Nello stesso anno riprese vigore la resistenza all’invasore, a marzo un gruppi di ex membri dell’Elas (molti di essi esclusi dalla legge sull’amnistia) attaccarono la stazione di polizia del villaggio di Lithoro e contemporaneamente gli ex partigiani rientravano in Grecia dagli stati limitrofi per riprendere la lotta.
I comunisti cambiarono denominazione da Elas a Dse e contavano sull’appoggio degli stati confinanti ad eccezione dell’Unione Sovietica che attuò una politica di non intervento.
Alla fine del 1946, il DSE poteva contare su circa 10.000 effettivi e il controllo di varie zone interne dell’Epiro e della Macedonia. L’esercito greco composto da 90.000 soldati si trovava in emergenza. Gli inglesi che avevano già investito 85 milioni di sterline erano già gravati dalla spese di ricostruzione e nel febbraio del 1947 informarono gli USA, che non erano più in grado di sostenere un esercito in Grecia, né di fornire un significativo aiuto (?) militare ed economico al paese. Nei mesi successivi i combattimenti aumentarono di intensità, i ribelli attaccavano le principali città, e costrinsero l’armata greca a una vigorosa offensiva che fece ritirare i ribelli negli stati confinanti. A settembre i ribelli furono sconfitti nei pressi di Kanytsa (1.200 morti), ma questo intoppo non fermò la loro avanzata nazionale, estendo le operazioni nel Peloponneso nell’Attica.
I guerriglieri potevano contare su un’organizzazione capillare che poteva contare su simpatizzanti e informatori in ogni villaggio. Alla fine del 1947 gli Stati Uniti entrarono prepotentemente nel conflitto, inviando materiale bellico e appoggio aereo e navale all’esercito ellenico, paragonabile a un miliardo di dollari d’aiuti militari, inoltre appoggiarono la creazione di “una riserva segreta dell’Esercito” composta da ex membri del Battaglione di Sicurezza.
Le truppe elleniche, sotto guida yankee iniziarono a utilizzare nuove tattiche militari, che saranno riutilizzati dagli stessi americani in Vietnam, come lo sradicamento forzato di popolazioni dall’Epiro e dalla Macedonia, minando la base naturale dell’organizzazione comunista, riducendo drasticamente le loro fonti di reclutamento. In agosto l’esercito greco intraprese una feroce offensiva nel nord della Grecia, obbligando i membri della DSE a rifugiarsi in Albania. Nell’ottobre del 1949, senza nessun altra prospettiva che non fosse un’ulteriore perdita di vite umane e di fronte a una macchina da guerra troppo superiore a loro, i guerriglieri annunciarono via radio il “cessate il fuoco”. Fu la fine della guerra civile. Lo stato mediterraneo ne uscì completamente distrutto, migliaia di simpatizzanti comunisti furono imprigionati nelle isole e altre migliaia abbandonarono definitivamente la nazione.
Gli anni successivi videro il rafforzamento dell’influenza yankee, Papandreu disse a proposito di loro “nei primi anni 50 esercitarono un controllo quasi dittatoriale imponendo che la firma del capo della missione economica comparisse su tutti i documenti di certa importanza, accanto a quella del Ministro dell’Economia”. Mentre un memorandum inviato al dipartimento di stato dalla missione americana residente a Atene specificò, “ Abbiamo stabilito un effettivo controllo, sul bilancio nazionale,tassazione,erogazione della moneta, politiche dei prezzi e dei salari, pianificazione economica, oltre che un ferreo controllo sulle importazioni ed esportazioni e cambio di valuta estera”. Quando nel 1964 andò al potere un governo che sosteneva un’indipendenza economica e nazionale, gli Usa e le loro falangi greche lo estirparono con rapidità.

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