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Si fa presto a dire casta...

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Venerdi 9 Maggio 2008 – 12:26 – Andrea Angelini stampa
Si fa presto a dire casta...



I grandi editori piangono miseria e tanto per cambiare attribuiscono buona parte della responsabilità di questo alla categoria dei giornalisti che costano troppo, non vogliono da oltre due anni firmare un nuovo contratto di lavoro che per loro sarebbe un contratto capestro e che soprattutto non vogliono cambiare il loro modo di lavorare. Una convinzione quanto mai curiosa perché sottintende una auspicata trasformazione della categoria all’insegna del precariato. Di questo stato d’animo si è fatto interprete il presidente della Fieg, Federazione italiana editori giornali, Boris Biancheri. A preoccupare la Fieg sono infatti i bilanci delle 60 principali società italiane editrici di giornali che nel triennio 2005-2007 hanno visto una crescita del fatturato solo dell’1,7% mentre i costi operativi (compresi gli stipendi) sono aumentati del 6,1%. Biancheri ha parlato di “un quadro di evidente preoccupazione, al quale è assolutamente necessario porre rimedio”. Le difficoltà sono più evidenti se si considera che il rapporto tra il margine operativo lordo (il reddito di un’azienda al lordo di interessi, tasse e ammortamenti) e il fatturato che era dall’8,3% nel 2005, è sceso al 7,9% nel 2006 ed è ancora calato al 3,7% nel 2007. In ogni caso su un totale di 60 società editrici di quotidiani considerati, quelle in utile sono state 38 e 22 quelle in perdita. Nel 2005 queste ultime erano 20. Poi l’immancabile lode alla capacità degli editori di “intercettare le potenziali interconnessioni tra i vari mezzi informativi” e per la crescita degli indici di lettura che vanno in controtendenza con la stasi e il calo degli indici di distribuzione e di vendita dei giornali. Un passaggio che significa in soldini che più persone leggono un giornale. Biancheri ha insistito sul fatto che gli editori, “non chiedono sostegni a pioggia ma interventi mirati” visto che con il precedente governo sono arrivati solo tagli agli stanziamenti per le tariffe postali agevolate, considerati “gli unici contributi indiretti essenziali per lo sviluppo degli abbonamenti”. La Fieg vuole quindi in tempi brevi “misure per ridare slancio ed ossigeno al settore”. Questo perché, “l’editoria giornalistica va sostenuta in quanto è un elemento fondamentale della vita democratica e della cultura civile del Paese”. Ci vogliono provvedimenti condivisi da maggioranza e opposizione. In concreto gli editori chiedono che sia istituito il credito di imposta per gli investimenti di innovazioni tecnologiche e che sia rifinanziato il credito agevolato per il settore.
E soprattutto che sia reintrodotto il credito di imposta per l’acquisto della carta, che ci sia l’esenzione totale dall’Iva per il comparto, l’istituzione di un fondo per la nuova occupazione e la multimedialità. Oltre a ciò va potenziata la pubblicità dello Stato e degli enti pubblici sui quotidiani per garantire una maggiore trasparenza dell’attività amministrativa. E se gli italiani leggono più poco bisogna promuovere tutte quelle attività che possono incentivare la lettura dei quotidiani: come agevolazioni fiscali per chi sottoscrive abbonamenti a quotidiani, periodici e agenzie di stampa e misure mirate tali da promuovere la lettura dei giornali tra giovani, donne e soprattutto nelle zone dove la diffusione dei giornali è bassa. Oltre al calo delle vendite (nel 2007 uno 0,3% in meno) i grandi editori lamentano il calo dei ricavi pubblicitari che nel 2000 pesavano per il 58% ora sono ridotti al 45%.
Per la Fieg il problema vero è che il settore è oggi caratterizzato da elementi di crisi esterni ed interni e attraversato da ventate innovative che incidono in profondità sulle strutture produttive, con il boom dei quotidiani gratuiti e l’avvento dei notiziari sui siti internet e i vari canali satellitari o digitali che attirano clientela giovane e veicolano pubblicità. Le richieste di Biancheri non sono nuove.
E’ appena il caso di segnalare che un conto sono i contributi pubblici all’editoria per quotidiani la cui esistenza è fisiologica alla diffusione di idee che altrimenti non potrebbero trovare spazio per tutti gli ostacoli che i poteri forti le porrebbero, in quanto disturbatori del sistema economico dominante. Altro discorso è invece quello dei contributi dati ai grandi quotidiani che già di loro raccolgono pubblicità a piovere e che si trasformerebbero, per le Spa quotate in Borsa, in contributi agli azionisti. E poi si parla di Casta…
Ottimismo
sul contratto…
Quanto al rinnovo del contratto nazionale, per Biancheri, si può ragionevolmente essere ottimisti. “C’è un clima costruttivo e le parti hanno acquisito maggiore consapevolezza dei problemi”. Da parte sua il segretario generale della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, ha spiegato che la Fieg ha preso atto che “l’analisi dei bilanci dimostra che ci sono problemi oggettivi che riguardano le imprese che in alcuni casi non hanno adottato azioni di programmazione e sviluppo”. Ed oltre a ciò il costo del lavoro non rappresenta più il problema cardine. E se la Fnsi nota compiaciuta anche la Fieg ha è d’accordo sul fatto che sia in corso un abbassamento delle retribuzioni medie dei giornalisti anche per il ricambio generazionale, Siddi ha confermato che c’è volontà di una azione comune con la Fieg presso il nuovo governo per ottenere una riforma degli ammortizzatori sociali, “il cui costo non è più sostenibile a carico della previdenza dei giornalisti”. Cioè dall’Inpgi. Un passaggio che lascia intravedere scenari futuri inquietanti sul futuro dell’intera categoria.

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