Berlusconi ha fatto la sua chiamata alle armi del popolo italoforzuto: saranno in tutte le piazze d’Italia per una due giorni a metà novembre contro il governo Prodi. Pensare, però, che questa possa essere la spallata decisiva sembra pretenzioso. Già una volta, nel corso del primo passaggio di Prodi a Palazzo Chigi, il centrodestra portò a Roma un milione di persone, ma nessuno smosse il Professore dalla sua sedia, almeno fino a quando non ci pensò D’Alema. Questa volta sembrano però molti coloro che vogliono far traslocare questo governo e non stanno tutti nel centrodestra. Qualcuno, però, cerca di buttare in campo un uomo dalla panchina, uno qualsiasi, pur di non andare subito alle elezioni che sarebbero certo un bagno di sangue per tutti coloro che hanno responsabilità in questa scigurata gestione di governo. Napolitano sembra darsi un gran da fare per smorzare ogni polemica. Il suo ruolo isituzionale prevederà pure certi interventi morigeratori, ma sembra esagerare quando addirittura si preoccupa che la gente possa essere “sconcertata” dalla conoscenza degli incidenti giudiziari che potrebbero interessare esponenti del governo: la gente ha il diritto di sapere e comunque è già sconcertata da un pezzo. Napolitano vorrebbe un governo istituzionale o tecnico, qualsiasi cosa insomma, pur di non votare e sulla stessa linea sembra anche la terza carica dello Stato, il presidente della Camera Bertinotti. Tutte queste aperutre ad un governo tecnico significano però una bocciatura già annunciata per Prodi. Ci sono poi i centristi che non sono confluiti nel Pd, tutti in cerca di visibilità, da Dini (ma si può ancora considerare nel centrosinsistra?) a Di Pietro, dagli amici di Bordon a Mastella, che forse però vorrebbe visibilità di altro genere rispetto a quella che lo sta interessando. Non va poi dimenticata la sinistra cosiddetta radicale, fino a ieri impaurita dai contraccolpi elettorali che la sua responsabilità governativa poteva scatenare e oggi ringalluzzita dal successo numerico della manifestazione di sabato scorso. Insomma questo governo non sembra piacere proprio più a nessuno, nemmeno a Veltroni che forse già vorrebbe quella poltrona, ma allora perché non si scatena la crisi? Perché non si vuole l’esercizio provvisorio e si vuole prima varare la Finanziaria? Sì, questa è una parziale risposta, ma non è tutta la verità. Sembrano infatti un po’ tutti attendere qualcosa. Cosa? Una scintilla esterna, qualcosa per la quale non sussistano responsabilità politiche dirette, perché nel centrosinsitra nessuno vuole rimanere con il cerino in mano. La prova evidente del coinvolgimento di un esponente (o due) di governo in uno scandalo giudiziario potrebbe essere la scintilla giusta. Conoscere il contenuto di certe telefonate potrebbe forse anche essere “non penalmente rilevante”, ma potrebbe rappresentare la bufera giusta per far definitivamente crollare il tetto del governo.
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