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Ferrovie: liberalizzazioni per pochi

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Giovedì 25 Ottobre 2007 – 19:49 – Andrea Angelini stampa
Ferrovie: liberalizzazioni per pochi


Si deve andare avanti con le liberalizzazioni anche in altri settori oltre a quelli già previsti nell’ultimo disegno di legge ora all’esame delle Camere. Come ad esempio nel trasporto ferroviario. Le tre “lenzuolate” zeppe di provvedimenti che vanno dai farmaci alle pompe di benzina evidentemente non bastano. Per il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, procedere nel cammino delle riforme, vuol dire anche dare nuova vitalità a settori protetti che possono trovare nella concorrenza nuovi stimoli alla crescita. Ora è “importantissimo” aprire il mercato delle ferrovie. Le motivazioni addotte dal ministro diessino sono quelle note. L’obiettivo è quello di creare nel nostro Paese condizioni tali da attrarre per gli investimenti paragonabili a quelle esistenti negli altri Paesi europei. In Italia l’azione di modernizzazione del Paese anche necessariamente attraverso il rilancio del processo di liberalizzazione dei mercati con particolare riferimento al settore dei servizi, riprendendo l’azione riformatrice avviata alla fine degli anni ‘90 e bruscamente interrotta nella passata legislatura. Quella berlusconiana. In tale ottica è prioritario il ruolo delle ferrovie. “Una infrastruttura cruciale – ha insistito Bersani - la cui rete nel giro dei prossimi tre anni sarà potenziata in maniera sostanziale”.
E allora per poter utilizzare e valorizzare al meglio gli investimenti realizzati è prioritario liberalizzare il settore. Ma non solo questo. C’è l’energia che richiede la realizzazione di grandi investimenti per metterci nelle condizioni di “affrontare le grandi sfide del futuro”. Anche in questo caso, ha sostenuto Bersani, l’avvio delle liberalizzazione ha consentito l’avvio di “uno straordinario ciclo di investimenti” nella produzione e distribuzione di energia. A conti fatti, se ne può trarre un bilancio positivo che però non è ancora sufficiente. Per tale ragione si devono creare le condizioni per facilitare gli investimenti di nuovi soggetti imprenditoriali e arrivare così alla realizzazione di ulteriore capacità produttiva e di trasporto. Un tale traguardo, non solo creerebbe una maggiore concorrenza ma ci assicurerebbe sicurezza negli approvvigionamenti di energia, una questione tornata di attualità dopo la crisi tra Russia e Ucraina sul gas.
Ma le liberalizzazioni devono riguardare anche il versante delle infrastrutture immateriali e ad alto potenziale innovativo come si prospetta nei prossimi mesi con l’arrivo dei nuovi padroni in Telecom e se si dovesse realizzare l’annunciata separazione della rete di telefonia fissa di Telecom e il suo passaggio sotto il controllo di un gestore indipendente che ne offrirebbe i servizi a tutti gli operatori del settore, come auspicato dall’Autorità garante delle telecomunicazioni e dalla Commissione europea. Tutto questo secondo Bersani stimolerà la definizione dei nuovi piani industriali delle imprese con l’avvio di un grande programma per l’allestimento di una rete di telecomunicazioni di nuova generazione. Il governo, in tale ottica, è pronto a fare la sua parte con un coerente intervento di politiche pubbliche finalizzate ad accelerare il processo e ad attenuare gap tecnologico tra il Nord e il Sud del Paese. Se i riferimenti all’energia e alle telecomunicazioni erano prevedibili considerato che da sempre Bersani opera in funzione della liberalizzazione di questi due settori, considerazioni particolari valgono invece per le Ferrovie.
Non si vede davvero come una liberalizzazione del trasporto ferroviario possa provocare una maggiore concorrenza e una diminuzione delle tariffe. La rete italiana è molto vecchia e avrebbe bisogno di investimenti di ammodernamento che un privato non sarebbe in grado né avrebbe voglia di fare. Fino ad oggi gli interventi di manutenzione e di miglioramento su essa sono stati fatti con soldi pubblici, grazie alle tariffe pagate dai contribuenti. Il passaggio della rete ferroviaria sotto il controllo di un gestore indipendente, come per la Telecom, comporterebbe l’affitto di essa a tutti gli operatori, pubblici e privati, disposti a cimentarsi in tale impresa e destinati a pagare l’affitto in questione tramite la riscossione delle tariffe fatte pagare ai viaggiatori. A sua volta il gestore dovrebbe provvedere all’ammodernamento della rete tramite le entrate del canone di affitto. E qui casca l’asino perché già oggi Ferrovie e Trenitalia lamentano di continuo che i prezzi dei biglietti dei treni sono troppo bassi e che il fenomeno dei “portoghesi” che viaggiano a sbafo è molto diffuso ed è molto difficile combatterlo dato che per eliminarlo sarebbe necessario un maggior numero di dipendenti che le due società non sono in grado di permettersi. Quello che vale per Ferrovie e Trenitalia varrebbe in misura maggiore per un operatore privato che per sopravvivere ha bisogno di avere ricavi superiori ai costi. Inoltre i prezzi dei biglietti scontano il principio delle tariffe sociali e nessun operatore privato sarebbe disposto a vedersi imposte le proprie tariffe da soggetti terzi. Conclusione logica è che nessun operatore privato sarebbe veramente interessato ad entrare nel settore del trasporto ferroviario ordinario, da città a città, ed ancora meno in quello che serve i pendolari. E’ infatti un settore troppo contrassegnato da una logica di servizio pubblico per pensare di lasciarlo ad un soggetto privato che, come tale, pretenderebbe un guadagno immediato e costante e che non avrebbe alcuna intenzione di affrontare le scontate proteste degli utenti in occasione di un aumento del prezzo dei biglietti. Altro discorso è quello delle linee ad alta velocità, le varie Tav, che, una volta realizzate, sempre con denaro pubblico e non appena entrate in pieno esercizio, comporteranno sostanziosi guadagni per le società che vi opereranno e che offriranno i propri servizi ad una clientela di qualità, nel senso di ricca, e come tale in grado di sborsare qualsiasi cifra pur di arrivare in tre ore da Termini alla stazione centrale di Milano. Tra questi potenziali operatori, guarda caso, spicca una società Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori spa) creata ad hoc per una clientela di élite da Luca di Montezemolo e Diego della Valle, unitamente agli imprenditori Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone, ai quali non passa, manco per l’anticamera del cervello, l’idea di dedicarsi all’attività di trasporto di viaggiatori normali, pendolari e plebei vari. Noblesse oblige. Ne consegue che è piuttosto sconfortante che il ministro Bersani giudichi implicitamente come positivo l’arrivo del duo confindustriale, o di altri come loro, nel settore ferroviario visto che non intendono offrire un servizio al cittadino normale. Ma del resto questo sembra essere il destino di coloro che supportano le liberalizzazioni. Darsi da fare per poi vedere i soliti noti, come il presidente uscente di Confindustria, farsi avanti per raccogliere senza molti sforzi tutti i benefici offerti dal Libero Mercato ma con nessuna voglia di pagarne i relativi costi. Il tutto in spirito con la dottrina Fiat alla cui scuola il Luca nazionale è cresciuto e si è formato. La dottrina che insegna come sia sempre preferibile fare gli imprenditori con i soldi dello Stato piuttosto che contare solamente sui propri.

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