In linea con le attese - ormai da tempo sempre le stesse - la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi per l’undicesimo mese consecutivo. Il Consiglio direttivo della Bce, riunitosi ieri ad Atene, ha mantenuto il tasso ufficiale di sconto (Tus) al 4%, condizionato da un’inflazione stabile ma sopra i parametri prestabiliti. Secondo i garanti dell’euro, ad ogni modo, i fondamentali economici della Zona euro rimangono solidi, nonostante però prevalgano ancora per il prossimo futuro dei rischi di rallentamento dell’attività economica. Quella di ieri è stata una delle due riunioni che ogni anno, a rotazione, vengono svolte dal Consiglio direttivo nella capitali degli ormai 15 Paesi membri dell’Eurozona, invece che nella tradizionale sede istituzionale a Francoforte. Nella capitale greca, la decisione sui tassi è stata unanime. L’andamento dell’inflazione nel medio termine presenta rischi “che restano chiaramente al rialzo”, ha affermato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, citando l’andamento dei prezzi energetici e alimentari, principale causa dell’odierna inflazione. “L’attuale posizione di politica monetaria contribuirà a garantire la stabilità prezzi”, ha aggiunto Trichet, sottolineando una volta ancora che l’obiettivo della stabilità dei prezzi è prioritario per l’Eurotower. Sebbene i dati di aprile abbiano mostrato una prima moderazione per Eurolandia, al 3,3% dal 3,6% di marzo, l’inflazione resta ancora ben lontana dalla soglia-obiettivo del 2% stabilita dal trattato di Maastricht nel Patto di stabilità e crescita. Il petrolio, che alimenta la crescita dei prezzi, continua la sua corsa sui mercati finanziari internazionali spinto al rialzo soprattutto dalle speculazioni: superata la soglia dei 123 dollari al barile, l’oro nero non sembra ancora voler fermare la sua poderosa impennata. Il presidente della Bce fa sapere poi che la crescita dell’Eurozona nel primo semestre è moderata, ma sta continuando. “Gli ultimi dati - ha affermato - sull’attività economica confermano le precedenti aspettative di una crescita moderata ma che continua nella prima metà del 2008”. “I dati sulla produzione industriale - ha proseguito - mostrano una ripresa, mentre la fiducia continua ad essere sofferente”. In ogni modo, conclude, “complessivamente l’area economica dell’euro ha dei fondamentali sani”. L’ultimo dato disponibile, fornito dalla Commissione europea nel suo rapporto economico di aprile, mostra un’espansione economica dell’Eurozona prossima all’1,7%, ancora in ribasso rispetto alle previsioni precedenti. Le parole pronunciate nella conferenza stampa tenuta da Trichet hanno subito causato i propri effetti sui mercati internazionali. L’euro è infatti nuovamente schizzato al rialzo nel rapporto euro-dollaro, a 1,5357 da 1,5316. Le parole del presidente dell’Eurotorre non hanno infatti escluso un possibile rialzo dei tassi di interesse per contenere le spinte inflazioniste, provocando di conseguenza nuove tensioni sul mercato dei cambi. Nonostante siano in rialzo i rischi per un ulteriore aumento dei prezzi al consumo, questi continuano ad essere dovuti ad un forte rialzo dei prezzi energetici, che a loro volta alimentano in parte la crescita dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità. Alzare i tassi di interesse si rivelerebbe inutile visto che i tassi europei non influiscono sui prezzi petroliferi nell’intento di diminuire l’inflazione. Anzi. Aumentando i tassi, il rischio concreto è invece quello di provocare ulteriori apprezzamenti dell’euro che oggigiorno hanno come effetto collaterale proprio quello di far crescere ulteriormente le quotazioni del petrolio, scambiate in dollari. La manovra monetaria più auspicabile resta dunque quella di un taglio dei tassi di interesse: un modo per ridare fiato ad un’economia europea sempre più in affanno per l’onda d’urto della recessione americana e assetata di capitali, oggi immobili a causa dei tassi interbancari elevati.
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